Fonofobia e Iperacusia: punti pratici da un caso clinico [Parte I]

fonofobia-e-iperacusia-studio-di-un-caso-clinico (2)

Cari lettori, oggi vi proponiamo la prima parte di una pubblicazione scientifica del 2010 realizzata da Zamzil Amin Asha’ari, Nora Mat Zain, e Ailin Razali e volta a distinguere l’iperacusia dalla fonofobia e una loro relazione con la misofonia. Il titolo di tale ricercha è Fonofobia e Iperacusia: punti pratici da un caso clinico. Il sito in cui abbiamo trovato questa pubblicazione, tradotta appositamente per voi, è quello della National Library of Medicine del National Institutes of Health. Alla fine dell’articolo troverete il link della pagina dove potrete trovare la versione originale (in lingua inglese) dell’articolo. Buona lettura.

RIASSUNTO

La fonofobia e l’iperacusia sono due sintomi separati ma strettamente connessi che vengono spesso erroneamente classificati nella pratica clinica come la stessa entità. Qui vi presentiamo un caso clinico per evidenziare le caratteristiche distintive di entrambi e discutere i passi di gestione in queste condizioni. È di vitale importanza che i medici riconoscano l’iperacusia e la fonofobia come entità differenti affinché possano gestirle con successo.
CBT-terapia-cognitivo-comportamentale
INTRODUZIONE

La fonofobia è definita come una paura persistente, anormale e ingiustificata nei confronti di un suono. Spesso, questi sono i suoni ambientali normali (ad esempio, il traffico, suoni in cucina, porte che si chiudono, o anche di una voce alta) che non possono in nessun caso essere dannosi. La fonofobia può anche essere collegata, o confusa, con l’iperacusia, che è un’anormale forte reazione al suono, che si verifica all’interno delle vie uditive, a livelli che non preoccuperebbe una persona normale.

CASO CLINICO

Una ragazza di 12 anni si è rivolta ala clinica di Orecchio, Naso e Gola (ENT) riportando acute, elettrizzanti, intensificate sensazioni di rumore in entrambe le orecchie nel momento in cui sentiva rumori forti e improvvisi. Il sintomo è iniziato dopo l’esposizione ad un suono forte improvviso di petardi in una celebrazione del Capodanno cinese svoltosi pochi mesi prima i primi sintomi. Da allora, la ragazza ha iniziato sentire suoni anormalmente intensificati, seguiti da rumori sgradevoli e da un ronzio, ogni volta che era esposta a suoni dalla normale intensità. Ad esempio, il suono di palloncini scoppiati, e il fruscio di un sacchetto di plastica erano quasi insopportabili per lei, al punto in cui da sviluppare palpitazioni, brividi, sudorazione eccessiva e pianto. Ha negato altri sintomi otologici e prima non è mai stata operata all’orecchio. La sua condizione è peggiorata progressivamente tanto che lei voleva solo trascorrere il suo tempo in una stanza tranquilla e non era più partecipe alle sociali a scuola. fonofobia-e-iperacusia-studio-di-un-caso-clinico (1)I suoi genitori hanno negato che lei ha vissuto tutte le comorbilità psichiatriche, e lei era evolutivamente normale fino a questo evento. È stato molto difficile ottenere una storia completa della ragazza in difficoltà, così si è proceduto con le indagini per escludere le cause dell’iperacusia. Un accurato esame clinico otorinolaringoiatra (ORL), comprese valutazioni otologiche e neurologiche, hanno mostrato risultati normali. Successivamente è stata sottoposta a test audiologici che comprendevano l’audiometria tonale, la stapedectomia e i potenziali uditivi evocati, che non hanno mostrato alcuna anomalia. La risonanza magnetica (MRI) del cranio non ha rivelato lesioni nel cervello il percorso uditivo. È stato poi fatto riferimento a uno psichiatra che più tardi, dopo una valutazione psichiatrica approfondita, ha diagnosticato la ragazza con fonofobia in base ai criteri del DSM-IV per la fobia specifica. La ragazza aveva due sedute settimanali di terapia che comprendeva la psico-educazione per i genitori e il paziente, esercizi di rilassamento e la terapia comportamentale con esposizione al fattore scatenante classificato. La psico-educazione permette al paziente di allontanare i suoi problemi, ai genitori di far fronte con rabbia e frustrazione e successivamente partecipare con interventi al comportamento della bambina. Sono adoperate anche tecniche di rilassamento e gli esercizi di respirazione e rilassamento muscolare progressivo. La desensibilizzazione graduata all’esposizione è iniziata con uno stimolo minimo provocato in un primo momento, ad esempio disegnando un palloncino sorridente per poi disegnare un palloncino che scoppia. Dopo che la bambina ha iniziato a stare bene con questo stimolo, esso è stato aumentato fino a far scoppiare palloncini gonfiati nella clinica e a casa con i genitori presenti in qualità di co-terapeuti. Ogni sessione di successo è stata ricompensata di conseguenza. La ragazza ha mostrato grande miglioramento dei suoi sintomi dopo 3 mesi di terapia. A poco a poco, è stata portata in luoghi pubblici (ad esempio, un ristorante) e, infine, è stata portata di nuovo a guardare uno spettacolo di fuochi d’artificio, senza complicazioni derivanti dopo 6 mesi di terapia.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
NCBI

FONTI DELLE IMMAGINI:
ilPost, IstitutodiPsicosomaticaIntegrata, Misofonia.com

di Monia De Tommaso

Annunci

“La misofonia per me? Rabbia e indescrivibile agonia”

Cari lettori, non scoraggiatevi ma lottiamo per trovare una soluzione!
Chiunque voglia raccontare la propria esperienza (anche in anonimato) può contattarci. La vostra testimonianza è importante!

“Ho sentito un senso di sollievo nel sapere che ci sono altri che soffrono di questa condizione. Chi non ce l’ha non può capire come qualcosa che sembra così innocuo possa causare tale agonia.
Il mio problema deriva da una giovane donna nel mio ufficio che parla incessantemente. Ascoltarla è veramente un’agonia, giorno dopo giorno, dopo giorno. Questa ragazza parla a voce troppo alta, ma il problema non è solo il volume della sua voce. È la natura incessante del suo parlare, l’intensità maniacale, l’effusione di emozione sfrenata, e il suo stridulo tono acuto di voce. Infastidisce anche gli altri nel mio ufficio, ma non con l’intensità che provo io.
misofonia-sintomiNon è che la detesti personalmente, e lavorare con lei su a quattr’occhi non è un problema. Ma quando si inizia a parlare, la sensazione non è semplicemente di estremo fastidio: è rabbia indescrivibile e agonia. A causa sua, molti giorni lascio l’ufficio con un mal di testa e dolori di stomaco. Sono preoccupata per come potrebbe influenzare la mia salute a lungo termine. Lei mi farà ammalare.
Da quando ha iniziato a lavorare qui ho sviluppato un ronzio nelle orecchie. Mi è stato detto da uno specialista otorinolaringoiatra, dopo alcuni test, che non vi è alcuna causa fisica e che la causa più probabile sia il rumore in eccesso.
Ne ho parlato con diversi altri professionisti, tra cui il mio medico, un altro specialista otorinolaringoiatra, e un paio di audiologi. Non avevano alcuna soluzione, se non quella di portare tappi per le orecchie. Ho speso 80 dollari per averli su misura, e sono solo parzialmente efficaci (e scomodi). Di questi professionisti, quello maggiormente comprensivo è stato uno psicologo che ho visto per un certo numero di anni. Non avendo un rimedio, mi disse “potrebbe accorciarti la vita”.
Non riesco a capire il motivo per cui la medicina moderna non sappia di più su questa condizione e non abbia trovato un rimedio efficace.”

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Misophonia UK

FONTE DELLE IMMAGINI:
Runner

di Monia De Tommaso

Misofonia: indagini fisiologiche e descrizioni di casi [Parte III]

Dopo aver riportato la prima parte di questo saggio di Miren Edelstein, David Brang, Romke Rouw, e Vilayanur S.Ramachandran e la seconda parte, concludiamo con la terza parte del loro studio sulla misofonia.

Discussione generale

In un esame preliminare di individui con la misofonia, riportiamo indagini qualitative e fisiologiche della condizione e il loro rapporto con le risposte della popolazione tipica. L’Esperimento 1, che è composto da valutazioni qualitative su undici temi misofonici, ha esaminato le qualità associate con la misofonia al fine di contribuire allo sviluppo di criteri diagnostici affidabili e comprendere i fattori sociali complessi coinvolti. I risultati erano coerenti con i primi rapporti del fenomeno, come la caratteristica fondamentale della misofonia di essere una reazione sproporzionatamente avversiva in risposta ai suoni comuni nella vita quotidiana. Inoltre, una risposta automatica viscerale è sentita fisicamente misofonica in risposta all’innesco da parte di specifici suoni. Nell’Esperimento 2, misurazioni fisiologiche sono state acquistate su sei individui misofonici utilizzando la SCR per fornire una conferma oggettiva dei rapporti misofonici secondo la quale suoni specifici evocano intense reazioni emotive. I risultati hanno mostrato un aumento della risposta automatica per attivare i suoni, ma non agli stimoli visivi, nei misofonici rispetto ai controlli fatti ai non misofonici.

misofonia-indagini-fisiologiche-e-descrizioni-di -casi
L’amministrazione delle interviste semi-strutturate ha dimostrato di essere un modo efficace per determinare i sintomi più critici, i fattori scatenanti e le esperienze associate alla misofonia, nonché il grado in cui queste variavano tra i soggetti. Oltre a riferire sintomi psicologici, tutti i nostri misofonici hanno riferito sintomi fisici come sinonimo di eccitazione automatica in risposta all’attivazione da suoni. Inoltre, i nostri risultati qualitativi sono in linea con tutti i criteri diagnostici proposti da Schröder et al. (2013), che, riassunti brevemente sono: (A) sentimenti avversi e di rabbia evocati da suoni particolari, (B) rari scoppi potenzialmente aggressivi, (C) riconoscimento da parte dell’individuo misofonico dell’eccessività del suo comportamento, (D) comportamento di evasione e isolamento, (E) angoscia e interferenze nella vita quotidiana, e, infine, (F) la mancanza di un’altra condizione per tenere conto di tutti i sintomi. Inoltre, secondo la nostra principale scoperta l’esperienza fisica degli individui misofonici, l’eccitazione autonoma misurabile con la SCR, prevede la validazione empirica per alcuni dei criteri critici di cui sopra proposti da Schröder et al. (2013), in particolare il criterio A.

Attraverso interviste di conduzione, abbiamo anche individuato altri aspetti interessanti della misofonia che non erano in precedenza apparenti. In particolare, i soggetti hanno riferito che la misofonia può essere modulata dalle aspettative sociali e dal contesto situazionale, il che indica che la condizione può essere più complicata di una semplice risposta avversiva alle proprietà puramente fisiche dei suoni. Inoltre, la constatazione secondo la quale gli individui misofonici riferiscono il disturbo come involontario, un disagio fisiologico in risposta ad un molto specifico sottoinsieme di suoni sociali, ricerca supplementi sulle complesse interazioni mente-corpo, con un alto livello di conoscenza delle reazioni fisiologiche (ad esempio, come in placebo; Margo , 1999). Tuttavia, in questo momento, queste speculazioni restano basate su aneddoti e devono essere adeguatamente testate in futuro prima di poter trarre conclusioni certe.
Ad oggi, nessuna ricerca ha esaminato l’origine neurologica della misofonia, e indagini preliminari suggeriscono che non è dovuta a qualsiasi disturbo primario neurologico o psicologico o un trauma (Schröder et al., 2013). Tuttavia, la misofonia mostra similitudini con una condizione genetica nota come sinestesia. Nella sinestesia, come nella misofonia, particolari stimoli sensoriali evocano particolari e coerenti sensazioni e associazioni supplementari. Forme ben note di sinestesia includono lettere che evocano un particolare colore o suono oppure una musica che evoca colori; tuttavia ci sono molti sottotipi diversi di sinestesia, con una varietà di “induttori” (ad esempio, musica, gusto, parole, sequenze) che evocano certi effetti “simultanei” (ad esempio, il colore, le forme, gusto).

misofonia-indagini-fisiologiche

Mentre la maggior parte delle ricerche sulla sinestesia hanno esaminato le sensazioni percettive legate ad essa, la condizione sembra avere una componente puramente affettiva. In primo luogo, la congruenza sinestetica (ad esempio, quando un sinestetico associa una lettera o grafema ad un colore “giusto”) è relativa ad un effetto positivo. Inoltre, entrambi gli induttori simultanei possono essere di natura emotiva, piuttosto che di natura percettiva. È interessante notare che la seconda indica che per alcuni sottotipi di sinestesia, simili ad altri misofonici, gli induttori evocano un particolare sentimento o emozione, piuttosto che una sensazione percettiva pura. Questo è stato studiato nella sinestesia tattile-emozione (ad esempio, toccando la carta vetrata si evoca un sentimento di gelosia). Associazioni sinestetiche, come le esperienze misofoniche, sono automatiche (nel senso che esse non prendono sforzo o deliberazione cosciente), e coerenti all’interno di un individuo e persistono per tutta la vita, e sembrano funzionare nelle famiglie. Alla luce di queste somiglianze, le scoperte delle tecniche di neuro-visualizzazione fatte sulla sinestesia, possono fornirci ipotesi sulla base neurale della misofonia. In primo luogo, sensazioni associate nella sinestesia si trovano ad essere associate con le co-attivazioni pertinenti (associate) ad aree cerebrali.

Inoltre, studi precedenti supportano la teoria di un collegamento diretto di regioni sensoriali pertinenti della sinestesia, mediata da un effettivo aumento della connettività anatomica. Allo stesso modo, connessioni alterate da un talamo lesionato alla corteccia cerebrale ha portato a un tipo di sinestesia acquisita di modo in cui degli stimoli uditivi producono percezioni tattili. A differenza del livello di specificità e complessità delle risposte evocate osservate nella sinestesia, individui con misofonia mostrano risposte di base, e non elaborate, che innescano stimoli, variando ampiamente nell’intensità della risposta. Tuttavia, la causa neurologica di base di questa condizione può essere simile a quella della sinestesia in termini di maggiore connettività tra le regioni cerebrali interessate. In breve, una distorsione patologica delle connessioni tra la corteccia uditiva e le strutture limbiche potrebbe causare una forma di suono-emozione sinestetico.
Questo studio fornisce anche la constatazione critica di una relazione tra stimoli avversi nella misofonia e stimoli leggermente avversivi nella popolazione generale. Cioè, nell’Esperimento 2 abbiamo osservato una correlazione significativa tra valutazioni avverse tra i gruppi, suggerendo che la misofonia può essere basata su meccanismi fondamentalmente presenti nella popolazione generale, ma semplicemente alterate nella misofonia. Criticamente, come osservato nelle interviste nell’Esperimento 1, molti degli stimoli avversi comuni nella misofonia sono ritenuti socialmente inappropriati nella società occidentale (ad esempio, lo schiocco delle labbra, suoni ripetitivi, ecc.).

misofonia-studio-di-casi
Attualmente questo schema coerente solleva la possibilità che la natura di questi stimoli, avversivi a tutti gli individui, possa essere basata sugli stessi elementi di guida (anche se notevolmente più lievi) presenti anche nella misofonia, portando allo sviluppo di queste norme culturali.
L’attuale paradigma è stato progettato per includere una serie di stimoli avversi per gli individui misofonici sulla base dei nostri colloqui preliminari dell’Esperimento 1. Di conseguenza, gli individui misofonici hanno segnalato come avversivi un gran numero di stimoli: la media è stata tra il 24,2% e il 24,7% degli stimoli con un punteggio di 3 o 4. Per contro, i partecipanti di questo controllo hanno ritenuto molto avversivi solo pochissimi stimoli: il che significa una media tra il 2,4% e lo 0,0% degli stimoli con un punteggio di 3 o 4 (Figure 3A, B). Sono stati suggeriti potenziali studi futuri per esaminare se questo stesso modello di differenze di gruppo è in linea con gli stimoli che evocano una più ampia gamma di risposte avverse nei soggetti tipicamente sviluppati. Poichè lo studio attuale è di natura esplorativa e ha compreso un piccolo campione di partecipanti, sono state riconosciute sono diverse limitazioni.
Una prima limitazione è che la presentazione di stimoli in un ambiente di laboratorio controllato manca della validità ecologica che invece è presente negli stimoli che avvengono nel mondo reale. In quanto tale, diversi misofonici hanno riferito che poiché sapevano come ogni clip sarebbe finita in una manciata di secondi, le loro reazioni fisiologiche sono state moderate, in linea con quanto hanno riportato nell’Esperimento 1 dimostrando che informazioni contestuali su questi segnali erano mediate dalle risposte dei soggetti. Prevediamo che studi osservazionali naturalistici di reazioni fisiologiche negli individui misofonici mostreranno un modello simile dei risultati qui osservati, ma più estremo.
Una seconda limitazione è che, mentre la SCR è una buona misura di eccitazione autonoma in risposta a stimoli emozionali suscitati, non indica quale emozione specifica il paziente sta vivendo in quel momento ma indica solo un’eccitazione molto generale, fisiologica, che può essere interpretata in molti modi. Ad esempio, la SCR non sarebbe in grado di differenziare l’ansia e l’aggressività. Tuttavia, le informazioni su ciò che esattamente un soggetto si sente durante ogni stimolo possono potenzialmente essere dedotte dalle auto-valutazioni ottenute dopo ogni prova. Una terza limitazione consiste nel fatto che nessun test o proiezioni diagnostiche rigorose sono state utilizzate durante le interviste per escludere completamente la possibilità che i sintomi dei soggetti fossero azionati da un’altra condizione di base. Inoltre, le interviste sono state condotte dai membri del nostro gruppo di ricerca, e non da psichiatri. Condizioni di comorbilità sono state quindi determinate in base alle auto-valutazioni di soggetti (alcuni dei quali avevano precedenti diagnosi ufficiali), e alla discrezione dei ricercatori. Tuttavia, poiché queste interviste non sono state condotte con l’intento di essere di natura clinica o diagnostica, ma piuttosto per ottenere un quadro più chiaro delle esperienze fenomenologiche di individui che si identificano la misofonia, riteniamo che questi risultati sono ancora di grande valore per la comunità di ricerca e gli individui misofonici o con sintomi simili. Una quarta limitazione dello studio è la piccola dimensione del campione. Poichè la ricerca sulla misofonia è limitata agli ultimi anni e la sua condizione rimane poco conosciuta, per questa ricerca non era fattibile ottenere un campione di grandi dimensioni. Tuttavia, mentre questi risultati devono essere convalidati in un gruppo più ampio di soggetti, crediamo che comunque riflettano le proprietà della condizione generalizzabili alla comunità misofonica in generale.

Anche se questi dati servono a sostenere la veridicità dei rapporti soggettivi nella misofonia come condizione invadente e labile, numerose piste aggiuntive rimangono per la ricerca futura. Decisamente, questa condizione sembra essere cronica e deve essere esaminata la natura di come i fattori di innesco nei diversi soggetti si evolvano nel tempo. Come contribuisce il contesto alla misofonia e a modularla e come può l’informazione contestuale o gli effetti dell’aspettativa influenzare le risposte dei soggetti a stimoli avversi?
Criticamente, quali sono i meccanismi (genetici, neurologici, e/o psicologici) che sono alla base della condizione? Al momento sappiamo che, un potenziale meccanismo neurale per la misofonia può risiedere nelle aberranti connessioni anatomiche o funzionali tra le regioni uditive e limbiche, simile al ritrovamento di una maggiore connettività strutturale nella sinestesia. Indipendentemente dai meccanismi che sono alla base della misofonia, la presente ricerca sostiene la sua validità come condizione invadente e sottolinea la necessità di ulteriori ricerche sui fattori che contribuiscono a peggiorarla e sui potenziali trattamenti.

Affermazione di conflitto degli interessi
Gli autori dichiarano che la ricerca è stata condotta in assenza di rapporti commerciali o finanziari che potrebbero essere interpretati come un potenziale conflitto di interessi.

Ringraziamenti

Gli autori ringraziano Laura Case per aver contribuito al disegno sperimentale, il dottor Julian Parris per l’assistenza con l’analisi dei dati, Ronald E. Robertson e Marli Gitelson per l’assistenza nei soggetti reclutati e la raccolta dei dati, e tutti i nostri soggetti che gentilmente hanno accettato di partecipare.

Riferimenti

1. Asher J. E., Lamb J. A., Brocklebank D., Cazier J. B., Maestrini E., Addis L., et al. (2009). A whole-genome scan and fine-mapping linkage study of auditory-visual synesthesia reveals evidence of linkage to chromosomes 2q24, 5q33, 6p12, and 12p12. Am. J. Hum. Genet. 84, 279–285 10.1016/j.ajhg.2009.01.012
2. Baron-Cohen S., Burt L., Smith-Laittan F., Harrison J., Bolton P. (1996). Synaesthesia: prevalence and familiarity. Perception 25, 1073–1079 10.1068/p251073
3. Beauchamp M. S., Ro T. (2008). Neural substrates of sound-touch synesthesia after a thalamic lesion. J. Neurosci. 28, 13696–13702 10.1523/JNEUROSCI.3872-08.2008
4. Brang D., Ramachandran V. S. (2011). Survival of the synesthesia gene: why do people hear colors and taste words. PLoS Biol. 9:e1001205 10.1371/journal.pbio.1001205 [PMC free article]
5. Callejas A., Acosta A., Lupiáñez J. (2007). Green love is ugly: emotions elicited by synestheticgrapheme-color perceptions. Brain Res. 1127, 99–107 10.1016/j.brainres.2006.10.013
6. Critcheley H. D. (2002). Electrodermal responses: what happens in the brain. Neuroscientist 8, 132–142 10.1177/107385840200800209
7. Cytowic R. E. (1989). Synaesthesia: A Union of the Senses. New York, NY: Springer-Verlag
8. Hadjipavlou G., Baer S., Lau A., Howard A. (2008). Selective sound intolerance and emotional distress: what every clinician should hear. Psychosom. Med. 70, 739–740 10.1097/PSY.0b013e318180edc2
9. Halpern L., Blake R., Hillenbrand J. (1986). Psychoacoustics of a chilling sound. Percept. Psychophys. 39, 77–80 10.3758/BF03211488
10. Hubbard E. M., Arman A. C., Ramachandran V. S., Boynton G. M. (2005). Individual differences among grapheme-color synesthetes: brain-behavior correlations. Neuron 45, 975–985 10.1016/j.neuron.2005.02.008
11. Hubbard E. M., Ramachandran V. S. (2001). Cross wiring and the neural basis of synaesthesia. Invest. Ophthalmol. Vis. Sci. 42, S712
12. Jastreboff M. M., Jastreboff P. J. (2001a). Components of decreased sound tolerance: hyperacusis, misophonia, phonophobia. ITHS News Lett. 2, 5–7
13. Jastreboff M. M., Jastreboff P. J. (2001b). Hyperacusis. Audiology Online. June 2001. Available online at: http://www.audiologyonline.com
14. Jastreboff P. J. (2000). Tinnitus habituation therapy (THT) and tinnitus retraining therapy (TRT), in Tinnitus Handbook, ed Tyler R. S., editor. (San Diego, CA: Singular, Thomson Learning; ), 357–376
15. Jastreboff P. J., Hazell J. (2004). Tinnitus Retraining Therapy: Implementing the Neurophysiological Model. New York, NY: Cambridge University Press; 10.1017/CBO9780511544989
16. Jastreboff P. J., Jastreboff M. M. (2003). Tinnitus retraining therapy for patients with tinnitus and decreased sound tolerance. Otolaryngol. Clin. North Am. 26, 321–336 10.1016/S0030-6665(02)00172-X
17. Kumar S., von Kriegstein K., Friston K., Griffiths T. D. (2012). Features versus feelings: dissociable representations of the acoustic features and valence of aversive sounds. J. Neurosci. 32, 14184–14192 10.1523/JNEUROSCI.1759-12.2012
18. Margo C. E. (1999). The placebo effect. Surv. Ophthalmol. 44, 33–44 10.1016/S0039-6257(99)00060-0
19. Nunn J. A., Gregory L. J., Brammer M., Williams S. C. R., Parslow D. M., Morgan M. J., et al. (2002). Functional magnetic resonance imaging of synesthesia: activation of V4/V8 by spoken words. Nat. Neurosci. 5, 371–375 10.1038/nn818
20. Ramachandran V. S., Brang D. (2008). Tactile-emotion synesthesia. Neurocase 14, 390–399 10.1080/13554790802363746
21. Ramachandran V. S., Miller L. E., Livingstone M. S., Brang D. (2012). Colored halos around faces and emotion-evoked colors: a new form of synesthesia. Neurocase 18, 352–358 10.1080/13554794.2011.608366
22. Ro T., Farne A., Johnson R. M., Wedeen V., Chu Z., Wang Z. J., et al. (2007). Feeling sounds after a thalamic lesion. Ann. Neurol. 62, 433–441 10.1002/ana.21219
23. Rouw R., Scholte H. S. (2007). Increased structural connectivity in grapheme-color synesthesia. Nat. Neurosci. 10, 792–797 10.1038/nn1906
24. Rouw R., Scholte H. S., Colizoli O. (2011). Brain areas involved in synaesthesia: a review. J. Neuropsychol. 5, 214–242 10.1111/j.1748-6653.2011.02006.x
25. Schröder A., Vulink N., Denys D. (2013). Misophonia: diagnostic criteria for a new psychiatric disorder. PloS ONE 8:e54706 10.1371/journal.pone.0054706 [PMC free article] [PubMed] [Cross Ref]
26. Schwartz P., Leyendecker J., Conlon M. (2011). Hyperacusis and misophonia: the lesser-known siblings of tinnitus. Minn. Med. 94, 42–43
27. Simner J., Holenstein E. (2007), Ordinal linguistic personification as a variant of synesthesia. J. Cogn. Neurosci. 19, 694–703 10.1162/jocn.2007.19.4.694
28. Simner J., Mulvenna C., Sagiv N., Tsakanikos E., Witherby S. A., Fraser C., et al. (2006). Synaesthesia: the prevalence of atypical cross-modal experiences. Perception 35, 1024–1033 10.1068/p5469
29. Tomson S., Avidan N., Lee K., Sarma A. K., Tushe R., Milewicz D. M., et al. (2011). The genetics of colored sequence synesthesia: suggestive evidence of linkage to 16q and genetic heterogeneity for the condition. Behav. Brain Res. 223, 48–52 10.1016/j.bbr.2011.03.071
30. Ward J. (2004). Emotionally mediated synaesthesia. Cogn. Neuropsychol. 21, 761–772 10.1080/02643290342000393
31. Zald D. H., Pardo J. V. (2002). The neural correlates of aversive auditory stimulation. Neuroimage 16, 746–753 10.1006/nimg.2002.1115
32. Zamm A., Schlaug G., Eagleman D., Loui P. (2013). Pathways to seeing music: enhancedstructural connectivity in colored-music synesthesia. Neuroimage 74, 359–366 10.1016/j.neuroimage.2013.02.024

Leggi anche le precedenti parti di questo saggio scientifico:

Misofonia: indagini fisiologiche e descrizioni di casi [Parte I]
Misofonia: indagini fisiologiche e descrizioni di casi [Parte II]

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
NCBI

FONTE DELL’IMMAGINE:
noiGiovani.it, PARKINSON ITALIA, scai

di Monia De Tommaso

Misofonia: indagini fisiologiche e descrizioni di casi [Parte II]

misofonia-indagini-fisiologiche-1

Dopo aver riportato la prima parte di questo saggio di Miren Edelstein, David Brang, Romke Rouw, e Vilayanur S.Ramachandran, proseguiamo con la seconda parte del loro studio sulla misofonia.

ESPERIMENTO 2

Introduzione

Valutazioni qualitative dei soggetti misofonici hanno dimostrato l’associazione coerente tra suoni specifici e intense esperienze emozionali. Al fine di confermare la presenza di queste reazioni emotive ed esaminare in seguito il loro rapporto con il suono delle preferenze presente nella popolazione generale, abbiamo misurato la risposta di conduttanza cutanea (SCR) mentre i partecipanti misofonici e gli individui in genere sono stati esposti a stimoli uditivi non avversivi, visivi e uditivo-visivi. La SCR misura la conduttanza elettrica della pelle e di conseguenza la quantità di sudore. Poiché la produzione di sudore non è sotto controllo volontario, la SCR è ampiamente accettata per indicare l’eccitazione del sistema nervoso simpatico. Per queste ragioni, riteniamo che la SCR sia un metodo appropriato per misurare l’eccitazione autonoma a vari stimoli, ed emozioni che provoca.

Materiali e metodi

1. Partecipanti
Sei soggetti misofonici che avevano partecipato anche all’Esperimento 1 (2 maschi e 4 femmine; età media = 22,8 anni, range = 19-30) e a cinque controlli (età media = 22 anni; range = 19-29) raggruppati per età e sesso hanno partecipato all’esperimento. Un sesto controllo è stato escluso a causa di un errore durante la raccolta dei dati. I controlli sono stati fatti dagli studenti presso l’Università di California, San Diego. Tutti i partecipanti hanno riferito di avere un udito e una vista normali, hanno firmato un consenso informato prima dell’esperimento, e hanno partecipato sia per contanti che completando il corso su richiesta. Lo studio è stato esaminato e approvato dal Programma della Protezione della Ricerca Umana dell’università. Il tempo totale impiegato per l’esperimento è stato meno di un’ora.

misofonia-studio-di-casi2. Procedura e stimoli
I partecipanti erano seduti alla distanza di 20 pollici da un monitor di 18 pollici e forniti di auricolari Sennheiser®. Le registrazioni SRC sono state acquisite con il BIOPAC System (MP100A-CE) e il software di resgistrazione AcqKnowledge 4.1. Una coppia di elettrodi Ag-AgCl sono stati attaccati sul dorso della mano dominante di ogni partecipante, e precisamente in direzione del dito medio e anulare. Prima di attaccare tali elettrodi, le mani dei partecipanti sono state pulite con un batuffolo imbevuto di alcool e un gel di conduttanza per la pelle è stato applicato a ciascun elettrodo. Le SCR sono state registrate in una micro Siemens ad una velocità di 30 campioni al secondo. I partecipanti sono stati istruiti a rilassarsi con il palmo della mano dominante posta sulla loro coscia per minimizzare i movimenti per tutta la durata dell’esperimento. La SCR è stata esaminata nei soggetti prima del test sperimentale; l’assenza di una risposta normale ha precluso la partecipazione dei soggetti nel resto dello studio.
Gli stimoli comprendevano 31 video clip sia presi da YouTube che registrati in laboratorio. I contenuti video variavano in modo da coprire una gamma di suoni e prevedere le risposte emotive dei soggetti misofonici, selezionati sulla base dei dati delle interviste dell’ Esperimento 1. Per fare alcuni esempi degli stimoli utilizzati, essi includevano il canto degli uccelli, la risata di bambini, il canto delle balene, lo stridio delle unghie su una lavagna, lo schiocco di labbra, la masticazione della chewing-gum, ecc. Ogni clip è durata circa 15 secondi. Componenti uditivi e visivi di questi video sono stati separati per generare condizioni solo uditive, solo visive, e uditive e-visivo. Ogni stimolo uditivo, visivo, uditivo e visivo è stato presentato una sola volta per un totale di 93 prove. L’ordine di prova è stato randomizzato in due ordini e l’ordine è stato controbilanciato tra i partecipanti. Criticamente, così come ogni video specifico è stato presentato per un totale di tre volte (una volta per ogni condizione uditiva, visiva e uditivo-visiva), un ordine coerente della presentazione di ogni stimolo è stato mantenuto per ogni tipo: solo uditivo, solo visivo, seguito da quello uditivo-visivo. Gli stimoli sono stati presentati con la versione 2.0 dell’E-Prime®.
In ogni prova, per circa cinque secondi i partecipanti hanno visionato una croce di fissaggio presentata centralmente e poi hanno fatto seguire un clip uditivo (A), uno visivo (V), o uno uditivo-visivo (AV) per circa 15 secondi, concludendo con un intervallo di 10 secondi. Durante questo intervallo di 10 secondi, i soggetti hanno fornito una valutazione verbale avversiva su una scala 0-4 sulla base di quanto disagio hanno vissuto in risposta al processo precedente. I partecipanti sono stati informati che un punteggio di 0 avrebbe significato “nessun disagio” a tutti gli stimoli e un punteggio di 4 avrebbe significato una quantità estrema di disagio, ansia, o il bisogno di lasciare la stanza. Ogni valutazione di avversione ovviamente è stata registrata dallo sperimentatore.

misofonia-indagini-fisiologiche-e-descrizioni-di -casi
3. Elaborazione dei dati

Quando i nostri stimoli sono stati presentati in rapida successione, è stata osservata una tendenza lineare al ribasso durante la sessione di registrazione. Per tenere conto di questo manufatto, regressioni lineari separate sono state montate sul periodo di determinazione di 5 secondi all’inizio di ogni prova attraverso una linea di regressione. Ogni valore osservato durante le stimolazioni è stato ri-tracciato come residuo di questa linea riguardante la miglior resa, normalizzando per il periodo di pre-stimolo di riferimento e rimuovendo le tendenze artefatte presenti su tutto il periodo.

4. Analisi dei dati

L’insorgenza della SCR è stata interrotta con il pre-stimolo della croce di fissaggio. La media della SCR è stata calcolata di 15 secondi per ogni stimolo d’ogni prova, dopo la croce di fissaggio. I valori medi di oltre tre deviazioni standard dalla media SCR, attraverso tutti gli studi per ogni partecipante, sono stati considerati valori anomali e di conseguenza sono stati rimossi dal set di dati; una media del 1,9% delle sperimentazioni per partecipante sono state rimosse.

5. Le analisi statistiche

In primo luogo, abbiamo condotto misure ripetute di ANOVA attraverso fattori di gruppo (controlli misofonici), di misurazione (SCR, valutazione soggettiva dell’avversione), e di condizione (uditivo, visivo, uditivo-visivo) per osservare gli effetti complessivi. Ulteriori controlli ANOVA, campioni di test non parametrici indipendenti e analisi descrittive sono state condotte per esplorare le differenze di gruppo. Correlazioni di controlli periodici hanno rivelato ulteriori differenze di gruppo, nonché somiglianze. Sono state utilizzate correzioni Greenhouse-Geisser nel momento in cui sono servite, ma noi riportiamo i gradi originali per maggior chiarezza.

RISULTATI

Effetti complessivi di gruppo

Così come in un esame globale dei dati, abbiamo condotto ripetute misure ANOVA con fattori di gruppo, di misurazione, e di condizione. I risultati hanno mostrato significativi effetti principali del gruppo [F(1, 9) = 17.5, p < 0.005], di condizione [F(2, 18) = 47.3, p < 0.001], e di misurazione [F(1, 9) = 48.5, p < 0.001], nonché le interazioni significative tra gruppo × condizione [F(2, 18) = 18.8, p < 0.005], gruppo × misurazione [F(1, 9) = 13.7, p < 0.01], misurazione × condizione [F(2, 18) = 40.5, p < 0.001], e gruppo × misurazione × condizione [F(2, 18) = 16.2, p < 0.005].
Tuttavia, poiché l’obiettivo primario di questo studio era di esaminare le risposte unisensoriali agli stimoli in entrambi i gruppi, le prove successive mirate agli effetti di gruppo hanno escluso le prove multisensoriali (uditivo-visiva) e hanno compreso le condizioni solo uditive e solo visive.

Se cliccate qui potete vedere un grafico che mostra i dati SCR dei medi soggetti misofonici e del loro controllo in condizioni uditive e visive in funzione del tempo. Ripetute misure ANOVA con fattori di gruppo, misurazione, e condizione, sono stati identificati significativi allo stesso modo degli effetti principali del gruppo [F(1, 9) = 14.3, p < 0.005], condizione [F(1, 9) = 47.5, p < 0.001], e misurazione [F(1, 9) = 40.7, p < 0.001], nonché le interazioni significative tra gruppo × condizione[F(1, 9) = 17.5, p < 0.005], gruppo × misura [F(1, 9) = 10.1, p < 0.05], misurazione × condizione [F(1, 9) = 16.1, p < 0.005], e del gruppo × misurazione × condizione [F(1, 9) = 16.1, p < 0.005]. Questo complesso ANOVA ha convalidato l’uso delle ulteriori periodiche analisi per verificare ipotesi specifiche.

tabella-1-misofonia-indagini-fisiologiche

Differenze tra i gruppi
Abbiamo condotto ulteriori ripetute analisi ANOVA con fattori di gruppo e condizione, prima per soggettivi su cui è stata valutata la reazione avversiva. I risultati hanno mostrato gli effetti principali del gruppo [F(1, 9) = 12.4, p < 0.01] e condizione [F(1, 9) = 46.5, p < 0.001], e criticamente un’interazione tra i due [F(1, 9) = 17.1, p < 0.005] sostenendo le differenze tra i gruppi (cliccate qui per vedere lo schema di riferimento, in particolare la figura 2A). Questa differenza tra i gruppi è dovuta principalmente ai controlli raramente valutati degli stimoli maggiori di 2 sulla scala di avversione da 0 a 4 (vedere lo schema cliccando qui). Esaminando questo modello per i dati SCR, si è prodotto un modello simile di risultati con gli effetti principali del gruppo [F(1, 9) = 6.77, p < 0.05] e condizione [F(1, 9) = 11.9, p < 0.01], e un’interazione marginalmente significativa tra i due [F(1, 9) = 4.53, p = 0.06] (vedere la figura 2B di questo schema).

Data la piccola dimensione del campione di questi gruppi, ulteriori analisi non parametriche di campioni indipendenti di Mann-Whitney U-test sono state utilizzate per confrontare gruppi attraverso queste condizioni critiche. I misofonici hanno riportato valutazioni significativamente superiori rispetto ai soggetti che hanno risposto agli stimoli uditivi, U(9) = 29.0, p < 0.01, ma non agli stimoli visivi, U(9) = 23.5, p = 0.13. Il punteggio medio delle prove uditive è stato di 1.82 (SD = 1.38) per i misofonici e di 0.42 (SD = 0.77) per i controlli, mentre la valutazione mediana delle prove visive è stata di 0.29 (SD = 0.98) per i misofonici e di 0.19 (SD = 0.55) per i controlli. Questo modello di risultati è stato coerente con le risposte SCR, con i misofonici ha prodotto grandi risposte SCR rispetto ai controlli agli stimoli uditivi, U(9) = 28.0, p < 0.05, ma non a quelli visivi, U(9) = 21.0, p = 0.33. L’SCR mediana di prove uditive è stata di 0,15 micro Siemens (SD = 0.40) per i misofonici e 0,03 micro Siemens (SD = 0.11) per i controlli, mentre la SCR mediana di prove visive è stata di 0,07 micro Siemens (SD = 0.39) per i misofonici e di 0.00 micro Siemens (SD = 0.08) per i controlli. Lo stesso modello di risultati per questi test è stato osservato con campioni parametrici di t-test indipendenti.
Al fine di determinare se un’alta SCR è direttamente correlata con alte valutazioni avversive, abbiamo esaminato le valutazioni avversive di singoli soggetti rispetto alla attività media SCR di tutte le prove uditive, visive, e uditivo-visive. I risultati hanno identificato una correlazione positiva significativa tra la media valutazione avversiva e la media SCR in tutti i partecipanti , indicando che gli stimoli soggettivamente pensati come repulsivi generalmente hanno evocato una SCR proporzionale.

Somiglianze del gruppo
Siccome un esame che valuti se gli stimoli che innescano le esperienze avverse in individui misofonici sono idiosincratiche alla condizione o coerenti ad essa, invece di valutare le preferenze presenti nella popolazione generale, si è preferito esaminare la coerenza delle valutazioni attraverso i gruppi. I risultati hanno indicato una correlazione positiva significativa tra i misofonici e il controllo delle avversioni valutate in tutti e tre i tipi di stimoli, (rs = 0.605, N = 93, Z = 5.80, p < 0.001); questa correlazione è inoltre addizionalmente presente quando esaminando la correlazione tra i gruppi per le sole prove uditive, (rs = 0.413, N = 31, Z = 2.26, p < 0.05; vedere lo schema di riferimento cliccando qui) suggerendo che i misofonici trovano che gli stimoli simili siano repulsivi e non avversivi.

Discussione
L’Esperimento 2 fornisce, al meglio delle nostre conoscenze, la prima indagine sperimentale sulla misofonia, che serve per convalidare la gravità di questa condizione cronica indescrivibile. Soggetti misofonici hanno valutato gli stimoli uditivi come più avversivi degli stessi stimoli visivi, e questo modello è stato coerente con le misure SCR. Inoltre, la SCR e le valutazioni soggettive agli stimoli uditivi sono stati maggiori nei soggetti misofonici rispetto ai controlli, sostenendo la specificità delle reazioni avverse nella misofonia. Tuttavia, i soggetti misofonici hanno dimostrato un aumento delle classificazioni e della SCR indipendentemente dal tipo di stimolo, come rivelato dai molti effetti osservati nel gruppo, probabilmente denotando un’ ansia generale agli stimoli utilizzati nel presente studio.
La correlazione positiva tra la media delle avversioni valutate e la media SCR in tutti i partecipanti ha confermato soprattutto la validità della valutazione di ciascun soggetto durante il compito. Pertanto, le risposte fisiologiche dei partecipanti agli stimoli sono stati coerenti con le loro valutazioni soggettive. Tuttavia, questa correlazione positiva sembra più probabilmente guidata dalle differenze di gruppo fra i misofonici, (rappresentati in verde) e i controlli (rappresentati in blu).
La correlazione positiva tra la valutazione dell’avversione dei misofonici e la valutazione dell’avversione del controllo riflette un accordo generale della relativa valenza degli stimoli che inducono attraverso i gruppi. In altre parole, i misofonici e i controlli a trovano a livello soggettivo repulsivi e non avversivi stimoli simili, suggerendo che i misofonici possono sperimentare una forma estrema individuale di disagio a stimoli normalmente avversi o irritanti. Ciò solleva la possibilità importante che non ci sia niente di intrinsecamente diverso tra individui misofonici e quelli della popolazione generale e che gli individui misofonici sono semplicemente alla fine della coda della distribuzione.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
NCBI

FONTE DELL’IMMAGINE:
noiGiovani.it, PARKINSON ITALIA, scai

di Monia De Tommaso

Misofonia: indagini fisiologiche e descrizioni di casi [Parte I]

misofonia-indagini-fisiologiche-e-descrizioni-di -casi

Cari lettori, oggi vi proponiamo la prima parte di una pubblicazione scientifica del 2013 sulla misofonia realizzata da Miren Edelstein, David Brang, Romke Rouw, e Vilayanur S.Ramachandran
il cui titolo è Misofonia: indagini fisiologiche e descrizioni di casi. Il sito in cui abbiamo trovato questa pubblicazione tradotta appositamente per voi è quello della National Library of Medicine del National Institutes of Health. Alla fine dell’articolo troverete il link della pagina dove potrete trovare la versione originale (in lingua inglese) dell’articolo. Buona lettura.

RIASSUNTO

La misofonia è una condizione cronica relativamente inesplorata, in cui una persona sperimenta eccitazione autonoma (analoga ad una risposta involontaria di “lotta o fuga”) a certi suoni innocui o ripetitivi come la masticazione, lo scatto delle penne, lo schiocco delle labbra, ecc. I misofonici dicono di provare ansia, panico, e rabbia quando sono esposti a suoni di innesco, che compromettono la capacità di completare le attività di tutti i giorni e di impegnarsi in interazioni sociali sane e normali. Attraverso due esperimenti, abbiamo misurato le caratteristiche comportamentali e fisiologiche della condizione misofonica. Interviste con misofonici (come riportate nell’esperimento seguente) hanno dimostrato che i suoni più problematici dipendono generalmente dal comportamento di altre persone (i suoni dello scatto delle penne, della masticazione). Tuttavia i misofonici non sono infastiditi da questi suoni quando sono loro stessi a produrli.

INTRODUZIONE

Misofonia, parola letteralmente tradotta in “l’odio per il suono”, è una condizione cronica per cui suoni specifici provocano in un individuo esperienze emotive intense e eccitazione autonoma. Stimoli scatenanti includono suoni ripetitivi e sociali tipicamente prodotti da un altro individuo, tra cui quello della masticazione, dello scatto delle penne, della digitazione su tastiere e dello schiocco delle labbra. Queste esperienze guidano il malato ad evitare situazioni in cui possono essere prodotti questi suoni, limitando la sua capacità di interagire con gli altri e che spesso conduce a gravi problemi nella propria vita sociale e professionale. Nota anche come Sindrome della Sensibilità del Suono Selettivo (o delle 4 S), il termine “misofonia” è stato coniato da Jastreboff; secondo la nostra conoscenza, solo due casi di studio (Hadjipavlou et al., 2008; Schwartz et al., 2011) e uno studio clinico (Schröder et al., 2013) hanno esaminato la misofonia. In quest’ultimo studio, gli psichiatri hanno presentato questionari e interviste somministrate a 42 misofonici, un primo passo essenziale a dimostrare che la misofonia è un disturbo primario senza comorbilità evidente con le altre condizioni psicologiche o neurologiche note.
La diffusione della misofonia è indagine di studio ma esistono diversi gruppi di supporto online con migliaia di membri (tra i quali abbiamo Misofonia UK, o su Facebook e Yahoo). Coloro che soffrono di misofonia non sempre sono pienamente consapevoli di soffrirne ma conoscono le risposte anomale che hanno ai loro suoni di innesco. Inoltre, molti malati hanno identificato la condizione in almeno un parente stretto, suggerendo una possibile componente ereditaria. Mentre trattamenti efficaci per misofonia rimangono elusivi, diversi individui riferiscono che utilizzano meccanismi di imitazione per ridurre al minimo la loro esposizione e la risposta agli stimoli scatenanti. Inoltre, la misofonia sembra mostrare alcune somiglianze generali con l’acufene. Jastreboff e Hazell (2004) hanno ipotizzato che misofonia e tinnito siano entrambi associati con l’iper-connettività tra i sistemi uditivi e limbici, suggerendo che entrambe le condizioni potrebbero evocare reazioni intensificate ai rispettivi suoni. Tuttavia, nonostante queste somiglianze generali, la misofonia differisce considerevolmente dal tinnito, soprattutto in termini di come la condizione è localizzata intorno a certi suoni e situazioni prodotti dall’essere umano in contrasto a quelli internamente percepiti, i suoni astratti.
Mentre la maggior parte degli individui con sviluppo tipico sperimentano reazioni emotive generali e non elaborate ad una gamma di suoni (Halpern et al., 1986), queste diffuse associazioni negative rimangono non debilitanti e al massimo un fastidio per l’ascoltatore. Una possibilità critica è che le associazioni presenti in individui generalmente in via di sviluppo, sono combinate a quelle di individui con la misofonia, e questi ultimi vivono una risposta fisiologica più estrema. In effetti, il suono delle unghie su una lavagna è uno stimolo emotivamente evocativo che suscita disagio estremo nella popolazione tipica (Zald e Pardo, 2002; Kumar et al., 2012) e gli individui misofonici spesso fanno riferimento a questo stimolo nell’illustrare la natura estrema delle loro sensazioni di innesco. In questo studio, abbiamo ulteriormente approfondito i sintomi e i comportamenti associati con la misofonia così come abbiamo esaminato se le risposte fisiologiche misofoniche supportano i loro resoconti soggettivi di eccitamento in risposta a certi suoni.

misofonia-indagini-fisiologiche
ESPERIMENTO 1

Introduzione
In primo luogo abbiamo ricevuto informazioni sulla misofonia nel dicembre del 2011 attraverso i membri di un gruppo di supporto on-line sulla misofonia. Dalle descrizioni iniziali, la condizione sembrava avere molte qualità interessanti, oltre ad essere del tutto sconosciuta ed inesplorata. Individui misofonici sono stati invitati al laboratorio per le interviste preliminari con la speranza di ottenere una comprensione più concreta delle loro esperienze con la condizione.

Materiali e metodi
1.Partecipanti

Sono state reclutate undici persone con la misofonia dalle zone di San Diego e Los Angeles presso l’Università della California, nel campus di San Diego, attraverso il contatto auto-identificato del nostro laboratorio, nonché attraverso un gruppo di supporto della misofonia online (4 uomini e 7 donne; età media = 35,82; range = 19-65 anni).
2. Procedura
Dai membri del nostro gruppo di ricerca dell’Università della California (nel campus di San Diego), sono stati condotti da trenta a sessanta minuti di intervista semi-strutturata. Poiché non esistono stabiliti criteri diagnostici per la misofonia, l’ammissibilità per l’inclusione di studio è basata sulla gravità dei sintomi associati con le descrizioni delle esperienze riportate dal soggetto. Le cinque interviste iniziali erano di natura esplorativa e comprendevano una serie di argomenti, tra cui l’età approssimativa di insorgenza, elenchi di suoni che suscitano vari gradi di disagio, gli individui che aggravano la condizione, i meccanismi di imitazione, i pensieri comuni quando si verificano i sintomi, le risposte del corpo ai suoni scatenanti, l’effetto della condizione sulla propria vita quotidiana, e altre condizioni mediche potenzialmente associabili. Da queste interviste siamo stati in grado di generare un insieme di domande per creare il quadro generale delle successive sei interviste che si sono svolte.
Risultati e discussione
Dopo aver condotto tutte le 11 interviste, era evidente che le esperienze delle persone misofoniche, sebbene intrinsecamente variabili tra i soggetti, contenevano tendenze evidenti e somiglianze. Le categorie più salienti di valutazione e le loro caratteristiche sono documentati nella tabella che troverete cliccando qui. Inoltre, va notato che tutti i criteri diagnostici elencati da Schröder et al. (2013) erano presenti nelle relazioni dei nostri soggetti misofonici, anche se queste interviste sono state condotte prima della pubblicazione di tale articolo.
Abbiamo sperimentato l’ipotesi secondo la quale le esperienze soggettive dei misofonici evochino una risposta fisiologica anomala a determinati stimoli uditivi. Gli individui misofonici hanno mostrato un indice di ascolto amplificato e risposte di conduttanza cutanea (SCRs) all’ascolto, ma non a stimoli visivi, rispetto ad un gruppo di controlli tipicamente sviluppati, supportando questo punto di vista generale e indicando che la misofonia è un disturbo che produce effetti autonomi distinti che in genere non sono sviluppati negli individui.

Il criterio più importante nella misofonia è che suoni particolari evocano una reazione avversiva sproporzionata. I nostri soggetti sono stati reclutati proprio in base a questa caratteristica. In accordo con precedenti relazioni, i nostri misofonici hanno riferito che i peggiori suoni scatenanti sono quelli della masticazione, sgranocchiamento, legati all’alimentazione, seguiti dallo schiocco delle labbra, dallo scatto della penna e il ticchettio dell’orologio. Altri suoni di innesco notevoli includono suoni a bassa frequenza, di passi, del tamburellamento con le dita, fischi e dattilografici. Nove dei nostri 11 misofonici hanno riferito che i suoni di natura ripetitiva fanno particolarmente male. Inoltre, sei di loro hanno indicato che i suoni sibilanti risultano sgradevoli, anche se non allo stesso livello di altri suoni scatenanti.

misofonia-studio-di-casi
In termini di risposte avverse a questi suoni, i misofonici hanno riportato una serie di sentimenti, pensieri, così come reazioni fisiche negative. Alcuni dei sentimenti negativi vissuti includono intensa ansia, panico, irritazione estrema, e anche la rabbia. Inoltre, nel contesto del nostro studio, è importante distinguere l’ansia dalla paura. In particolare, mentre i nostri soggetti riportano una sensazione di estremo stress e ansia in risposta a suoni scatenanti, riportano di non aver avuto paura di loro. Nove dei nostri 11 misofonici ha segnalato il suono scatenante come invasivo, invadente, disgustoso, o maleducato. Essi hanno inoltre riferito di sentirsi offesi o violati da questi suoni al punto da fare pensieri negativi come “Odio questa persona”, “Basta, non lo sopporto”, e “Non sai come suona quello che fai?”. Tuttavia, in cima ai forti effetti psicologici, i misofonici riportano anche di sperimentare forti effetti fisici in risposta a suoni di attivazione. Gli effetti fisici più comunemente riportati sono stati pressione al torace, le braccia, la testa, o tutto il corpo così come la contrazione e tensione dei muscoli. In risposta ad un suono di innesco, alcuni misofonici hanno segnalato un aumento della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca o della temperatura del corpo, mani sudate, dolore fisico, e anche difficoltà respiratorie.
Le suddette risposte avversive evocate da suoni di innesco sono caratteristiche di una tipica, autonoma risposta del sistema nervoso. In linea con questo, le peggiori situazioni vissute dai misofonici sono spesso quelle in cui ci si sente intrappolati e incapaci di sfuggire, come nei lunghi viaggi in auto o in aereo. Allo stesso modo, due misofonici hanno riferito che i suoni scatenanti a scuola o a casa sono peggiori che in luoghi che si può facilmente lasciare, come un luogo pubblico. Tuttavia, nonostante il disagio estremo, i misofonici generalmente non agiscono fisicamente con sentimenti di aggressività. Alcuni hanno dichiarato di scattare su altri, mentre altri di interiorizzare la loro frustrazione.

Un’indicazione finale sulla misofonia è il suggerimento che gli agenti farmacologici influenzano tale condizione. Quattro dei nostri misofonici hanno indicato che la caffeina intensifica le esperienze misofoniche mentre sette di loro hanno indicato che l’alcol diminuisce la sintomatologia; questi soggetti descrivono che sotto l’influenza di alcol possono ancora sentire il suono, ma la loro risposta avversiva non è così forte.
In risposta alle reazioni avverse per attivare i suoni, gli individui misofonici hanno sviluppato una serie di strategie di difesa tra cui: evitare o allontanare se stessi da certe situazioni, imitare il suono scatenante, usare tappi per le orecchie, cuffie o ascoltare di musica, distrarre se stessi, oppure recitare dialogo interno positivo per contribuire a calmare se stessi, chiedere ad altri di smettere di fare i suoni.
Il grado in cui la qualità della vita è influenzata varia tra i nostri partecipanti misofonici. Un soggetto ha riportato che la misofonia “non influisce molto sulla qualità della mia vita. Ma sembra ridicolo e vorrei sbarazzarmene “, mentre un altro soggetto ha riferito che per via della misofonia, in passato aveva evocato pensieri di suicidio. Questi rapporti indicano che ci potrebbero essere diversi gradi di condizione misofonica, che vanno da lieve a grave, tanto da essere debilitante.

Individui misofonici più comunemente descrivono che l’insorgenza della malattia è avvenuta durante l’infanzia. Due soggetti hanno riferito che con l’età, hanno imparato ad affrontare meglio la loro misofonia; cinque soggetti hanno riferito che è peggiorata nel tempo (a causa della crescente avversione, così come un numero crescente di stimoli scatenanti) e tre non hanno ricordato nessun cambiamento nel corso del tempo. Non è del tutto chiaro perché le differenze di accumulo dei suoni scatenanti e la loro gravità si sviluppino tra misofonici ma sembra che l’esposizione prolungata e ripetuta ad un suono può essere un fattore che contribuisce all’aggravamento. Per esempio, uno dei nostri soggetti misofonici ha collegato questo al periodo della “luna di miele”, ad un nuovo posto di lavoro o ad una relazione, in cui per alcuni anni nuovi suoni causavano una piccola irritazione. Tuttavia, nel corso del tempo l’effetto negativo di questi suoni si è intensificata per diventare più grave.

misofonia-indagini-fisiologiche-e-descrizioni-di -casi
Sei dei nostri misofonici hanno riferito che uno o più degli stretti familiari hanno dimostrato sintomi e comportamenti simili a quelli misofonici. Due soggetti non avevano informazioni su questo argomento e tre hanno dichiarato di non credere che ci sia la misofonia nelle loro famiglie. Anche se questi rapporti sono solo aneddotici, suggeriscono che ci può essere una componente familiare o genetica di misofonia, invitando a fare ulteriori indagini in studi futuri.
È interessante notare come la risposta evocata da suoni scatenanti sembra essere modulata dalla conoscenza preventiva del contesto, e sorgente sonora, il che implica che la condizione non è guidata semplicemente dalle proprietà fisiche del solo suono. Ad esempio, nove dei nostri misofonici hanno indicato che la loro misofonia è isolata o aggravata da alcuni individui, di solito amici intimi, colleghi o familiari ai quali sono esposti frequentemente. Un’altra curiosa caratteristica descritta da 10 dei nostri misofonici è il fatto che i suoni di auto-attivazione indotta (ovvero suoni di innesco prodotti dai misofonici stessi) non evocano una risposta avversiva tanto quanto quella prodotta da altri. Infatti, come accennato in precedenza, imitare un suono scatenante è una delle strategie di difesa utilizzate dai misofonici per “sovrascrivere” il suono disturbante prodotto da un altro individuo. Diversi misofonici dichiarano anche di mangiare in sincronia con l’altra persona. Tuttavia, l’imitazione è anche menzionata come un modo per vendicarsi contro la persona incriminata che produce i suoni, agendo così come un modo per far fronte alla rabbia evocata dalla condizione.
Le interviste hanno rivelato inoltre un effetto interessante del ruolo del contesto sulle risposte avverse. Ad esempio, otto dei nostri misofonici hanno riferito di non essere preoccupati dai suoni della masticazione e alimentazione (suoni di innesco gravemente offensivi associati alla maleducazione quando prodotto da adulti umani) a meno che non siano prodotti da animali o bambini. Un individuo ha descritto che, così come questi individui hanno poco controllo sulle loro azioni e “non sanno niente di meglio,” questo li aiuta ad annullare i forti sentimenti avversi. Questi risultati suggeriscono che le risposte avverse vissute dai misofonici sono esplicitamente legati ad altri individui, il che implica una componente sociale di base alla condizione. Di conseguenza, anche se i nostri soggetti in sintonia col criterio diagnostico di Schröder et al. (2013), sono consapevoli della loro condizione, e riconoscono i loro sentimenti come “eccessivi, irragionevoli o sproporzionati”, comunque commentano il comportamento di un’altra persona come inopportuna e inappropriata.
Un altro tema ricorrente nelle interviste è il ruolo dell’attenzione nella misofonia. Nove dei nostri misofonici riferiscono di essere iper-concentrati sui suoni che normalmente esistono come rumore di fondo. Un soggetto misofonico ha descritto l’incapacità di sintonizzare se stesso ai rumori esterni di sottofondo come un “effetto involontario di un cocktail party”, mentre un altro ha detto che “i rumori non sono mai di sottofondo. I suoni delle persone frastornano proprio come il suono di un motore a reazione”. Otto dei nostri misofonici ha descritto di non essere in grado di prestare attenzione a un film o alle lezioni scolastiche quando gli individui intorno a loro producono i suoni di innesco, con un risanamento parziale quando distraggono se stessi e dirigono la loro attenzione altrove. Inoltre, è possibile che attraverso la comprensione del ruolo dell’attenzione nella misofonia, possono essere sviluppati altri trattamenti.

Conformemente allo studio di Schröder et al. (2013), i nostri soggetti hanno riferito alcuni sintomi condivisi con altre diagnosi, tuttavia la sintomatologia completa della misofonia non si adatta con nessuna delle categorie diagnostiche del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV). Nelle loro interviste, i soggetti hanno descritto sintomi legati al disturbo ossessivo-compulsivo (OCD), disturbo da deficit di attenzione (ADD), disturbo da stress post-traumatico (PTSD), disturbi di elaborazione uditiva e acufene e iperacusia. Tuttavia, questi sintomi non hanno coperto l’intera gamma di malesseri, tra cui il sintomo critico della misofonia (ovvero una forte risposta avversiva causata da suoni particolari). Due dei nostri misofonici hanno riferito di essere stati trattati con i farmaci, compresi i farmaci ansiolitici e antidepressivi, che avevano lo scopo di alleviare alcuni degli effetti della misofonia ma così com’è, un trattamento per affrontare pienamente la radice del problema rimane inafferrabile. Così, i nostri risultati sono in linea con la conclusione precedente secondo la quale la misofonia non è parte di un altro disturbo clinico, psichiatrico, o psicologico (Schröder et al., 2013).

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
NCBI

FONTE DELLE IMMAGINI
noiGiovani.it, PARKINSON ITALIA, scai

di Monia De Tommaso

Come combattere lo stress

Diverse volte su Misofonia.com abbiamo puntato l’attenzione sullo stress e su quanto questo crediamo possa altamente influenzare la misofonia. Dunque oggi vi proponiamo un articolo sull’argomento sperando che possa esservi utile. Buona lettura!

Storia della moda femminile

Chi non ha mai provato ansia o stress? Come sappiamo bene, l’ansia è quella spiacevole sensazione di disagio psicologico, sovente accompagnata da modificazioni somatiche, che trae origine da eventi o situazioni, vissute come minacciose, ma non necessariamente tali in termini oggettivi.

A livello psicologico, l’ansia si manifesta con situazioni di irritabilità, inquietudine, difficoltà di attenzione e di concentrazione, pessimismo, sfiducia nelle proprie capacità. Da un punto di vista fisico, le variazioni sono molteplici: interessano ad esempio l’apparato gastro-intestinale (io per esempio quando sono particolarmente ansiosa perdo l’appetito), cardio-circolatorio e respiratorio. Chi di voi non ha mai provato la fatica a respirare, la cosiddetta “mancanza di respiro” o ha sentito il “cuore in gola”?
Una situazione eccessiva d’ansia determina, inoltre, modificazioni salivari, della temperatura corporea e della tensione muscolare. Anche la sfera sessuale e il sonno possono risultare alterati.stress-ansia
Tuttavia l’ansia non si deve intendere…

View original post 590 altre parole

La respirazione addominale per migliorare le reazioni di panico

misofonia-e-respirazione-addominale

La respirazione addominale, nota anche come diaframmatica o respirazione Hara, è una tecnica collaudata per migliorare le reazioni di panico ed è stata riscontrata la sua efficacia anche in pazienti misofonici. Praticato per soli dieci minuti al giorno, è associata ai benefici per la salute, come l’aumento di energia! Respirare con il diaframma (il muscolo tra il petto e lo stomaco) permette di far entrare più ossigeno nel corpo. Fate attenzione a non esagerare (cioè respirare troppo in fretta o troppo a lungo) perché ci si potrebbe sentire un po’ storditi. Per ulteriori informazioni sulla respirazione addominale potete consultare le seguenti pagine internet:

respirazione-addominale (3)
1. Respirazione diaframmatica: come respirare bene, esercizi e benefici. Come sappiamo, il respiro riflette il nostro stato fisico ed emotivo. Per esempio, una persona che si trova in uno stato di stress (clicca qui per scoprire come combatterlo) molto alto tende ad avere una respirazione di petto, molto veloce e con poca profondità. Non è raro in persone molto ansiose e stressate avere il muscolo diaframma, muscolo respiratore per eccellenza, bloccato e quini incapace di donare al respiro profondità e spessore. Se impariamo a modificare il nostro respiro, che abbiamo visto essere anche un sistema volontario, possiamo modificare il nostro stato emotivo diminuendo o addirittura abbattendo il nostro livello di stress e di tensione (e quindi anche il numero di radicali liberi sparsi nel corpo). Quali vantaggi dunque hanno le persone che respirano bene rispetto a chi respira male?

  • Una mente più tranquilla
  • Un livello di stress più basso con una migliore gestione dello stesso
  • Una postura più corretta
  • Una migliore presenza fisica e un linguaggio del corpo più positivo
  • Più sicurezza e più lucidità nel prendere le decisioni
  • Maggior controllo

Il dottor Filippo Tartaglini, sulla pagina internet alla quale potrete accedere cliccando sopra, spiega non solo i benefici di una buona respirazione ma anche gli esercizi da fare per imparare a respirare bene.

respirazione-addominale-diaframmatica
2. Sistema respiratorio e ginnastica respiratoria. Per attuare una buona respirazione dobbiamo conoscere bene il nostro corpo. In questa pagina internet, il dott. Luca Franzon spiega non solo cos’è il sistema respiratorio ma anche le differenze tra inspirazione ed espirazione, per concludere con esercizi di ginnastica diaframmatica e costale.

repirazione-addominale-olotropica
3. Respirazione olotropica.
La respirazione olotropica è una tecnica energetica naturale che permette di scendere nel profondo e di sondare lo spirito, conoscendosi, fidandosi sempre più di sé, lasciandosi andare alla vastità dell’essere. La respirazione olotropica si rivolge a tutte quelle persone che desiderano intraprendere un percorso orientato sulla crescita spirituale e conoscenza di sé. Attraverso questo tipo di respirazione è possibile accedere a diversi livelli dell’esperienza umana, che includono memorie del passato, ricordi d’infanzia, sequenze di rinascita e di morte, esperienze transpersonali. Noi di Misofonia.com crediamo che possa essere uno strumento davvero interessante per aiutare i misofonici a scoprire meglio se stessi e magari risalire alla natura del loro disturbo.

FONTI DELLE INFORMAZIONI:
MisophoniaTreatmentInstitute, ioBenessere, Mypersonaltrainer, cure-naturali.it

FONTI DELLE IMMAGINI:
Living Now, cure-naturali.it, Megliocrudo, TheHealer

di Monia De Tommaso

Misofonia: sollievo dopo 70 anni

misofonia-sollievo-dopo-70-anni

Virginia non ricorda piú da quanti anni soffre di misofonia. Aveva reazioni molto gravi a precisi suoni scatenanti che producevano i familiari tra cui lo scricchiolio, il canto, e quello prodotto dalla masticazione dei chewingum. Utilizzando il Trattamento della Riprogrammazione Neurale (Neural Repatterning Treatment), con l’applicazione Trigger Tamer (e la guida di Tom Dozier), ha eliminato due delle sue più grandi sensibilità ai suoni. Questo ha cambiato la sua vita! Il suo punteggio al questionario sulla misofonia (che misura la gravità di questo disturbo) è sceso da 46 a 16, in quattro mesi. Il suo punteggio, quando ha smesso di lavorare con l’applicazione di Trigger Tamer, era arrivato 4!
Ecco quello che ha scritto circa il Trigger Tamer e il trattamento:

Attualmente usando il Trigger Tamer e sono stupita di quanto efficace il lavoro sia stato per me. Non pensavo che questo tipo di miglioramento fosse possibile, perché ho sofferto di misofonia tutta la mia vita. L’applicazione è ottima se utilizzata nel modo in cui Tom dirige. Ho scoperto che ho bisogno di conversazioni settimanali al telefono con lui, perché sono così tante domande e gli ostacoli e lui può guidarmi nella giusta direzione. Sono davvero sicura che gli adeguamenti e le sfide che Tom mi ha dato nel corso delle settimane e la sua comprensione della mia situazione hanno fatto sì che l’intero lavoro andasse bene. Ho praticamente sconfitto tre sensibilità sonore e sto cominciando a lavorare su una delle ultime.

Potrebbero interessarvi anche i seguenti articoli:
Il successo dei teenagers
Misofonia: successi nella mezza età

FONTE DELL’INFORMAZIONE:
Misophonia Treatment Institute

FONTE DEL’IMMAGINE:
laValeriana

di Monia De Tommaso