Iperacusia, ipoacusia e acufeni: attenzione ai farmaci ototossici

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Cari lettori, oggi vogliamo pubblicare un articolo davvero importante. In rete abbiamo trovato un elenco di farmaci ototossici che vogliamo condividere con voi. Innanzi tutto: cosa sono i farmaci ototossici? Per ototossicità si intende la proprietà tossica di certi farmaci e tossine nei confronti delle strutture dell’orecchio interno (in particolare delle cellule costituenti la coclea ed il vestibolo) o del nervo acustico.

Il danno tossico è solitamente accompagnato da sintomi di vertigine, di ipoacusia, di iperacusia ed acufeni (o tinnito). Nei casi più gravi, l’azione ototossica può portare a marcate perdite funzionali dell’udito, fino alla sordità completa.
Vi domanderete allora: cosa centra tutto questo con la misofonia? Ebbene, abbiamo diverse volte fatto notare come molti medici pensino che la misofonia sia un aggravamento dell’iperacusia. Dunque, se l’iperacusia può essere anche scatenanta dai farmaci, è bene sapere quali siano e quindi come prevenire danni all’udito e al nervo acustico.

Si ipotizza la presenza di una possibile predisposizione genetica facilitante il danno ototossico. In caso di reazioni ototossiche, è consigliata (quando possibile) la sospensione del farmaco, ed una valutazione medica specialistica (solitamente otorinolaringoiatrica).

Ecco a voi la lista, fatene buon uso 🙂

PDF: Farmaci-Ototossici

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EuroAcustici

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AcufeniCauseeRimedi

di Monia De Tommaso

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Aspetti neurofisiologici sulla misofonia, fonofobia, iperacusia e la sindrome della “testa che esplode”

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Aage R Møller è professore di Cognizione e Neuroscienze e docente presso la Scuola di Scienze della mente e del comportamento presso l’Università del Texas a Dallas. Lui è una leggenda vivente nel campo dell’acufene. Nato in Danimarca, ha ricevuto un Dottorato di Ricerca in Scienze Mediche nel famoso Istituto Karolinska in Svezia. Successivamente si è trasferito negli Stati Uniti. Ha scritto più di 200 articoli scientifici revisionati da un collega, più di 100 capitoli di libri, 13 libri di autori singoli ed è stato redattore e co-editore di 9 libri multi-autore. Il libro di testo sull’acufene ha la più recente analisi del cervello di un bambino nel campo del tinnito. Ha fondato ed è capo stato redattore della rivista Hearing Research per 27 anni. Attualmente è presidente del consiglio di amministrazione della Research Initiative sull’acufene. Il suo interesse principale è la plasticità del cervello legata a tinnito, iperacusia e fonofobia.

Nel valutare o curare l’acufene (la distinzione tra acufene, iperacusia e fonofobia la trovi cliccando qui) l’attenzione è spesso rivolta sulla percezione del suono fantasma che ha dato il suo nome al disturbo. Tuttavia, la maggior parte delle forme di tinnito hanno anche un secondo sintomo oltre al suono fantasma che viene percepito. Questo sintomo può consistere nel provare paura all’ascolto di certi suoni che raggiungono l’orecchio (fonofobia), percependo suoni normali come insopportabili (iperacusia) o specifici suoni (misofonia). La sensazione della “testa che esplode” è probabilmente il meno noto dei sintomi che possono accompagnare l’acufene. Mentre la percezione del tinnito può essere fastidioso o snervante, l’effetto di questi altri sintomi su una persona può essere altrettanto grave o peggiore. (Margaret e Pawel Jastreboff hanno descritto la misofonia nel 2001). È il meno compreso dei sintomi che possono accompagnare l’acufene. In genere, la misofonia è una forte avversione ai suoni prodotta quando qualcuno mangia e masticare e che suscita un effetto sgradevole che spesso è difficile da descrivere. Questi sintomi di accompagnamento al tinnito possono ridurre la qualità della vita più del tinnito stesso, ma l’attenzione è ancora troppo spesso rivolta all’intensità del tinnito, che viene spesso utilizzato come parametro di misura della gravità di tinnito in una persona. Nonostante l’effetto di questi sintomi di accompagnamento sulla qualità di una persona della vita sia spesso superiore a quello stesso del tinnito, il suo trattamento è spesso focalizzato sulla percezione del tinnito.

I trattamenti sono spesso valutati sulla base della loro capacità di ridurre la percezione del tinnito, e non sugli effetti dei sintomi di accompagnamento. Poco si sa circa le basi neurofisiologiche di questi sintomi di accompagnamento, ma sembra probabile che essi possano essere causati da connessioni anomale nel cervello permettendo che il suono evocato nell’attività neurale venga indirizzato ai circuiti neurali nella parte “emozionale” del cervello. Le connessioni sottocorticali, dal talamo dorso-mediale alle strutture del “cervello emotivo”, possono essere rinforzate causando un coinvolgimento anomalo dell’amigdala, il cingolato anteriore e forse il lobo dell’insula. Questo potrebbe spiegare la fonofobia e sembra probabile che la misofonia coinvolga l’insula in modo anomalo. Alcuni di questi sintomi possono comportare interpretazioni errate di suoni. Le variazioni delle connessioni possono essere causate da cambiamenti plastici disadattivi. Invertendo questi cambiamenti “disimparando” può essere un efficace trattamento per alcuni dei sintomi che spesso accompagnano l’acufene.

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MisophoniaUk

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ELSEVIERSciTechConnect

di Monia De Tommaso

Terapia di Riabilitazione da Tinnitus o Acufene

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La Terapia di Riabilitazione da Tinnitus o Acufene (TRT – Tinnitus Retraining Therapy) utilizza una combinazione di terapia del suono e dei meccanismi di insegnamento / spiegazione / apprendimento, con le indicazioni su come ritornare alla vita normale senza provocare sintomi. Si basa sul lavoro del professor Pawel Jastreboff che ha coniato il termine “misofonia”. La TRT è rivolta principalmente a persone con acufene e iperacusia ma il Prof. Jastreboff ha dimostrato i suoi benefici anche sulle persone che soffrono di misofonia. Va ricordato che il dottor Marsha Johnson ritiene che il Prof. Jastreboff può aver avuto successo con le persone con misofonia che non amano tutti i suoni, ma  non con quelle con la Sindrome di Sensibilità Sonora Selettiva.

misofonia-trattamentoLa TRT si basa essenzialmente sul counseling di tipo medico e non psicologico, associato ad una terapia sonora il cui scopo è quello di innalzare l’attività di base dei neuroni uditivi (l’intensità di un suono percepito non dipende dalla sua energia assoluta ma dalla differenza nell’attività neuronale da esso generata rispetto all’attività di base, cioè al “rumore di fondo” dei neuroni), con il fine di ridurre l’eccitabilità di alcune aree cerebrali e riclassificare come neutra la memoria acustica dell’acufene, cosicché il segnale aberrante sia filtrato e non più percepito.

Dopo aver classificato il problema del paziente e averlo dunque collocato in una categoria precisa, si passa alla terapia sonora: si usano strumenti atti a diminuire l’attenzione corticale verso l’acufene (ovvero diminuirne il volume percepito) avvalendosi di un arricchimento sonoro ambientale continuo grazie all’uso di dispositivi da adeguare a seconda dei casi. L’ambiente sonoro migliore è quello arricchito con suoni della natura (pioggia, mare, vento, ruscello) che non innescano risposte emozionali (in quanto sono suoni neutri). Tra i dispositivi di arricchimento possono essere utilizzate diverse opzioni:

1. Generatori di suono indossabili (i cosiddetti mascheratori)
2. Protesi acustiche (nel caso di ipoacusia)
3. Generatori di suono esterni (in genere per la notte)
4. Fonti sonore ambientali

misofonia-terapiaCiò che è importante ricordare è di non chiudere mai il condotto uditivo esterno. Il volume dei generatori deve essere costante e non deve mascherare l’acufene nè essere fastidioso. Fa eccezione il caso di pazienti con iperacusia, in cui il volume del generatore deve essere aumentato in situazioni rumorose e diminuito in ambiente confortevole.

La fase successiva della terapia, la più importante, è il counseling. Essa consiste in incontri dettagliati col medico perchè il paziente possa avere una spiegazione dettagliata dei meccanismi implicati nell’acufene (quindi del modello neurofisiologico), della strategia terapeutica utilizzata, e una rassicurazione continua su dei fenomeni che possono verificarsi durante la terapia (come l’apparente aumento dell’acufene nelle, fasi iniziali, a causa della stimolazione dei filtri uditivi) ma dei quali non ci si deve preoccupare perchè effetti temporanei. Durante le sedute di counseling possono anche essere utilizzate tecniche di rilassamento profondo o possono essere poste le basi per una terapia di tipo cognitivo comportamentale.

terapia-di-riabilitazione-da-tinnitus-o-acufeneIl counseling deve essere effettuato da un otorino o audiologo (la presenza di uno psicologo è ininfluente non trattandosi di un counseling psicologico). E’ fondamentale che il counseling sia ripetuto a cadenza regolare (tipicamente 1,3,6 e 12 mesi) ed è bene ricordare che il percorso terapeutico varia in base alle esigenze del singolo paziente.

La durata della TRT è variabile e viene mediamente protratta per 12-18 mesi; anche qualora si ottengano risultati in tempi relativamente brevi (6 mesi), se ne consiglia la prosecuzione per complessivamente almeno un anno per evitare ricadute. I risultati sono stabili nel tempo – la TRT è una terapia con una durata definita e risultati permanenti; nei follow-up a distanza di più anni dal termine della terapia, i pazienti risultano stabili, ed eventuali ricadute si risolvono in tempi molto brevi. In letteratura sono riportati risultati positivi nel 60-80% dei casi.

FONTI DELLE INFORMAZIONI:
Acufeni.net, Misophonia, Tinnitus Center

FONTI DELLE IMMAGINI:
MazzMariano, PsicologiaaModena, Analisi Bioenergetica

di Monia De Tommaso