La misofonia e l’amigdala

misofonia-e-amigdala

CAPITOLO 7: L’innesco del cervello – La misofonia e l’amigdala

L’amigdala è una raccolta strutturalmente eterogenea dei nuclei, che giace nella porzione mediale anteriore di ogni lobo temporale. I neuroni nell’amigdala laterale (LA) e nuclei della base (BA) hanno grandi alberi dendritici. Connessioni estese all’interno e tra i diversi nuclei del complesso amigdaloide aggiungono complessità alla regione del cervello, rendendo difficile per noi annotare le connessioni e i meccanismi di come gli stimoli siano percepiti e come si formino ricordi precisi.
Forse più di ogni altra regione del cervello, l’amigdala è stata associata a numerosi disturbi neuropsichiatrici e allo sviluppo neurologico. È considerata il centro di integrazione per le emozioni, comportamenti emotivi, e motivazione.

L’informazione converge da tutte le modalità sensoriali di origine visiva, uditiva, olfattiva, gustativa, viscerale, somatosensoriale e cortico-polimodale, raggiungendo l’amigdala, così come le informazioni giungono dalle visceri o le parti interne del corpo.
Nel complesso, l’amigdala è una regione del cervello, a lui strettamente collegata, che colpisce e interagisce con le risposte emotive. Riceve informazioni dalle cortecce temporali e insulari, dalla corteccia uditiva, la corteccia visiva e dalle regioni della corteccia prefrontale. E invia informazioni a molte regioni, tra le quali ci sono l’ippocampo (connesso con la memoria), la corteccia prefrontale e le cortecce sensoriali.

L’amigdala svolge un ruolo nella segnalazione (effetto piacevole / spiacevole, positivo /negativo) degli stimoli sensoriali che riceve. In altre parole, l’amigdala, nonché una rete di aree corticali e sottocorticali, si attiva durante l’esposizione a suoni avversivi. L’amigdala si attiva anche durante l’esposizione a stimoli avversivi di tipo visivo, olfattivo e gustativo. Stimoli uditivi esterni raggiungono l’amigdala attraverso due percorsi differenti che si completano a vicenda.

Un percorso breve viene dal talamo; è relativamente veloce, permettendo al corpo di prepararsi potenzialmente al pericolo prima di sapere esattamente d che tipo di pericolo si tratta. Così, le informazioni sensoriali vengono trasmesse dell’amigdala attraverso le cascate neurali che hanno origine nelle cortecce sensoriali primarie, come la corteccia uditiva. L’amigdala è quindi pronta a integrare entrambe le risposte automatiche veloci con risposte più lente, più cognitive.

A sua volta, se le informazioni in arrivo dalla periferia presentano un segnale di “pericolo”, l’amigdala invia segnali alle regioni del cervello coinvolte nel controllo autonomo. Fuori  l’amigdala si attivano rapidamente altre aree limbiche, spingendo la persona a reagire immediatamente. Le risposte comportamentali sono generate principalmente attraverso i nuclei centrali e mediali dell’amigdala, che vengono inviati poi per i centri ipotalamici e del tronco cerebrale coinvolti nel controllo autonomo.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
Corpo Mente Spirito

di Monia De Tommaso

Annunci

Le parti del cervello innescate

misofonia-e-le-parti-innescate-del-cervello

CAPITOLO 7: L’innesco del cervello – Le parti del cervello innescate

Abbiamo solo una conoscenza parziale della natura del passaggio di segnali sonori dal tronco cerebrale ad aree corticali superiori. Lavorazione e trasformazione hanno luogo presso numerose fermate lungo il percorso sia da chi respira, a chi sofferente fugge da una stanza. Quali parti del cervello interpretano il suono? In quale frangente un suono passa da ambiguo a “pericoloso”? È possibile che il pericolo possa effettivamente essere interpretato come dolore?

L’orecchio
Le anomalie delle orecchie e acustiche non sono implicate in questo disturbo. Non ci sono prove che ci sia una relazione tra disturbi dell’udito come l’iperacusia o tinnito e la “misofonia”. Tuttavia, gli audiologi possono svolgere un ruolo nel trattamento del disturbo. Sollievo si trova spesso grazie ai generatori di rumore bianco fissati all’orecchio. Dall’orecchio, un suono codificato viaggia attraverso il tronco cerebrale e il collicolo inferiore del mesencefalo e viene elaborato in ogni regione del cervello.

Il tronco cerebrale e collicolo inferiore
Il collicolo inferiore (IC) è un relè necessario per quasi tutte le informazioni uditive (ascendenti e discendenti) ed è situato a metà strada lungo le vie uditive del mesencefalo. Un punto rilevante riguardante il collicolo inferiore associato con la “rabbia del suono” è il suo ruolo nel distinguere i suoni ambientali da quelli auto-generati. Questo può spiegare perché le persone con la misofonia non sono infastidite dai suoni generati dalla propria masticazione.

Grigio periacqueduttale
Il Grigio Periacqueduttale (PAG, detto anche la “il grigio centrale”) è la regione densa di cellule che circonda l’acquedotto mesencefalico. Comanda le reazioni di lotta o fuga primitive indotte da minaccia, dolore acuto, o l’asfissia, e ha un ruolo nella risposta di fuga. Il PAG fornisce l’input al IC e può quindi fornire informazioni limbiche al sistema uditivo.

Talamo
Il talamo trasmette percorsi sensoriali in ingresso alle aree appropriate della corteccia. Il talamo uditivo è la principale fonte di proiezioni uditive che alla fine raggiungono il nucleo laterale (LA) dell’amigdala. Il corpo mediale genicolato (MGB) è il principale centro uditivo del talamo; ottiene informazioni dal collicolo inferiore e ne invia alla corteccia uditiva e all’amigdala. Il MGB ottiene anche input dal nucleo reticolare del talamo (TRN) che forma un sottile velo intorno al talamo dorsale e agisce come un filtro, setacciando le informazioni tra il talamo e la corteccia. Il TRN consente ai segnali di passare alla corteccia o bloccarli  innervando e inibendo la proiezioni di neuroni dal talamo.

Pulvinar
Il complesso del pulvinar è la più grande massa nucleare nel talamo. Riceve input visivi diretti dalla retina, input visivi indiretti attraverso gli strati superficiali del collicolo superiore a metà del cervello, e l’ingresso massiccio dalle cortecce visive. Le connessioni tra le regioni del cervello che hanno un ruolo nella valutazione di uno stimolo, pulvinar, amigdala, corteccia orbitofrontale e l’insula, suggeriscono che il pulvinar può avere un ruolo nel processo emotivo.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
Humanitas Research Hospital

di Monia De Tommaso

Misofonia: limitazioni sulla scienza del cervello

misofonia-cervello

CAPITOLO 7: L’innesco del cervello – Limitazioni sulla scienza del cervello

Quando sentiamo qualcuno mangiare la minestra, la risposta fisiologica comportamentale di fuggire  emergere prima della sensazione emotiva di rabbia? Le sensazioni emotive nascono prima, dopo, o durante i pensieri associati ai fattori scatenanti? Cosa viene prima, una gamma attivata di risposte viscerali e comportamentali o l’esperienza cosciente emotiva?

Dal punto di vista neurologico, i neuroni nel centro dell’abilitazione emotiva (amigdala), e il sistema di elaborazione delle informazioni della corteccia cerebrale, spesso sono coinvolti in rappresentazioni. Un singolo neurone può codificare più variabili cognitive ed emotive. Questo rende le reazioni di separazione, i pensieri e i sentimenti estremamente difficili. E rende lo studio di laboratorio del rapporto tra pensieri, emozioni e risposte comportamentali altrettanto difficili.
Il dibattito su come il pensiero influenzi le emozioni e come le emozioni abbiano un impatto sul pensiero è ancora in corso. Per aggirare questo dibattito, i neuroscienziati spesso descrivono

la cognizione e l’emozione come processi separabili, attuati da diverse regioni del cervello. Nello studio dell’emozione, gli scienziati misurano risposte emotive agli stimoli lungo due assi: la valenza (piacevole contro quella spiacevole o positiva contro quella negativa) e l’intensità (livello di eccitazione). Si tratta di un modo, ma limitato, per identificare e caratterizzare i circuiti neurali responsabili per gli aspetti specifici di espressione emotiva e di regolazione.

In studi con soggetti umani, i neuroscienziati eludono il dibattito sul pensiero contro l’emozione definendo operativamente un aspetto particolare dell’emozione (vale a dire, la definizione di una particolare metrica e limitando lo studio per la valutazione di tale metrica specifica); poi utilizzano una caratterizzazione comportamentale o fisiologica specifica per studiare le basi neurali del processo emotivo. Ad esempio, per studiare la rabbia, i neuroscienziati prima operativamente definiscono la rabbia. Poi creano una situazione molto particolare da cui si spera di stimolare o suscitare la rabbia, come ad esempio mostrando volti arrabbiati o pungere con uno spillo un dito dei soggetti analizzati. Si guardano i cervelli dei soggetti e si registrano le aree che risultano accese.

I ricercatori creano simulazioni di eventi per suscitare emozioni di base, dal momento che è virtualmente impossibile risposte emotive autentiche che sono generate in situazioni del mondo reale. Queste simulazioni artificiali sono spesso accompagnate da un piccolo campione. La validità e la legittimità nel generalizzare i risultati a una popolazione complessiva è discutibile, in particolare alla luce delle limitazioni delle condizioni di ricerca, che non creano risposte emotive adeguate vere e proprie.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
Filosofiprecari.it

di Monia De Tommaso

L’innesco del cervello

misofonia-cervello-umano

CAPITOLO 7: L’innesco del cervello – Introduzione

In qualche modo la connettività intricata di queste strutture cerebrali dà origine a stati mentali e rappresenta le interazioni tra cognizione ed emozione che sono fondamentali per il nostro benessere e la nostra esistenza.
L’esistenza di tali segnali in una fase iniziale, la fase pre-corticale del percorso uditivo, rimuove solo poche sinapsi dalla trasduzione sensoriale nella coclea e sottolinea l’importanza di tali processi costruttivi nel cervello nell’interpretazione del suono. È anche indicativa delle molte possibilità per i suoni di essere male interpretati o errati.

Il cervello comprende tre strati. Lo strato più interno, comunemente denominato “cervello primitivo” ed è responsabile di comportamenti istintivi. Il livello successivo è il sistema limbico, conosciuto per abilitare le emozioni e l’elaborazione dell’odore (olfatto) e sapori (gusto). Il terzo strato è il telencefalo, il “cervello pensante”, in cui l’elaborazione delle informazioni sensoriali dettagliate e l’organizzazione delle informazioni sensoriali complesse provocano il pensiero cosciente.

Le emozioni hanno origine in una complessa rete di nuclei neuronali (centri). Questi centri sono situati in una regione dell’ipotalamo, che si trova sopra il tronco cerebrale e sotto il talamo, e in una regione più diffusa chiamata sistema limbico.

Nel complesso limbico risiedono diverse parti del cervello. Queste sono l’amigdala, una regione che è stata accuratamente studiata per quanto riguarda la paura, l’ippocampo, l’insula (o corteccia insulare), e il pulvinar. I centri corticali del cervello, che si ritiene essere coinvolti nelle cognizioni (pensieri, credenze, valutazioni, estimazioni, etc.) del disordine legati alla “rabbia per i suoni”, sono la corteccia prefrontale (PFC), la corteccia orbitofrontale (OFC), che è una parte della corteccia prefrontale, e la corteccia cingolata anteriore (ACC).

Le varie parti del cervello sono collegate in modo estremamente complesso. I rapporti tra le diverse regioni, e le sfumature di quei rapporti, non sono ancora ben compresi. Il flusso di informazioni tra le regioni è altamente interattivo; la comunicazione è sia un sistema di ritorno che di invio di informazioni (la comunicazione di invio di informazioni si riferisce ai circuiti che trasportano informazioni sensoriali dalla periferia al tronco cerebrale, talamo, e quindi la corteccia; mentre di risposta si riferisce a circuiti che portano le informazioni nella direzione di comando).

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
UNF Ultime Notizie Flash

di Monia De Tommaso

Misofonia: qual è la diagnosi?

misofonia-diagnosi

In questo articolo concludiamo la traduzione del CAPITOLO 5 del libro della dott.ssa Krauthamer sulla misofonia. Qui la dottoressa, dopo diverse ipotesi che vedrebbero associarsi alla sensibilità ai suoni diversi altri disturbi, trae le sue conclusioni.
È ovvio che l’attuale letteratura psichiatrica non ha una sindrome nota in cui potrebbe collocarsi la misofonia. Attualmente è da considerarsi come una malattia orfana, non reclamata dalle comunità mediche e psicologiche. I farmaci che sono strumenti efficaci nel menu di strategie di difesa per i disturbi d’ansia noti non sono palliativi (lenire i sintomi di un disturbo senza influenzare una cura) con questo disturbo. Risposte anti-ansia potrebbero aiutare a ridurre lo stress in generale. Hanno un impatto sulla risposta fisiologica ed emotiva immediata agli stimoli, tuttavia, l’impatto globale del fattore scatenante non diminuisce. Non vi è alcuna riduzione dimostrata nei diversi tipi di fattori scatenanti. Essi non alterano l’effetto di ipervigilanza subordinato. Sulla base di testimonianze, la terapia di esposizione che ha applicazione pratica con le fobie in realtà aggrava i sintomi.
Resta tuttavia un fatto fondamentale: questo disturbo può rappresentare un intero nuovo paradigma di disturbo mentale.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
Freepik

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un Disturbo di Elaborazione Sensoriale (SPD)?

misofonia-disturbo-di-elaborazione-sensoriale

CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un Disturbo di Elaborazione Sensoriale? (SPD)

Mi è stato detto che questo è stato chiamato Disfunzione Sensoriale Integrativa o Disordine Sensoriale. C’è una grande quantità di variazioni nei sintomi. Uno o tutti i sensi possono essere influenzati in misura diversa. In sostanza, il sistema nervoso risponde in modo inappropriato a stimoli che non darebbero fastidio alla persona media. Non c’è niente di meglio che stare da soli, te lo assicuro. È davvero difficile evitare le persone quando masticano la gomma. Ho passato tutta la vita cercando di farlo. Sono andata allora da un medico che avesse familiarità con disturbi i sensoriali (la maggior parte di loro usano il con  trattamento bambini con ADHD, autismo, PDD-NOS, depressione, aggressività, e altri tipi di disturbi legati ad un’incapacità a variare adeguatamente a stimoli di tipo sensoriale).

Anche se è distinta e indipendente, si è tentati di chiamare la misofonia un disturbo di elaborazione sensoriale. I diversi sensi, quello uditivo (la parola “udito” suona come se si parlasse del suono generato dal tamburella mento delle dita), visivo (qualcuno si agita nel vedere scuotere i capelli), e olfattivo (per esempio potrebbe essere difficile restare accanto a qualcuno che sta sudano molto), prendono  informazioni. Il loro ingresso (informazioni sullo stimolo) viene elaborato nel cervello. Qualcosa va male nel settore della trasformazione. Invece di non aver “alcuna reazione” ad uno stimolo ambientale, si ha una reazione emotiva. La reazione emotiva può essere di rabbia, con i pensieri di odio per la sorgente del fattore scatenante e di una risposta fisiologica di fuga. Si potrebbe dire che l’input sensoriale è stato elaborato in modo non corretto. Tuttavia, ciò non lo rende un disturbo di elaborazione sensoriale.
Un “disordine sensoriale” ha uno schema completamente diverso. L’elaborazione sensoriale è una difficoltà nella capacità del cervello di integrare le informazioni.

Nella sua forma estrema, quando si traduce in difficoltà nella vita quotidiana, è considerata una malattia, anche se non è riconosciuta dalla diagnostica del Manuale Diagnostico e Statistico dell’American Psychiatric Association.  La teoria è stata affrontata la prima volta nel 1970, da un terapista occupazionale. Il dottor A. Jean Ayres ha introdotto l’idea che il cervello di certe persone non in grado di elaborare tutte le informazioni in arrivo attraverso i sensi e di fornire un quadro chiaro di ciò che sta accadendo sia internamente che esternamente. Ha inoltre postulato che ci sono sette, piuttosto che cinque sensi, aggiungendo i sensi “interni” di consapevolezza del corpo (propriocettiva) e il movimento (vestibolare).

Si parla di un’incapacità di sintetizzare contemporaneamente le informazioni apparenti quasi dalla nascita. I neonati e i bambini manifestano una resistenza alle coccole, fino al punto di inarcarsi quando vengono presi in braccio, e possono sentire del reale dolore quando vengono toccati. Nella fase pre-scolastica (nella prima infanzia), i bambini che manifestano comportamenti con scatto d’ira possono effettivamente reagire da un eccesso di stimolazione; comportamenti di lotta o fuga, possono diventare evidenti nella scuola elementare, quando c’è troppa stimolazione. Il trattamento della disfunzione sensoriale è più evidente come una diminuita capacità di rispondere alle informazioni sensoriali al fine di comportarsi in modo significativo e coerente. Dal punto di vista evolutivo, porta alla difficoltà di utilizzare le informazioni sensoriali per pianificare e organizzare il funzionamento del corpo in relazione con l’ambiente e quindi, dare un senso all’ambiente circostante.

Nel suo libro Bambini Sensazionali, la Miller descrive tre sottoinsiemi di disturbo di elaborazione sensoriale: il Disturbo di modulazione sensoriale (SMD), del quale la difensiva sensoriale è una categoria secondaria, il Disturbo Sensoriale-Basato sull’Apparato motorio (sBMD), e il Disturbo Sensoriale di Discriminazione. La difensiva sensoriale rispecchia più da vicino la misofonia e saranno affrontati i punti che li differenziano e li accomunano.

Quando è stato chiesto se ci fosse la possibilità di un collegamento tra la “misofonia” e il Disordine di  Elaborazione Sensoriale, il Dott. Schoen, il vice direttore della Fondazione per la Ricerca sul Disordine Sensoriale (SPD) e consulente clinico dello Star Center, ha risposto:

“Le persone con disturbo di elaborazione sensoriale, tipicamente hanno menomazioni a più di un sistema sensoriale. Chiaramente le manifestazioni comportamentali degli individui con misofonia appaiono simili a quelli con super-risposte sensoriali nel dominio uditivo. Attualmente, i meccanismi biologici e le strutture implicati per l’SPD e la misofonia non sono ben documentati e le eziologie sono sconosciute. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le somiglianze, differenze e co-occorrenze delle due condizioni”.

La difensiva sensoriale, ha una sotto categoria sulla modulazione sensoriale, una super-sensibilità e reazione negativa al imput sensoriali propriocettivi non avversivi quali tattili, vestibolari, uditivi, visivi, gustativi e olfattivi. Una passeggiata attraverso un centro commerciale può essere vissuta come un attacco e può alienare totalmente, disorientare, e disturbare la persona mettendola sulla difensiva sensoriale.

Esempi di atteggiamento difensivo sensoriale sono: avere una sensazione abrasiva sulle dita, non essere in grado di stare in piedi su una scala mobile, saltare al suono improvviso di una sirena, essere sopraffatti dalle  luci. Una teoria ipotizza che al fine di modulare la sensazione di comportamento adattivo, ci deve essere un giusto equilibrio tra l’assuefazione e la sensibilizzazione. L’assuefazione si verifica quando il sistema nervoso centrale riconosce stimoli per conoscenza e quindi non risponde più a loro. La sensibilizzazione è il processo in cui il sistema nervoso centrale riconosce stimoli nocivi o importanti e quindi aumenta la risposta.

Facciamo un esempio. L’allarme del passaggio a livello fa un suono forte, nel momento in cui un treno si avvicina, ma il sistema nervoso centrale sa che non è né dannoso né particolarmente rilevante se si è a sei isolati di distanza. Gli individui con difensiva sensoriale, invece, hanno soglie basse a stimoli sensoriali e risposte intensificate con meno adattamento: l’allarme del treno disturba anche se è a sei isolati di distanza.

Nel suo libro, Troppo forte, troppo luminoso, troppo veloce, troppo stretto, Sharon Heller discute l’impatto della ricettività sensoriale non-modulata sulla vita sociale, psicologica ed emotiva di una persona. Le persone che sono in guardia costante, in lotta o fuga da particolari stimoli, creano campi di battaglia all’interno del proprio ecosistema biologico.

“Se i sensi alimentano informazioni negative nel canale limbico, il viaggio emotivo della persona è dolorosamente intenso e volatile”.

Dunque, la misofonia è un sottoinsieme di difensiva sensoriale? Entrambi creano un’eccitazione del sistema nervoso simpatico, ipervigilanza, isolamento e la sensazione di mancanza di controllo. Tuttavia, ci sono molte differenze fondamentali nei sintomi, come l’età di esordio e i processi neurobiologici. La reazione di una persona sulla difensiva sensoriale per un suono è più probabile che sia una risposta di allarme o una reazione a rumori forti; può causare una risposta di fuga ma manca la risposta emotiva chiave di rabbia.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
Protegez-vous

di Monia De Tommaso

Provavo tanto odio, volevo fare del male a mio padre

misofonia-e-rabbia

Cari lettori, non scoraggiatevi ma lottiamo per trovare una soluzione!
Chiunque voglia raccontare la propria esperienza (anche in anonimato) può contattarci. La vostra testimonianza è importante!

La prima volta che ho notato i rumori della masticazione/respirazione che faceva mio padre avevo circa 11 o 12 anni. Quando si tirava su col naso, masticava o mangiava con la bocca aperta, cominciavo a sentire una profonda rabbia e mi veniva voglia di fargli un’occhiataccia oppure diimitarlo, con una conseguente sgridata da parte di mia mamma. Ho iniziato a cercare di evitare di mangiare a tavola con la famiglia, ed è stato un sollievo quando per le mie azioni mi mandavano in camera mia. La cosa peggiore era che amavo i miei genitori, ma, allo stesso tempo, sentivo una rabbia così forte che avrei voluto ferire seriamente mio padre.

Mai nessuno dei miei genitori mi ha mai chiesto spiegazioni sulle le mie reazioni o come mi sentivo. Il mio cervello diceva “Come si può fare questo? E’ disgustoso!”, ma nessun altro mai sembrava pensare una cosa del genere. In realtà non sono mai  diventato violento con nessuno, ma avevo gravi bizze di rabbia. In questo momento, posso solo ricordare le sensazioni che provavo quando venivo attivato ​​da mio padre, ma quando ho raggiunto la mia tarda adolescenza, ho iniziato a notare anche i rumori che mia madre faceva quando deglutiva. Dopo, mio padre è morto, avevo 19 anni, e il focolaio principale dei suoni scatenanti è diventata la mia mamma; a poco a poco la diffusione ha incluso altri.

Durante il periodo universitario, quando avevo 20 anni, non ho avuto grossi problemi. Come ora, penso che lo stress, gli ormoni, la forma fisica e la mia “salute mentale” hanno tutti avuto un rapporto negativo con i miei sintomi. Nel corso degli anni, vivevo lunghi periodi in cui ero sovrappeso e lievemente in depressione e sembra che fossero correlati al peggioramento dei sintomi, delle cui cause non sono molto sicuro.

I miei principali fattori scatenanti ora sono i rumori legati alla masticazione, la deglutizione, la respirazione e alcuni rumori di risonanza specifici (ad esempio, un membro del personale sul posto di lavoro ha un orologio con un grande quadrante con un braccialetto che tintinna tutto il giorno). Inoltre ho anche problemi con fattori che non sono audio, come alcuni profumi e la vista (anche senza suoni) di persone che mangiano con la bocca aperta, le persone che tirano calci o tamburellano sulla sedia sulla quale sono seduto (ad esempio in occasione di conferenze) e altri.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
MisophoniaUK

FONTE DELL’IMMAGINE:
benessere.guidone.it

Se vi interessa leggere anche altre testimonianze allora cliccate qui.

di Monia De Tommaso

 

Misofonia: si tratta di un disturbo post-traumatico da stress (PTSD)?

misofonia-e-disturbo-da-srtess-post-traumatico

CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un disturbo post-traumatico da stress?

Fin da quando era una bambina, per Ada Siganoff partecipare sedere a tavola è stata una tortura. I suoni legati ai pasti – la masticazione, il risucchio, ecc. – la distraevano. Ha poi trascorso molti anni a fare terapia cercando di affrontare ciò che era stato erroneamente diagnosticato come disturbo da stress post-traumatico.

Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è un disturbo psichiatrico abbastanza ben documentato che colpisce le persone che hanno sperimentato o sono state testimoni di un pericolo di vita. Eventi traumatici come lo stupro, le catastrofi naturali (come inondazioni e distruzioni causate da tsunami), e gravi incidenti stradali possono avere un impatto significativo sulla salute mentale a lungo termine di una persona. È stato teorizzato che, quando le persone che hanno la vulnerabilità psicologica e fisiologica sono espostea un evento stressante, sviluppano la convinzione che questi eventi stressanti sono imprevedibili e incontrollabili, e diventeranno timorosi circa la ripetizione di questo stress. Ciò porta ad un ciclo di “iper eccitazione cronica” e “apprensione ansiosa”.

Secondo il National Technical Information Service del Dipartimento del Commercio statunitense, ben 20 milioni di americani sembrano aver avuto almeno un episodio di vita da PTSD, rendendo questo disturbo mentale come uno dei più diffusi e diagnosticati, superato da disturbi da uso di sostanze e la depressione.

Una persona con PTSD ha inaspettate ripetizioni dell’evento traumatico; queste sono episodici “flashback” e possono indurre la persona ad agire come se lui / lei è rivivesse l’esperienza. Un colore, odore, oggetto, o  suono che è simile o associato con il trauma può scatenare ricordi intrusivi con un conseguente grande dolore emotivo e sofferenza. Una persona con PTSD evita situazioni o attività che ricordano l’evento traumatico originale. Spesso, il malato si comporta come se la sua vita sia costantemente minacciata. Tra le donne, i traumi più comunemente associati con il PTSD sono lo stupro e le molestie sessuali, e tra gli uomini sono la presenza o  l’esposizione al combattimento.
Il PTSD è caratterizzato da un intorpidimento della reattività generale; ricorrenti e inquietanti ricordi dell’evento traumatico che spingono alla conoscenza; ricordi intrusivi; incubi ricorrenti su ciò che è accaduto. Altri sintomi diagnosticati includono l’evitare stimoli / situazioni che potrebbero essere associati al trauma, una maggiore eccitazione, difficoltà ad addormentarsi, difficoltà a mantenere il sonno, la rabbia, e ipervigilanza. Ad esempio, l’iper-vigilanza e i disturbi del sonno sono comuni tra i veterani feriti in Vietnam.

Perché a qualcuno con un la misofonia è stato diagnosticato il PTSD? Può essere che lo specialista che ha fatto la diagnosi abbia presupposto che vi fosse un evento traumatico nella vita del cliente come un incidente grave o abuso e abbia presupposto che (per esempio) il suono della gomma da masticare sia l’innesco per l’evento traumatico e gli ulteriori flashback. Superficialmente, questa spiegazione generata dai comportamenti osservati sembra accettabile, ma è fuorviante.

I comportamenti del PTSD conseguenti ad una maggiore eccitazione, rabbia e ipervigilanza sembrano sorprendentemente simili a quelli della misofonia. Ci si guarda intorno per vedere dove sia il pericolo. C’è maggiore consapevolezza e l’ansietà di voler evitare situazioni in cui si possono verificare i fattori scatenanti. E, soprattutto, entrambi i disturbi causano disagio clinicamente significativo o compromissione di aree importanti come quella sociale, lavorativa, o di altro tipo di funzionamento, o in qualche modo che mettere in pericolo la capacità dell’individuo di eseguire compiti fondamentali.

Se la misofonia non è OCD, PTSD o una fobia, di cosa si tratta esattamente? Si tratta di un disturbo d’ansia? Sulla base di una profonda revisione del DSM IV-TR, non è un disturbo d’ansia. Può essere che l’ansia sia una condizione di co-morbidità o che anche si verifica, ma separatamente. Non c’è dubbio che l’ansia sia un compagno di letto vicino, un effetto derivante come reazione o risultato della malattia stessa. L’ansia è associata perché si evitino situazioni e persone allineate con i fattori scatenanti. Molti malati riportano una sensazione di ansia in situazioni in cui potrebbe verificarsi un innesco.

Per quanto riguarda i farmaci per l’ansia, gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), è stato dimostrato che sono tra i farmaci più tollerati. Questa classe di farmaci comprende la fluoxetina (Prozac), fluvoxamina (Luvox), citalopram (Celexa), escitalopram (Lexapro), paroxetina (Paxil), e sertralina (Zoloft). Essi sono anche efficaci per i disturbi di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo, il PTSD, il disturbo d’ansia sociale, e il GAD. Tuttavia, i farmaci utilizzati con successo sui disturbi d’ansia non sono efficaci per mitigare gli impatti degli inneschi e non vi è alcuna prova che SSRI siano cure palliative.

Ad ogni modo, i media hanno giocato un ruolo importante nel sbagliare le diagnosi o fare diagnosi impropriate della sindrome, senza prove fondate. Nell’estate del 2010, il guru televisivo e dei media, il Dott. Phil, ha condotto una breve intervista sulla “sensibilità sonora” sul suo programma “Am I the only One?” (trad. “Sono l’unico?”). Ha detto alla donna che descrive la sua avversione ai suoni:

“È una risposta di ansia. Non è strano; del suono possiamo sapere qualcosa e se si decide di concentrarsi su di essa non si ha alcun controllo su di essa stessa. L’ansia si attiva quando ci sentiamo fuori controllo. Si sta per avere a che fare con la propria reazione. In presenza di questi stimoli è necessario imparare a calmare se stessi. È molto fattibile con la desensibilizzazione sistematica là dove si ha la possibilità di avere un controllo straordinario in presenza di questi stimoli”.

In aggiunta ad una diagnosi errata, l’erronea assume che la sensibilità al suono è un tipo di fobia. “Anche se alcune persone sono paralizzate dalla paura per tutta la vita, il tempo tipico necessario per trattare ed eliminare una fobia è inferiore a 100 ore. La vostra paura può non aver niente a che fare con lo stimolo che accelera il tuo battito cardiaco, in modo da poter lentamente imparare a confrontarsi con esso e superare la fobia.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
Dott.ssa Tiziana Corteccioni

di Monia De Tommaso