Il trattamento della misofonia e la necessità di etica e regole

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Il trattamento della misofonia e la monetizzazione sulla condizione misofonica è una questione complessa e impegnativa.

Noi tutti vogliamo trovare qualcosa di veramente che efficace per alleviare le sofferenze e l’ansia provati dai  pazienti misofonici. Non importa cosa si scopra, o addirittura, se si cerchi di trarre profitto da queste ricerche. L’obiettivo è portare sollievo ai pazienti.

La sfida è questa …

Dove possiamo tracciare la linea di demarcazione tra ciò che sappiamo che può avere un impatto positivo (e dovrebbe essere pubblicizzato come tale) e cosa non lo ha?

Come possiamo garantire alle persone di restare al sicuro e ottenere l’accesso alle informazioni giuste?

Questo articolo del Huffington Post di Shaylynn Hayes, solleva alcune questioni veramente importanti sulla misofonia internazionale. Come possiamo impedire che le persone vulnerabili siano sfruttate economicamente (o peggio) per mano di trattamenti non verificati, non provati?

In questo momento il mercato è invaso da trattamenti sedicenti che si dicono efficaci sulla misofonia.

È come se là fuori si vivesse il selvaggio west mentre lo sceriffo è sicuramente in vacanza.

Non ci sono prove certe per verificare in modo indipendente il lavoro di questi “trattamenti sulla misofonia” tuttavia in rete troviamo numerose affermazioni audaci su di essi.

Secondo noi, dobbiamo disegnare un tracciato di dati. Dati verificabili.

Proviamo cose diverse, un sacco di cose diverse. Prendiamo tutte le ricerche e le conoscenze attualmente presenti e cerchiamo di trovare dei modi per aiutare chi soffre di misofonia. Poi cerchiamo di invitare le persone su a fare prove e registrarne i risultati.

Ma abbiamo bisogno di avere un codice etico per avere questo diritto.

In pratica, il medico al quale ci affidiamo dovrebbe avere in mente uno schema come questo:

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Vi è un chiaro problema etico quando gli individui iniziano a far pagare le persone per trattamenti non regolamentati, non verificati.

Questo problema è aggravato ulteriormente se la commercializzazione non rende abbondantemente chiaro che questi trattamenti non sono stati provati e, come tali, possono a) non avere alcun visibile vantaggio b) potrebbero causare un danno o disagio del paziente.

Questo non è qualcosa sul possiamo permetterci di sorvolare.
Non importa quanto la persona o le persone che offrono il servizio siano benintenzionate o stimabili; non appena il denaro cambia di mano per il trattamento, vi è un conflitto di interessi immediato.

1. Il benessere del paziente
2. L’incentivo finanziario

incentivo finanziario crea automaticamente un pregiudizio, che sia subconscio o meno, e in assenza di prove verificabili il trattamento funziona prima di ogni altra cosa, e questo è inaccettabile.

È inaccettabile perché il paziente non ha alcun modo di sapere se stanno comprando da qualcuno che è interessato a fare soldi …. o da un individuo che crede realmente nel loro trattamento sulla misofonia … o una combinazione dei due. In ogni scenario il risultato per il paziente è potenzialmente la stesso.

Senza test indipendenti tutte le informazioni presentate per il paziente sono tanto incomplete quanto contaminate.

Ecco cosa suggeriamo di fare:

  1. Svolgere studi indipendenti sui trattamenti della misofonia

    Se abbiamo un trattamento della misofonia che desideriamo condividere con gli altri e forse anche trasformare in un business legittimo, allora va bene! Prendiamo trattamenti che pretendono di avere risultati positivi e proviamoli in modo indipendente.

  2. Pubblicare e condividere i risultati (buoni e cattivi)

    Se le prove indipendenti mostrano un risultato positivo per una percentuale significativa di misofonici, grande! Condividiamo i risultati, conduciamo ulteriori ricerche per rendere ancora migliori le nostre teorie. Non ha funzionato? Ancora grande! Una parte enorme della ricerca sui trattamenti in via di sviluppo si fonda sulla conoscenza di cosa non funziona e nella comprensione del perché. Si tratta in ogni modo di dati importantissimi.

  3. Lavorare insieme per promuovere ulteriori ricerche sulla misofonia e la sua comprensione e aiutare le persone a fare scelte consapevoli sui possibili trattamenti.

    Che tu sia un neurofarmacologo, un terapeuta cognitivo comportamentale, uno psicologo, un creatore di app, un audiologo, un ricercatore, uno studente, uno scrittore, un genitore, una figlia, un figlio: tutti sono i benvenuti durante questo viaggio. Cerchiamo di capirlo insieme.

    Abbiamo bisogno di verificare più di una realtà qui …

    Come operatori sanitari, avvocati, giornalisti, ricercatori, scrittori e persone che offrono il trattamento, abbiamo un dovere di diligenza per mettere fuori informazioni oneste che siano il più d’aiuto possibile. In questo momento, là fuori, c’è veramente molta disinformazione sulla misofonia. Come custodi di quelle poche informazioni che ci sono, abbiamo l’opportunità di promuovere una cultura che protegge il vulnerabile e i valori etici, l’integrità e l’interesse dei misofonici.

    Prendiamo i dati attuali verificati e assicuriamoci di non spingere verso un trattamento potenzialmente pericoloso. Ricordiamo che non stiamo parlando solo di adulti (che forse hanno più consapevolezza del disturbo), ma che sono coinvolti anche i bambini.

    E come chi soffre misofonia, abbiamo anche il dovere della diligenza. Abbiamo bisogno di mantenere buon senso e diffidare dei rimedi disperati e rapidi. Sì, questa è una condizione disperata, ma dilettarsi in applicazioni non provate, o ingoiare ciecamente pillole prescritte per altre condizioni, non porta progressi, ma va a mettere solo soldi nelle mani di profittatori che potranno usarlo per diffondere disinformazione e danneggiare, in futuro, le persone più vulnerabili.

    Ci sono alcune persone incredibili che combattono questa causa e abbiamo bisogno di unire le nostre risorse. Ci sentiamo onorati di poter lavorare per diffondere più informazioni possibili su questa condizione e garantire più ricerca in questo campo. Grazie a tutti coloro che ci sostengono e lottano ogni giorno per trovare una soluzione al problema.

    Teniamo duro e continuiamo la ricerca.

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Che cosa è la scansione fMRI e come ci può aiutare a capire la misofonia?

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Probabilmente avrete sentito parlare della risonanza magnetica.

La Risonanza Magnetica (MRI) è una tecnica che utilizza campi magnetici e onde radio per costruire un quadro di quello che sta succedendo all’interno del nostro corpo. In genere queste scansioni vengono utilizzate per aiutare i medici a comprendere le diagnosi sulle lesioni o le condizioni che riguardano la colonna vertebrale, le articolazioni e il cervello.

La fMRI, o la risonanza magnetica, consente in realtà di misurare l’attività del cervello rilevando cambiamenti nel flusso sanguigno legati alla attività neurale.

In termini semplici, questo significa che possiamo vedere, nel dettaglio, esattamente quali aree del cervello si attivano quando si eseguono compiti specifici come l’atto del linguaggio o della memoria.

Questo è un punto di svolta perché comincia a darci un quadro molto più chiaro di tutti i diversi processi cerebrali. Meglio ancora, per il paziente, non ci sono rischi connessi con le scansioni fMRI. Sono rapidi e indolore, il che rende più facile condurre prove.

Perché la fMRI è così importante per la ricerca sulla misofonia?

I disturbi cerebrali sono difficili da diagnosticare, e tanto meno spiegare. Se ci si taglia, un medico o un infermiere può vedere la ferita, disinfettarla e ricucirla. Se si dispone di una gamba rotta si possono fare i raggi X grazie ai quali un medico può individuare la frattura e guarirla.

Ma quando si tratta di disturbi neurologici è molto più difficile individuare che cosa sta succedendo. Possiamo vedere quello che il cervello sembra dall’esterno, ma fino a poco tempo fa (la fMRI è applicata solo da 20 anni) era molto più difficile per vedere cosa stesse succedendo all’interno del cervello di un paziente vivo; anche perché le regioni si attivano quando vediamo, sentiamo, odoriamo o tocchiamo, come per il processo della memoria,  quello che accade quando parliamo.

La fMRI ci dà un assaggio di quello che accade all’interno di questi processi e ci aiuta ad ottenere una migliore comprensione della vasta gamma di funzioni e processi cerebrali.

Ritornando di nuovo al tema di questo articolo, ci aiuta anche ad osservare i disturbi sensoriali come i Disturbi di Elaborazione Sensoriale (Sensory Processing Disorder, o SPD) e la misofonia.

Ecco quello che abbiamo imparato già a conoscere della misofonia.

Quando abbiamo una risposta misofonica sappiamo esattamente quale regione del cervello è coinvolta e attivata.

L’area del cervello che è attiva è un’area chiamata amigdala, un gruppo di nuclei a forma di mandorla situati nel sistema limbico.

In termini evolutivi l’amigdala è una delle parti più antiche del cervello ed è coinvolta nel processo decisionale, la memoria e le emozioni. È anche responsabile per la risposta alle minacce e per la conseguente reazione fisiologica del corpo – ci si mette in modalità di difesa e si ha un’accelerazione della frequenza cardiaca.

Così i sensi (occhi, orecchie, naso e così via) raccolgono le informazioni e vengono elaborati dall’amigdala. Da studi della fMRI sappiamo che, in questa fase, nelle persone con misofonia (rispetto a un gruppo di controllo) i suoni specifici sono percepiti come minacce, motivo per cui ci si sente improvvisamente sopraffatti. Il proprio cuore inizia la corsa e il cervello va in modalità di allarme.

Il Dott. Sukhbinder Kumar dell’Istituto di Neuroscienze dell’Università di Newcastle, dell’University College di Londra, sta facendo un fantastico lavoro in questo settore e nel 2012 ha fatto uno studio il cui risultato

ha confermato che si presentava “qualcosa di molto primitivo e che contribuisce al problema … un possibile segnale di soccorso dall’amigdala alla corteccia uditiva“.

Già era noto uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscienc, e finanziato dal Wellcome Trust, nel quale scienziati dell’Università di Newcastle hanno rivelato l’interazione tra la regione del cervello che elabora il suono, la corteccia uditiva, e l’amigdala, che è attiva nel settore della trasformazione delle emozioni negative quando sentiamo suoni sgradevoli.

Tra le tecniche neuro radiologiche più recenti, il brain imaging ha dimostrato che quando si sente un rumore sgradevole l’amigdala modula la risposta dell’innalzamento dell’attività della corteccia uditiva  provocando la nostra reazione negativa.

I ricercatori del Wellcome Trust Centre per Neuroimaging a UCL e Newcastle University hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per esaminare in che modo il cervello di 13 volontari hanno risposto a una gamma di suoni. Ascoltando i rumori all’interno dello scanner hanno valutato i suoni dal più sgradevole – il suono di un coltello su una bottiglia – a quello che hanno trovato più gradevole – quello dell’ebollizione dell’acqua. I ricercatori sono stati quindi in grado di studiare la risposta del cervello ad ogni tipo di suono.

In particolare hanno trovato che l’attività dell’amigdala e della corteccia uditiva variano in relazione diretta con la valutazione di sgradevolezza percepita e manifestata dai soggetti. La parte emozionale del cervello, l’amigdala, in effetti si fa carico e modula l’attività della parte uditiva del cervello in modo che la nostra percezione di un suono altamente sgradevole, come un coltello su una bottiglia, sia maggiore rispetto a un suono ritenuto rilassante, come ad esempio quello dell’ebollizione dell’acqua.

L’analisi delle caratteristiche acustiche dei suoni ha dimostrato che nella gamma di frequenza da circa 2.000 a 5.000 Hz rientrano suoni che sono ritenuti sgradevoli. Dr Kumar spiega: “Questa è la gamma di frequenza in cui le nostre orecchie sono più sensibili. Anche se ci sono ancora molti dibattiti sul motivo per cui le nostre orecchie sono più sensibili a questa gamma di suoni, vengono inclusi suoni di urla che troviamo intrinsecamente sgradevoli“.

Scientificamente, una migliore comprensione della reazione del cervello al rumore potrebbe aiutare la nostra comprensione delle condizioni in cui si ha una tolleranza al suono diminuita come l’iperacusia, la misofonia.

Il professor Tim Griffiths dell’Università di Newcastle, che ha condotto lo studio, ha dichiarato: “Questo lavoro getta nuova luce sull’interazione tra l’amigdala e la corteccia uditiva. Questa potrebbe essere una nuova incursione nei disturbi emotivi e disturbi come gli acufeni e l’emicrania in cui ci sembra essere accresciuta la percezione degli aspetti sgradevoli dei suoni“.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
AllergictoSound
Eurekalert

FONTI DELLE IMMAGINI:
AllergictoSound

di Monia De Tommaso

Opzioni di trattamento: il punto di vista del padre di un paziente

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Ciò che seguirà è stato pubblicato su un gruppo di Misophonia.com dal padre di una persona misofonica. Sul sito originale, la testimonianza è stata pubblicata con il suo permesso ed è riferito che è possibile riportarla altrove purché si rimuova il suo nome.

Re: aiuto per la mia dodicenne
Ven 17 Gen 2014 10:59 (PST). Inviato da: xxxxx

Purtroppo, non credo che ci sia qualcosa là fuori con un’appurata alta probabilità di efficacia. Ci sono diverse persone che cercano una risposta risolutiva dalla cura di neurofeedback (NFB). I risultati hanno spaziato da alcuna reazione a quasi il 100% dell’eliminazione dei sintomi. Il NFB è difficile da valutare perché non è una tecnica particolarmente assodata e i risultati che si ottengono probabilmente dipendono molto dal medico. Inoltre, coloro che hanno segnalato il successo hanno fatto un sacco di sessioni (più di 80), mentre un tipico regime di trattamento NFB per altre malattie potrebbe essere di sole 20-40 sedute.

Se questi pazienti sono poi seguiti da un professionista diventa molto costoso. Alcuni medici sono a favore di un trattamento domestico che può rendere le cose molto più economiche. Almeno una persona ha riportato dei benefici utilizzando lo Zengar Neuroptimal, che è un tipo di neurofeedback che non si cura di essere specifico per una patologia ma sostiene di migliorare le prestazioni del cervello in maniera in generale.

Non è evidente a tutti come questo dovrebbe funzionare, e ci sono davvero pochi dati che sostengono la sua efficacia. Non trovo argomenti particolarmente interessanti quelli dell’omeopatia e numerologia, a cui un sacco di persone credono (io ovviamente le considero una sciocchezza). Non ho completamente respinto la possibilità che la formazione del cervello di Zengar possa aiutare, ma con mia figlia ho scelto di optare per la via classica del NFB.
La CBT e terapie simili sono state segnalate da molte persone per essere utili. Esse non eliminano la  misofonia ma possono renderla molto più facile da affrontare.
Penso che molte persone abbiano scoperto che raggiungere un buon rilassamento muscolare aiuti molto. Almeno un ragazzo si sente come se effettivamente la sua misofonia smetta di essere un problema per lui. Voglio che mia figlia provi questo.

Tom Dozier ha cercato un trattamento di contro-condizionamento e ha riportato un certo successo (ma non universale). Si può lavorare con le persone a distanza. Ha lavorato anche con un chiropratico che ha sviluppato una sorta di trattamento (non credo che si tratti di un approccio chiropratico classico, ma di qualche altra modalità che credo sia un concetto di Medicina Orientale). Su un piccolo campionario di pazienti, hanno riportato un grandioso miglioramento / eliminazione dei sintomi nei soggetti con moderata misofonia, così come c’è stata la mancanza di risposta in qualcuno con una grave misofonia.

Alcune persone hanno riferito di aver avuto benefici da vari farmaci (antidepressivi, farmaci per OCD, etc.), mentre altri non sono stati aiutati. Io credo che nel momento in cui la misofonia è grave o difficile da affrontare, questi farmaci aiutino a stabilizzare la condizione mentale in generale ma non ad agire direttamente sulla misofonia.

Mia figlia prende un SSRI e aiuta molto. L’alcol sembra essere utile per alcuni (tuttavia non abbastanza utile per il trattamento di una condizione).

Altri hanno cercato di modificare la dieta e gli integratori nutrizionali di vari tipi. Non ho davvero sentito abbastanza esempi interessanti da essere motivato a provare questi espedienti con mia figlia.

C’è un protocollo di trattamento di audiologici di base per la misofonia sul quale il dottor Johnson e altri hanno cercato e stanno cercando di raccogliere dati. Penso che questo comporti la consulenza e l’uso dei auricolari generatori di rumore per aiutare a mascherare i suoni scatenanti.

Sono davvero dispiaciuto di non poter puntare con più fiducia su qualsiasi altra cura. Purtroppo ci sono per lo più prove aneddotiche con pochi studi scientifici accurati. Personalmente, cerco di valutare i potenziali trattamenti dal punto di vista scientifico basato sull’evidenza. Non ho intenzione di provare cose che non riesco a immaginare come un meccanismo plausibile su cui lavorare (a meno che non vi siano una marea di persone che riferiscano il loro successo). Il NFB, per me, ha appena attraversato la soglia in quanto vi è un meccanismo plausibile di azione, e la sua efficacia su altre patologie è dimostrata in una quantità a malapena convincente di letteratura scientifica. L’approccio di Tom Dozier al trattamento della misofonia sembra ragionevole e mi piace che lui sia interessato a valutare obiettivamente la sua efficacia.

Buona fortuna.

 

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Misophoniatreatment

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la rete

Se vi interessa leggere anche altre testimonianze allora cliccate qui.

di Monia De Tommaso

Misofonia: nuovi metodi di trattamento

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Attualmente ci sono nuove interessanti terapie in fase di sviluppo per curare la misofonia. La NRT sviluppata dal dott. Tom Dozier è risultata efficace quando una persona è intollerante a suoni scatenanti specifici. Ad esempio, se una persona viene attivata solo dal fratello o dal marito, allora questo trattamento può funzionare. Se invece si è innescati da un determinato suono prodotto da chiunque e ovunque, allora questo trattamento non funziona o ci vorrà molto tempo perché funzioni.
Il Dr. Scott Sessions ha sviluppato un trattamento chiamato Tecnica di Ripristico Psicosomatico che usa per curare i problemi emotivi. Fino a quando il dottor Dr. Sessions e Tom Dozier non si sono riuniti il 21 ottobre 2013, questo trattamento non era mai stato applicato per curare la misofonia. Beh, quello che è successo è stato quasi incredibile. I primi 2 individui misofonici trattati con questa tecnica hanno manifestato una completa eliminazione dei sintomi. Sulla persona successiva, che aveva / ha una misofonia estremamente grave, non ha avuto effetto. Recentemente, altri 2 soggetti sono stati trattati con la PRT, ed entrambi hanno mostrato una completa eliminazione dei sintomi misofonici.

Una sesta persona, trattata l’1/4/14, grazie al trattamento ha avuto un moderato miglioramento. Nel mese di aprile 2014, sono state trattate 31 persone; circa la metà ha mostrato una riduzione dei sintomi, ma sembra che l’effetto del trattamento non sia duraturo.

Ci sono state anche alcune segnalazioni dei benefici ottenuti dall’ipnoterapia (per lo più a breve termine), dai neurofeedback, biofeedback, e rilassamento muscolare. Alcuni hanno beneficiato ampiamente dal neurofeedback, e hanno avuto anche una completa eliminazione dei fattori di innesco. Il trattamento di neurofeedback richiede dalle 10 alle 80 (o più) sessioni. Ci sono stati anche molti che hanno segnalato di sentire numerosi benefici da queste terapie ma non sulla misofonia.

Il Rilassamento Muscolare Progressivo (PMR) ha anche dimostrato di essere molto utile sia a ridurre la rabbia / furia dopo un innesco che la forza del fattore scatenante. Il PMR ha anche molti altri benefici per la salute e il benessere tanto che dovrebbe essere praticato quotidianamente.

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di Monia De Tommaso

Misofonia: opzioni di trattamento

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Trattamenti esistenti

Il trattamento più comunemente usato per la misofonia è il suono. Questa è una componente primaria del Protocollo di Gestione della Misofonia (MMP – Management Protocol Misofonia) sviluppato dalla Dr.ssa Marsha Johnson. Riempire il canale uditivo con suono riabilitativo (ad esempio il suono cascata) riduce la forza della reazione riflessa al suono scatenante. Questo non elimina il problema o la reazione a tale suono, ma ne riduce la reazione che quindi non è più così fastidiosa.

Il suono può essere più efficace se generato da un apparecchio posto dietro l’orecchio. Praticamente invisibili, questi tipi di dispositivi dispongono anche di un controllo remoto che permette loro di essere collegati tramite Bluetooth a un iPod o un altro dispositivo. È possibile acquistare questi  apparecchietti attraverso alcuni audiologi.

Un iPod e delle cuffie possono essere utilizzate per fornire lo stesso effetto, ma è molto più visibile e può causare difficoltà in pubblico (soprattutto per i bambini o sul posto di lavoro).

Uno smartphone o iPod Touch possono eseguire un’applicazione audio come White Noise (Rumore Bianco, e per saperne di più riguado il colore dei rumori clicca qui, o Simply Noise (Rumore Semplice). Queste applicazioni, che costano pochissimi euro, sono in grado di fornire una varietà di suoni diversi che possono ridurre la forza della risposta misofonica. È meglio utilizzare una cuffia aperta (open-ear), come il Sony Sport (che sembra essere fuori produzione, ma può facilmente essere acquistato online).

Queste cuffie non tappano l’orecchio, come fanno le cuffie auricolari, di modo che chi le indossa  possa ancora sentire la conversazione e il livello di rumore per bloccare i suoni scatenanti.

Riempire la casa con suono è anche un’opzione; si possono utilizzare dispositivi come un ad esempio un ventilatore o macchine che producono rumore bianco. Più è presente il rumore di fondo e tanto meno problematici sono i suoni scatenanti.

Insieme con il generatore di suoni, il trattamento MMP sopra citato raccomanda dalle 6 alle 12 settimane di Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) o una terapia simile incentrata sull’area della Misofonia (un recente studio sull’uso della sola CBT per curare la Misofonia ha mostrato che questa terapia può ridurre in modo significativo l’impatto della Misofonia sulla vita della persona). Il trattamento MMP dovrebbe essere coerente con il trattamento NRT, che lavora per ridurre la forza del riflesso di attivazione del suono.

Pawel e Magaret Jastreboff forniscono un trattamento che dicono utilizzi la TRT. Questa tecnica utilizza il generatore di suono come uno dei componenti e funziona per ridurre la forza della reazione misofonica tramite anche l’esposizione controllata allo stimolo scatenante.

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di Monia De Tommaso

Terapia di adattamento (Habituation Therapy)

La dottoressa Marsha Johnson sostiene che la terapia del Dott. Pawel Jastreboff nel 1980, così com’è stata sviluppata, produce miglioramenti. Lei sostiene che circa tre quarti dei suoi pazienti hanno mostrato un miglioramento significativo durante la terapia e che l’uso di generatori di suono a banda larga, in combinazione con il  sostegno della famiglia e la costanza del paziente, ha procurato un sollievo sia a breve termine che a lungo termine.

Le unità sono impegnate con il sistema uditivo e a diminuire la quantità uditiva di contrasto tra un leggero rumore di fondo ed i dannosi suoni scatenanti. Mentre l’uso di questi dispositivi non sembra provocare un recupero a lungo termine o la diminuzione dei sintomi della 4S, tuttavia lenisce la gravità delle reazioni e permette all’utilizzatore di godere di più della vita quotidiana. (Per ulteriori approfondimenti vi rimandiamo al sito http://www.tinnitus-audiology.com).

L’esposizione e la prevenzione rituale (ERP) è stata adoperata per essere molto efficace nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo (OCD) negli ultimi 35 anni. Sappiamo che ben il 85% delle persone con il disturbo ossessivo-compulsivo possono essere aiutate utilizzando l’ERP. Tuttavia, molte persone affette da OCD e le loro famiglie sono confuse da alcuni dei termini associati a questa tecnica. Un termine molto importante che confonde molti è “assuefazione”. Il mio obiettivo in questo breve articolo è quello di aiutare a chiarire il significato di questo termine.

L’ERP si basa sul principio di assuefazione. Per natura, le persone si abituano a cose negative che le attornia. In un certo senso, assuefazione significa sempre “essere abituati” a qualcosa che non ci piace. Ad esempio, dopo essere stati in una stanza per un periodo di tempo non si sente più il ronzio di un ventilatore che prima si può aver percepito come fonte di distrazione. Il suono non va via; ci si è semplicemente  abituati al suono e quindi non lo si percepisce più. Un altro esempio di assuefazione che tutti noi conosciamo riguarda la temperatura dell’acqua. Quando entriamo in acqua potremmo scoprire che è fredda, ma se ci rimaniamo immersi abbastanza a lungo troviamo che l’acqua si sia “riscaldata”. Ma l’acqua non si è riscaldata, bensì ci siamo appena abituati ad essa, alla sua temperatura. Se si dovesse uscire dall’acqua per poi tornarci dentro dopo un po’ , si dovrebbe trovare che l’acqua sia più fredda di come la si era percepita la prima volta. Il processo di assuefazione è normale e naturale, e non facciamo alcuno sforzo perché si verifichi.

Allora, cosa ha a che fare con l’ansia e l’ERP? Per quanto riguarda l’ansia, l’assuefazione si riferisce alla diminuzione o riduzione dell’ansia con il semplice passare del tempo. Ovvero, l’ansia nei confronti di qualcosa che temiamo finirà per ridursi senza fare nulla, ma lasciando semplicemente che passi il tempo. NEll’ERP cerchiamo due tipi di assuefazione all’ansia.

In primo luogo, vi è un “processo interno” di assuefazione o riduzione di ansia. Un “processo” nell’ERP si riferisce a un lavoro d’esposizione che si sta tentando (ad esempio, toccando una maniglia senza lavarsi le mani). Il processo interno di assuefazione è la riduzione dell’ansia che si ottiene trattenendo la maniglia in un periodo di tempo (ad esempio, l’ansia si riduce da 4 a 2 utilizzando una scala di 10 punti in 10 minuti). Si otterrà questa riduzione dell’ansia se starete abbastanza a lungo senza fare qualcosa (ad esempio, lavarsi le mani), pensare (per esempio, pensare voi stessi mentre pregate), o dire qualcosa (per esempio, chiedere se va bene toccare una maniglia). L’ansia si riduce niente di meno che con il passare del tempo.

La chiave al processo interno di assuefazione è quello di fare l’esercizio di esporsi al suono di innesco abbastanza a lungo per sperimentare questa riduzione dell’ansia. Utilizzando ancora una volta l’analogia della temperatura dell’acqua, è necessario rimanere in acqua abbastanza a lungo in modo che possa “scaldarsi”. Quanto tempo bisogna aspettare? Beh, il tempo di esposizione cambia da persona a persona e cambia in base ai diversi esercizi che si fanno. La maggior parte dei medici ci incoraggerebbero a fare l’esercizio fino ad ottenere una diminuzione di almeno il 50% del nostro nominale picco di ansia (cioè, quando è al suo punto più alto nel corso del processo, dicono da un 4 a 2). In genere, l’esercizio esposizione più impegnativo per voi sarà prendervi più tempo possibile per il processo interno di assuefazione.

Il secondo tipo di assuefazione ricercata nell’ERP è “processo intermedio” di assuefazione. Questo si riferisce alle riduzioni dei “picchi” di ansia che si verificano quando si ripete l’esercizio di esposizione più e più volte. Le riduzioni del processo interiore dell’ansia che abbiamo già discusso non durano a lungo se l’esercizio di esposizione non si ripete. Ciò significa che se avete visto con successo la vostra ansia andare da  4 a 2 in 10 minuti con un particolare esercizio e poi avete aspettato una settimana prima di averlo di nuovo, allora probabilmente otterrete una valutazione di ansia nuovamente da 4 a 2 in 10 minuti. Il risultato finale è che nulla è cambiato senza ripetere l’esercizio di esposizione in un tempo ad intensità abbastanza alta. È  come uscire dall’acqua e non tornare indietro fino al giorno successivo. È probabile che si sentirà freddo come il giorno prima. Ci vuole la ripetizione per ottenere la riduzione del picco da uno studio all’altro. Con abbastanza ripetizioni si può arrivare al punto in cui un esercizio di esposizione causerà il minimo quantitativo di ansia dall’inizio di questo esercizio. Quante ripetizioni ci vorranno prima che si verifichi un abbassamento dell’ansia durante l’esercizio? Esso è diverso a seconda delle persone e degli esercizi.

Il processo intermedio di assuefazione è l ‘ “effetto di trattamento”. Produce la riduzione complessiva dei  picchi di ansia. Rituali o compulsioni danno l’equivalente del “processo interno di assuefazione”. Le compulsioni funzionano e possono lavorare per ridurre rapidamente l’ansia (ad esempio, l’ansia di guidare da un 4 a zero). Ovviamente, il problema è che non aiutano a lungo termine e ogni volta che qualcuno si trova ad affrontare la stessa situazione dovrà ritualizzare di nuovo. L’esposizione senza ripetizione è la stessa cosa. Si riduce l’ansia in un primo momento, ma se non si continua a farlo allora non accade niente di nuovo nel lungo periodo. L’ERP “sconfigge” le compulsioni con il processo intermedio delle riduzioni o di  assuefazione che si verifica con la ripetizione. In un certo senso, l’obiettivo dell’ERP è quello di sostituire le compulsioni con il processo di assuefazione come mezzo per ridurre l’ansia.

Così, quando si fa l’ERP, ci si deve ricordare di fare l’esercizio abbastanza a lungo per ottenere il processo interno di assuefazione, e ripeterlo abbastanza volte per ottenere il processo intermedio di assuefazione. In bocca al lupo!

Per informazioni su altri metodi di trattamento cliccate qui.

FONTE DELL’IMMAGINE:
la rete

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Misophonia.uk, BeyondOCD

di Monia De Tommaso

La musicoterapia come trattamento della misofonia [Parte I]

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Oggi vi proponiamo un argomento interessante, che in molti sottovalutano o non conoscono, e che potrete considerare come un suggerimento di possibile trattamento della misofonia.

Avete mai sentito parlare di musicoterapia?
Si definisce musicoterapia quella tecnica che utilizza la musica come strumento terapeutico, grazie ad un impiego razionale dell’elemento sonoro, allo scopo di promuovere il benessere dell’intera persona, corpo, mente, e spirito.
Con l’aiuto del terapeuta, essa permette di comunicare attraverso un codice alternativo rispetto a quello verbale partendo dal principio dell’ISO (identità sonora individuale) che utilizza il suono, la musica, il movimento per aprire canali di comunicazione ed una finestra nel mondo interno dell’individuo. Dal punto di vista terapeutico essa diviene attiva stimolazione multisensoriale, relazionale, emozionale e cognitiva, impiegata in diverse problematiche come prevenzione, riabilitazione e sostegno al fine di ottenere una maggiore integrazione sul piano intrapersonale ed interpersonale, un migliore equilibrio e armonia psico-fisica.

Molti studi hanno dimostrato il duplice effetto psicoterapico della musica sia nell’ambito fisiologico che psichico. La musica evoca sensazioni, stati d’animo, può far scattare meccanismi inconsci, aiuta a rafforzare l’io e serve da ponte tra il conscio e l’inconscio. Può aiutare a sbloccare repressioni e resistenze permettendo agli impulsi ed ai complessi che producono conflitti e disturbi neuro-psichici di affiorare a livello di coscienza, anche attraverso il processo catartico (tensione-liberazione). Invia segnali al cervello ed in particolare al sistema limbico, la zona cerebrale detentrice dei più arcani sentimenti e istinti posseduti dall’uomo riguardo ad una filogenesi evolutiva di tutto il sistema nervoso centrale.

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La musica sembra essere l’unica funzione superiore dell’encefalo, che direttamente coinvolge in ugual misura l’emisfero destro e l’emisfero sinistro.
È chiaro che si può usare la musica per catturare l’attenzione, stabilire un dialogo e quindi ancora condurre la persona ad un obiettivo voluto. In questa ottica le tecniche psicomusicali, offrono un mezzo di espressione e comunicazione complementare.
Attraverso la terapia musicale vengono messe in gioco le abitudini, i significati palesi e inconsapevoli, le aspirazioni, i problemi vivi e angoscianti, la ricerca di significati che vanno al di là dell’apparente infantilità di certi testi, rendendo l’esperienza sonoro-musicale molto meno banale di quanto possa apparire a prima vista e di notevole valore se affrontata correttamente.

La musica dal punto di vista terapeutico, diviene attiva stimolazione multisensoriale, cognitiva, relazionale, emozionale, impiegata come prevenzione, sostegno e recupero. Essa può offrire nei casi in cui l’ascolto viene integrato dalla partecipazione attiva del corpo (ritmare, sonorizzare, muoversi ritmicamente, cantare etc.), un momento valido per riorganizzare le condotte relazionali ed il lavoro terapeutico consiste nella attivazione-riattivazione delle abilità personali e delle capacità espressive e relazionali mediante setting organizzati secondo il metodo socio-psico-educazionale che consentono da un lato la possibilità di osservazione valutativa, d’altro canto pongono gli agenti in condizione favorevole alla espressione immaginativa, alla comunicazione, alla partecipazione emotiva dell’evento.
L’intervento riabilitativo è efficace sia nel bambino che nell’adulto. Se il paziente è un bambino si comincia a costruire insieme a lui una comunicazione sonora non ancora influenzata da successive esperienze ritmico-musicali; mentre nell’adulto bisogna eseguire un’azione regressiva volta a recuperare una storia corporeo – sensoriale passata. Ogni essere umano ha dentro di sé una identità sonora (ISO), in quanto vi è l’esistenza di un suono o di un insieme di suoni che lo caratterizzano e lo individualizzano. Questi sono rappresentati dagli archetipi sonori ereditati geneticamente a cui si aggiungono l’esperienza sonoro-vibrazionale e di movimento durante la vita intrauterina, e più tardi si arricchisce con le esperienze vissute durante il parto, con di seguito il resto della vita.

Passiamo ora ad analizzare il trattamento di musicoterapia. Esso è strutturato in incontri settimanali a seconda delle esigenze del paziente. Le sedute possono essere: individuali o di gruppo della durata di circa 60 minuti ognuno. Alcuni dei campi applicativi del trattamento musicoterapico sono:

1. Disturbi emotivi del bambino e dell’adulto (ansia, depressione, disturbi da attacchi di panico, insonnia);
2. Disturbi relazionali del bambino e dell’adulto;
3. Corso di preparazione al parto;
4. Disturbi mentali (nevrosi, psicosi ed altre malattie psicosomatiche del bambino e dell’adulto, anoressia);
5. Handicap psichico, psichico, fisico e sensoriale;
6. Disturbi del linguaggio e deficit uditivi;
7. Esiti di coma;
8. Patologie neurologiche (ictus, morbo di Parkinson etc…) ;
9. Senescenza;
10. Senescenza patologica (demenza senile, morbo di Alzhaimer, disturbi relazionali dell’anziano).

misofonia-musicoterapia

Gli obiettivi generali delle sedute di musicoterapia sono i seguenti:

1. Aprire canali di comunicazione (intrapsichici – extrapsichici);
2. Vincere le proprie paure, saper contenere ed orientare le emozioni e l’aggressività nel rapporto interpersonale, sviluppare la capacità di dominare impulsi irrazionali;
3. Canalizzare le ansie;
4. Stimolare l’espressione dei sentimenti per favorire la motivazione, la gratificazione e l’autostima;
5. Favorire la creatività;
6. Migliorare la socializzazione e l’interazione, incoraggiando al sorriso, al gusto di vivere, cercando di far vivere esperienze positive e gratificanti;
7. Abituare alla verifica, ad accettare le regole, riconoscendo le proprie capacità ed i propri limiti;
8. Stimolazione attiva e multisensoriale;
9. Sviluppo dell’espressione corporea;
10. Stimolo al contatto con la realtà, aprendo più canali di comunicazione: espressivi, affettivi, di percezione e di comprensione;
11. Stimolo del ricordo (Vissuto /identità);
12. Stimolo delle funzioni cognitive, attivando le capacità di base partendo da ciò che la persona oggetto e i terapia è in grado di fare: attenzione, concentrazione, percezione, osservazione, prontezza di riflessi, analisi e sintesi, valutazione, memoria, classificazione, senso cronologico, rapporto spazio-tempo;
13. Stimolo delle capacità sensoriali ed intellettive;
14. Migliorare le capacità ortofoniche del linguaggio attraverso attività di discriminazione prosodica, simbolico-gestuale e grafico-ritmica della parola;
15. Aiuto allo sviluppo psico-motorio, all’accettazione del proprio corpo, schema corporeo, del coordinamento oculo-audio-motorio, della manualità della prontezza dei riflessi, del controllo muscolare e del corretto coordinamento globale motorio.

Il trattamento viene quindi impostato attraverso le seguenti fasi:

1. Analisi ed osservazione del caso (valutazione della motivazione).
2. Raccolta dell’anamnesi, dati, ecc.;
3. Approfondimento diagnostico iniziale;
4. Compilazione anamnesi sonoro – musicale;
5. Elaborazione di un progetto di intervento dettagliato;
6. Verifiche periodiche tramite osservazione durante le attività, protocolli, colloqui con i parenti e responsabili.

Questa “scienza”, quindi, può aiutare in molti e diversi ambienti. Può rilassare le persone che non sono in grado di addormentarsi o soffrono di insonnia; ridurre i dolori, l’ansia e i livelli di tensione muscolare dei pazienti ricoverati per una condizione medica emergente; perfino arginare i problemi legati all’alimentazione, come ad esempio l’anoressia. Questi, tanto per citare, sono gli esempi più eclatanti legati all’utilizzo di cure fatte di musica.
Altro dato molto importante, è che la musicoterapia, non utilizzando farmaci, non è un rimedio invasino e, soprattutto, privo di effetti collaterali dettato dall’uso di medicinali.

Dunque la domanda che noi di Misofonia.com ci poniamo è la seguente: potrebbe la musicoterapia essere un trattamento alternativo (e forse sottovalutato) per la misofonia e da prendere in considerazione?

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Benessere.com

FONTI DELLE IMMAGINI:
GreenMe.it, MadridFree, LifeontheseaOnlus

di Monia De Tommaso

La terapia breve strategica: ce la spiega il Dott. Giorgio Nardone

Trovare medici che trattino la misofonia è difficile perché è in un disturbo davvero poco conosciuto. Tuttavia, una nostra lettrice ci ha indicato il nome del dott. Giuseppe Nardone in quanto ha intrapreso una sua cura chiamata Terapia breve strategica ed ha ottenuto buoni risultati.
Abbiamo dunque fatto delle ricerche per scoprire di più su questo tipo di trattamento e abbiamo trovato i seguenti video. Speriamo possiate trovarli utili.
Buona visione.

Terapia breve strategica: intervista
Che cos’è la terapia breve strategica? Fondatore del centro di Terapia Strategica di Arezzo,  il dott. Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta, spiegherà in un’intervista in cosa consiste questo interessante trattamento. Cliccando qui potrete entrare sul sito ufficiale del Centro che si occupa di questo trattamento e al cui interno potrete trovare anche i centri affiliati dove poter intraprendere questa terapia.

Come evitare le “Psicotrappole” e ottenere il massimo da noi stessi
In questo video, il dott. Nardone spiega l’approccio più corretto per fronteggiare al meglio i problemi nei quali ci si può imbattere nel quotidiano.

Ossessioni, compulsioni e manie
Questo video apparentemente non ha niente a che vedere con la misofonia; tuttavia diversi studi hanno riportato il legame tra la sensibilità ai suoni e il disturbo ossessivo-compulsivo. Dunque abbiamo deciso di riportare questo video come suggerimento a scoprire di più sulle ossessioni.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
la rete

FONTE DELL’IMMAGINE:
Tradingonline.me

di Monia De Tommaso

L’A.I.R.S. e il suo approccio all’ipersensibilità uditiva

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Oggi riportiamo alcune parti di un articolo redatto, a cura di G. Cianfrone e S.Passi, sul sito dell’A.I.R.S. (Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità) in collaborazione con l’Università la Sapienza di Roma. Per quanto si possa essere (a cominciare da noi stessi che pubblichiamo questi articoli) d’accordo o meno con alcune informazioni riportate, come sempre non ci sentiamo di escludere alcuna informazione sull’argomento “sensibilità uditiva”. Buona lettura.

I suoni continui e forti risultano fastidiosi per molte persone. Però esistono senz’altro persone con un udito più sensibile rispetto ad altri e alle quali risulta decisamente molto fastidioso ascoltare livelli sonori anche ritenuti normali per tutti gli altri.
Se non è presente perdita uditiva si parla di Iperacusia (termine con il quale nel sito si intende una ridotta capacità della persona di tollerare i suoni esterni ovvero la percezione esagerata ed esasperata del fastidio prodotto da suoni che la popolazione normale percepisce come ben tollerati. Si può giungere fino alla sensazione del dolore) e qui dobbiamo prendere in considerazione non tanto l’orecchio come organo periferico quanto più tutto quello che succede dal nervo acustico in poi, fino al cervello.
Il cervello gioca un ruolo essenziale nel tipo di sensibilità che abbiamo nei confronti dei suoni. Una volta arrivati all’orecchio interno i suoni elaborati dalle cellule ciliate, 10.000 fibre del nervo acustico portano l’informazione sonora fino alla corteccia uditiva del cervello (lobo temporale). Qui abbiamo la consapevolezza del suono. Il primo compito del sistema uditivo centrale è quello di estrarre tra i tanti messaggi che arrivano dall’esterno, quelli importanti rispetto al rumore di sottofondo. Spesso suoni anche lievi sono ricchi di significato e quindi balzano alla nostra consapevolezza perché vengono amplificati da una parte del sistema nervoso centrale chiamata sistema limbico (centro dell’apprendimento e delle emozioni) e corteccia prefrontale (coinvolta con il comportamento) che serve proprio a cogliere e amplificare suoni non necessariamente forti ma che potenzialmente indicano una situazione di pericolo. Nella maggior parte dei casi l’associazione automatica che viene fatta con certi suoni ha caratteristiche di pericolo: questo suono mi danneggerà l’orecchio? Ridurrà la qualità della mia vita diminuendo i periodi di tranquillità? Interferiranno con la mia concentrazione? Molto spesso l’ipersensibilità nei confronti dei suoni inizia con una paura irrazionale e poi si struttura nel tempo.
Siccome il sistema uditivo centrale è molto potente è in grado di percepire suoni anche molto deboli, se allenato e quindi un suono associato ad un pericolo, anche se molto debole, può essere inizialmente percepito solo nell’assoluto silenzio, ma un allenamento, anche se chiaramente negativo, può farlo percepire poi in tutte le situazioni, anche non necessariamente silenziose.

Anche variazioni nell’umore o nel livello di ansia possono inoltre aumentare il livello di sensibilità e far captare ancora di più segnali esterni o interni percepiti come potenzialmente pericolosi. Questa situazione può estendersi anche agli altri sensi creando ipersensibilità dell’olfatto, della vista, del gusto o del tatto aumentando la percezione del dolore.

Cari lettori misofonici, vi ritrovate?

L’iperacusia, specie nelle donne, può essere associata a disturbi ormonali, oppure può essere favorita da disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare, o da irritazioni del nervo trigemino ed in tal caso associarsi ad emicranie; può infine essere favorita dalla tensione tonica del muscolo tensore del timpano (TTTS), nel qual caso può accompagnarsi a senso di “blocco” auricolare. Vi sono evidenze scientifiche che dimostrerebbero in alcuni casi l’azione favorente sull’iperacusia esercitata da una carenza del neurotrasmettitore Serotonina, conosciuto per avere un’azione inibitrice di “calmiere” sulle percezioni sensoriali. L’iperacusia è presente nell’autismo infantile ed in alcune sindromi rare come la s. di Williams.
Quindi la ipersensibilità uditiva può essere presente in udito normale (iperacusia) associarsi a deficit uditivo (recruitment e iperacusia insieme), assumere caratteri fobici con reazioni comportamentali esasperate (fonofobia) o con sola sensazione di fastidio (misofonia).

Qui non siamo d’accordo con il definire la misofonia una semplice “sensazione di fastidio”; forse chi ha scritto l’articolo ha fatto riferimento ad una forma iniziale di misofonia.

Gli esami migliori oltre all’audiometria tonale (sopraliminare) classica sono l’impedenzometria con il test dei riflessi stapediali che evidenzia la presenza di recruitment ed inoltre il test della Loudness Disconfort Level (LDL) che evidenzia la presenza o meno di iperacusia. Chiaramente gli esami vanno eseguiti con estrema attenzione e delicatezza in quanto il soggetto sofferente di una qualsiasi forma di diminuzione della capacità di tollerare i suoni si sente in pericolo durante gli esami e dobbiamo cercare di non contribuire all’aumento della loro sensibilità. Inoltre è decisamente importante non procedere all’impedenzometria che richiede l’uso di livelli di intensità del suono decisamente sovraliminari se prima non si è effettuato l’esame LDL. Se la sensibilità del soggetto è alta conviene rimandare l’esame dei riflessi stapediali dopo un periodo di riabilitazione uditiva.

Per la cura dell’iperacusia le metodiche di esposizione progressiva ai suoni che si rifanno alla terapia madre della “sound habituation therapy” o “terapia del suono” come la TRT ben nota per il trattamento degli acufeni, sicuramente offrono un approccio efficace nel trattamento di questo fastidioso disturbo, sia che siano presenti acufeni sia che non lo siano. In presenza di una perdita uditiva è necessario l’uso delle protesi, ma queste vanno regolate con estrema attenzione da parte dell’audioprotesista con un controllo dell’uscita massima estremamente ridotto nel periodo iniziale e poi gradualmente aumentato e portato al livello necessario al tipo di perdita nel tempo, anche in tempi molto lunghi. Necessario è “svezzare” l’orecchio ai suoni ma con estrema gradualità come si fa nel caso dello svezzamento del bambino ai cibi o nella desensibilizzazione delle allergie. In caso di normoacusia è necessario l’uso di “generatori di suono” che erogano un rumore di sottofondo inizialmente al livello di minima percezione almeno 6-8 ore al giorno, volume che andrà gradualmente aumentato man mano che il sistema uditivo del soggetto si desensibilizza.

Fondamentale oltre alla “terapia del suono” sopra descritta è il counselling educativo che consente alla persona di venire a conoscenza del reale funzionamento dell’organo dell’udito, di come funziona, di quali sono i suoni veramente dannosi. Affiancare a tutto ciò tecniche di rilassamento per la gestione della propria capacità di affrontare lo stress è vivamente consigliato. Un trattamento consigliato in molti casi, tendente ad arricchire l’offerta terapeutica dell’iperacusia è la Terapia Cognitiva-Comportamentale (TCC): questa, condotta da un counsellor esperto, è finalizzata a rimuovere le cognizioni ed i comportamenti non funzionali mediante prese di coscenza ed ampliamento delle conoscenze ed aiuto a sviluppare capacità di affrontamento (coping) di certe situazioni. Ma è fondamentale in tutti i casi una valutazione clinica dello stato psicologico del paziente essendo molte e complesse, come abbiamo visto, le interazioni fra le condizioni psicologiche e l’ipersensibilità uditiva.

Terapie farmacologiche rivolte alla rimodulazione dell Serotonina sono in fase di studio.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
A.I.R.S.onlus

FONTE DELL’IMMAGINE:
LINEARApprecchiAcustici

 

di Monia De Tommaso

 

Iperacusia (all’orgine della misofonia): ce la spiega il prof. Mario Mattia

Solitamente scriviamo di misofonia. Oggi vogliamo pubblicare un articolo inerente all’iperacusia. Il motivo? Perchè secondo diversi studi la misofonia è un aggravamento dell’iperacusia, che ricordiamo essere una ridotta capacità della persona di tollerare i suoni esterni. Facendo ricerche nel web, abbiamo trovato un interessante e chiaro articolo del prof. G. Mario Mattia (consulente ergonomo specialista “Tecnico Competente”, certificato in acustica) che tende a chiarire proprio cos’è l’iperacusia (quali possono essere le forme in cui si può presentare e quale parte della via uditiva ne è causa), come diagnosticarla correttamente e come trattarla. Buona lettura.
I suoni continui e forti risultano fastidiosi per molte persone.
Esistono persone con un udito più sensibile rispetto ad altri e alle quali risulta decisamente molto fastidioso ascoltare livelli sonori anche ritenuti normali per tutti gli altri.
Questa situazione può capitare sia a persone con udito normale sia a persone con ipoacusia.
Spesso, specialmente le persone anziane, dicono “parla un po’ più forte, perché non ti sento!” e poi appena alziamo un po’ la voce “Non urlare! Non sono mica sordo!”.
In questa situazione è presente una diminuzione dell’udito dovuta di solito ad una perdita di cellule ciliate dell’orecchio interno, comunemente quelle deputate a recepire le alte frequenze (come il cinguettio degli uccelli, le cicale, le suonerie dei telefoni ecc.) che provoca una difficoltà a distinguere in modo corretto i vari livelli di volume dei suoni che vengono percepiti di meno.
Si aggiunge quindi alla perdita quantitativa (ipoacusia) anche una perdita di qualità del suono in entrata. Questa situazione viene detta in termini tecnici “recruitment” e oltre ad essere ben descritta da chi ne è affetto, si può anche evidenziare con gli esami audiologici (audiometria e impedenzometria).
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A differenza dell’orecchio normale che è in grado di tollerare suoni che arrivano a 120 dB, la persona con ipoacusia e recruitment raggiunge il livello di fastidio anche a 70-80 dB.
Per capire meglio facciamo il confronto con il musicista: egli può suonare uno strumento “pianissimo” e variare poi il volume fino ad arrivare al “fortissimo”.
Tra i due estremi ci sono tanti livelli di volume; l’orecchio normale li può percepire tutti mentre per l’orecchio con recruitment è come se certi suoni siano suonati solo in “fortissimo”, cioè appena percepiti raggiungono subito il fastidio.

Se non è presente perdita uditiva si parla di Iperacusia e qui dobbiamo prendere in considerazione non tanto l’orecchio come organo periferico quanto più tutto quello che succede dal nervo acustico in poi, fino al cervello.

Il cervello gioca un ruolo essenziale nel tipo di sensibilità che abbiamo nei confronti dei suoni.
Una volta arrivati all’orecchio interno i suoni vengono elaborati dalle cellule ciliate, oltre 10.000 fibre del nervo acustico portano l’informazione sonora fino alla corteccia uditiva del cervello (lobo temporale). Qui abbiamo la consapevolezza del suono.

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Il primo compito del sistema uditivo centrale è quello di estrarre tra i tanti messaggi che arrivano dall’esterno, quelli importanti rispetto al rumore di sottofondo.
Spesso suoni anche lievi sono ricchi di significato e quindi balzano alla nostra consapevolezza perché vengono amplificati da una parte del sistema nervoso centrale chiamata sistema limbico (centro dell’apprendimento e delle emozioni) e corteccia prefrontale (coinvolta con il comportamento) che serve proprio a cogliere e amplificare suoni non necessariamente forti ma che potenzialmente indicano una situazione di pericolo.
Nella maggior parte dei casi l’associazione automatica che viene fatta con certi suoni ha caratteristiche di pericolo: questo suono mi danneggerà l’orecchio?
Ridurrà la qualità della mia vita diminuendo i periodi di tranquillità?
Interferiranno con la mia concentrazione?
Molto spesso l’ipersensibilità nei confronti dei suoni inizia con una paura irrazionale e poi si struttura nel tempo.
Comunemente questo è fonte di disturbo in coloro che credono che la qualità della propria vita possa venire rovinata da rumori del vicino, dell’impianto di condizionamento e dei frigoriferi del negozio sottocasa, della musica della discoteca, di fabbriche ed artigiani vicini che emettono certamente suoni (spesso neanche avvertiti dalla maggioranza delle persone).
Siccome il sistema uditivo centrale è molto potente è in grado di percepire suoni anche molto deboli, se allenato e quindi un suono associato ad un pericolo, anche se molto debole, può essere inizialmente percepito solo nell’assoluto silenzio, ma l’attenzione concentrata, anche se il segnale è chiaramente debole, può farlo percepire poi in tutte le situazioni, anche quando non c’è silenzio.

misofonia-e-iperacusia
Anche variazioni nell’umore o nel livello di ansia possono aumentare il livello di sensibilità e far captare ancora con maggiore attenzione e sensibilità segnali esterni o interni percepiti come potenzialmente pericolosi.
Questa situazione può estendersi anche agli altri sensi creando ipersensibilità dell’olfatto, della vista, del gusto o del tatto aumentando la percezione del dolore.

Quindi la ipersensibilità uditiva può essere presente in udito normale (iperacusia) associarsi a deficit uditivo (recruitment e iperacusia), assumere caratteri fobici con reazioni comportamentali esasperate (fotofobia) o con sola sensazione di fastidio (misofonia).

Questa ipersensibilità porta ad uno stato di STRESS: oltre al deficit immunitario e l’aggravarsi o lo scatenarsi delle malattie “latenti”, può provocare stati di PANICO e di varie forme di FOBIA.

COME FARE UNA DIAGNOSI CORRETTA?

Gli esami migliori oltre all’audiometria tonale classica, sono l’impedenzometria con il test dei riflessi stapediali che evidenzia la presenza di recruitment ed inoltre il test della Loudness-Disconfort-Level (LDL) che evidenzia la presenza o meno di iperacusia.

Chiaramente gli esami vanno eseguiti con estrema attenzione e delicatezza in quanto il soggetto sofferente di una qualsiasi forma di diminuzione della capacità di tollerare i suoni si sente in pericolo durante gli esami e dobbiamo cercare di non contribuire all’aumento della loro sensibilità.
Inoltre è decisamente importante non procedere all’impedenzometria che richiede l’uso di livelli di intensità del suono decisamente sovraliminari se prima on si è effettuato l’esame LDL.
Se la sensibilità del soggetto è alta conviene rimandare l’esame dei riflessi stapediali dopo un periodo di riabilitazione uditiva.

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IL TRATTAMENTO DELL’IPERSENSIBILITA’ UDITIVA

La TRT sicuramente offre un approccio efficace nel trattamento di questo fastidioso disturbo.
In presenza di una perdita uditiva è necessario l’uso delle protesi, ma queste vanno regolare con estrema attenzione da parte dell’audioprotesista con un controllo dell’uscita massima estremamente ridotto nel periodo iniziale e poi gradualmente aumentato e portato al livello necessario al tipo di perdita nel tempo, anche in tempi molto lunghi.
Necessario è “svezzare” l’orecchio ai suoni ma con estrema gradualità come si fa nel caso dello svezzamento del bambino ai cibi o nella desensibilizzazione delle allergie.
In caso di normoacusia è necessario l’uso di “generatori di suono” che erogano un rumore di sottofondo inizialmente al livello di minima percezione almeno 6-8 ore al giorno, volume che andrà gradualmente aumentato man mano che il sistema uditivo del soggetto si desensibilizza.

Fondamentale oltre alla “terapia del suono” sopra descritta è il counseling educativo che consente alla persona di venire a conoscenza del reale funzionamento dell’organo dell’udito, di come funziona, di quali sono i suoni veramente dannosi.

Affiancare a tutto ciò tecniche di rilassamento per la gestione della propria capacità di affrontare lo stress è vivamente consigliato.
Alcune discipline orientali di tecniche di rilassamento, quali le tecniche di respirazione Yoga, sono altamente raccomandate.

FONTE DELL’INFORMAZIONE:
EuroAcustici

FONTI DELLE IMMAGINI:
GiovanioltrelaSM, Misofonia.com

di Monia De Tommaso