Misofonia: si tratta di un disturbo ossessivo-compulsivo (OCD)?

misofonia-e-disturbo-ossessivo-compulsivo

CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? –Si tratta di un disturbo ossessivo-compulsivo (OCD)?

L’OCD in genere si manifesta come una serie di pensieri intrusivi di elaborate immagini (ossessioni). Questi sono accompagnati da comportamenti ritualizzati segreti (compulsioni) che gli individui si sentono in dovere di eseguire. I criteri del DSM IV-TR per gli stati OCD riconoscono che:

  • Ad un certo punto durante il corso della malattia, la persona ha riconosciuto che le ossessioni o compulsioni sono eccessive o irragionevoli.
  • Le ossessioni o compulsioni causano disagio marcato, occupano più di un’ora al giorno, o interferiscono significativamente con la routine della persona, la sua occupazione, o le sue normali attività sociali.
  • Se c’è un altro disturbo dell’Asse I, l’uso di sostanze, o una condizione medica generale nel presente, il contenuto dell’ossessione o costrizione non è limitato ad esso.

Le Ossessioni elencate nei Criteri per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del DSM IV-TR sono:

  • Pensieri ricorrenti e persistenti, impulsi o immagini che vengono vissuti come intrusivi o inappropriati, provocando ansia o disagio.
  • I pensieri, impulsi o immagini non sono semplicemente eccessive preoccupazioni circa i problemi della vita reale.
  • La persona tenta di ignorare o sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni.
  • La persona riconosce che i pensieri ossessivi, gli impulsi o immagini sono un prodotto della propria mente.

Le Compulsioni elencate nei Criteri per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del DSM IV-TR sono:

  •   Comportamenti ripetitivi o atti mentali che la persona si sente di mettere in atto in risposta ad un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate in modo rigido.
  • I comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre il disagio o a prevenire alcuni eventi o situazioni temute.
  • Questi comportamenti o azioni mentali non sono collegate in modo realistico con ciò che sono designate a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessive.

Il fattore principale che distingue l’OCD dalla misofonia è che le ossessioni e compulsioni possono e esistere senza stimoli esterni (o situazioni ambientali) per far scattare i pensieri.

Invece, nella “Rabbia per il suono” una risposta di rabbia richiede un fattore di innesco. Infatti, la “Rabbia per il suono”, o misofonia, si basa sulla reazione agli stimoli esterni.

Tuttavia, le persone con la misofonia vengono diagnosticate come se avessero l’OCD, molto probabilmente perché la loro perseveranza (come ad esempio, l’impossibilità di cambiare idee su qualcosa) e la mancanza di controllo, l’ansia premonitrice associati al fattore di innesco, vengono erroneamente interpretati come ossessione.

Le risposte relative alla “Rabbia per il suono” possono sembrare come sostituti di “pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti pensieri” quando in realtà, il disturbo è una reazione immediata a uno stimolo. Basta pensare che qualcuno che mastica può causare ansia premonitoria, ma non suscitare la stessa rabbia / risposta fisica ed emotiva. Non ci sarebbe il bisogno disperato di scappare, perché non ci sarebbe nulla da cui allontanarsi.

I sofferenti di misofonia spendono una quantità eccessiva di tempo a difendersi e affrontare il fattore scatenante. Sono molto attenti all’ambiente in cui possono verificarsi i fattori di innesco. Questa attenzione si riferisce all’ipervigilanza, ovvero modo in cui il cervello si mantiene in allerta per un possibile pericolo o dolore. Tuttavia, in questo modo, molti misofonici e lettori, interpretano l’ipervigilanza come un comportamento di una persona ossessiva. I farmaci ansiolitici che aiutano a calmare l’OCD  non sembrano avere alcun effetto sulla  “Rabbia per il suono”.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
Pazienti

di Monia De Tommaso

Annunci

Misofonia: si tratta di una fobia?

misofonia-fobia

CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? –Si tratta di una fobia?

Anche io ho questa fobia da circa 5 anni. NON ASPETTATE CHE MIGLIORI DA SOLA. IL PIU’ DELLE VOLTE NON ACCADRA’! Gente, non soffrite in silenzio! Sono stufo di persone che danno consigli del tipo “ignoralo” o “cavatela dalla situazione”. Non si può scappare da essa, sarà sempre lì!

I media e alcuni medici di salute mentale hanno etichettato la sindrome come fobia. Nel DSM IV – TR, i Criteri per la Fobia Specifica sono:

  • La paura persistente che è eccessiva o irragionevole, segnalata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o di una situazione specifica.
  • L’esposizione provoca ansia immediata, che può assumere la forma di un attacco di panico sensibile alla situazione.
  • I pazienti riconoscono che la paura è eccessiva o irragionevole.
  • I pazienti evitano la situazione fobica o sopportano altro con intensa ansia o disagio.
  • Il disagio nella situazione temuta interferisce significativamente con la routine della persona normale, il funzionamento lavorativo o attività o relazioni sociali.
  • Nelle persone di età inferiore ai 18 anni, la durata è di almeno 6 mesi.
  • La paura non è attribuibile in modo migliore ad un altro disturbo mentale.

Quando le persone descrivono il loro disturbo, l’unica parola che viene minimizzata o manca nel dialogo è la paura. La paura è il fulcro delle fobie. Ma le persone con la “misofonia” o la “Rabbia per i Suoni” hanno paura dei suoni della masticazione? Provano paura quando vedono una gamba oscillante? Quando sentono un forte odore sgradevole, identificano la paura come un sensazione diffusa immediata, o pensiero?

Una persona claustrofobica è terrorizzata di essere in piccoli spazi chiusi, la paura è specifica e definita. Come un claustrofobico si avvicina ad un ascensore, l’idea di entrarvi può indurgli la paura immediata. Con la misofonia, il pensiero di sentire un suono scatenante o di vedere un fattore di innesco non produce la paura. Quando in presenza di un innesco, la prima e più importante risposta emotiva è la rabbia. L’aspettativa di sentire / vedere un fattore di innesco non produce rabbia / risposta di odio, anche se può indurre ansia anticipatoria.

Le persone con fobie hanno una risposta fisiologica quando si confrontano con la loro fobia: panico. È stato detto che un attacco di panico è una delle esperienze più intensamente spaventose, sconvolgenti e scomode della vita di una persona e può richiedere giorni per riprendersi totalmente da esso. Molti di coloro che sperimentano un attacco di panico per la prima volta hanno paura di avere un attacco di cuore o un esaurimento nervoso.

A titolo di confronto, una persona che sente qualcuno masticare una gomma, avrà una risposta fisiologica associata all’identificazione di un pericolo: la fuga. E non appena il fattore di innesco è andato, c’è la risposta fisiologica schiacciante. Più significativa è l’inefficacia delle terapie della fobia sulla mitigazione della risposta autonoma a determinati stimoli scatenanti. Il trattamento della fobia comprende l’esposizione, che è una terapia inefficace per la “misofonia”. Infatti, l’esposizione può portare a reazioni negative estreme.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
GraphoMania

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un disturbo d’ansia?

misofonia-è-un-disturbo-d-ansia

CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un disturbo d’ansia?

La parola ansia deriva dal latino anxius che a sua volta deriva da angere, col significato di tormento, soffocamento, angoscia. Si tratta di uno stato dell’essere contemporaneo, che comprende componenti fisiologiche e psicologiche. Queste componenti sono cognitive (del pensiero), comportamentali, somatiche (corporee, fisiche) ed emotive. I sintomi fisiologici più comuni includono cambiamenti nella temperatura corporea, come l’imprecare o avere brividi, nausea e aumento della frequenza cardiaca.

Sintomi cognitivi includono i pensiero “what-if” (trad. “e se…”, quindi di incertezza) o pensieri catastrofici – idee di cose cattive che potrebbero o non potrebbero accadere nel prossimo futuro. In generale, quando le persone dicono di sentirsi ansiose, stanno descrivendo un conglomerato di sentimenti, tra i quali preoccupazione, apprensione, inquietudine e terrore.

Provare ansia in sé e per sé non significa avere un disturbo. Le compagnie di assicurazione codificano l’ansia come un modo o uno stato dell’essere in contrapposizione a quello che viene definito come un disturbo. Lo considerano uno sgradevole, ma non necessariamente patologico, stato emotivo derivante da una percezione infondata o irrazionale di pericolo. Da alcuni, l’ansia è considerata una reazione normale agli imprevisti della vita. Ci sono scuole di pensiero secondo le quali una certa quantità ansia opera come motivatore, contribuendo a realizzare, o spostare verso la realizzazione, degli obiettivi.

Si tratta di un candidato per essere classificato come disturbo quando diventa travolgente e interferisce con la vita di tutti i giorni. I disturbi d’ansia sono stati esplicitamente definiti: come indicato nel DSM IV – TR, i disturbi d’ansia includono il Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD – Generalized Anxiety Disorder), il Disturbo d’Ansia Sociale (Social Anxiety Disorder, noto anche come Fobia Sociale), fobia specifica, disturbo di panico con o senza agorafobia, Disturbo Ossessivo-Compulsivo (OCD – Obsessive-Compulsive Disorder), Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD – Post-Traumatic Stress Disorder), ansia secondaria alla condizione medica, Disturbo Acuto da Stress (ASD – Acute Stress Disorder), e disturbo d’ansia indotta dalla sostanza. Giacchè a molti malati è stato mal diagnosticato d’avere una fobia e / o disturbo ossessivo compulsivo, o disturbo da stress post-traumatico, dare uno sguardo più da vicino a questi disturbi d’ansia classificati aiuterà a determinare se si approssimano o meno alla “misofonia”.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
IPSICO

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un disturbo neurologico?

misofonia-disturbo-neurologico

CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un disturbo neuronale?

La misofonia è una risposta emotiva appresa dalle condizioni ambientali o è una disfunzione neurologica? Sembra altamente improbabile che la risposta ai fattori scatenanti sia appresa. Dal punto di vista statistico, non è una coincidenza che disparate popolazioni abbiano le stesse caratteristiche della sindrome, come l’età di insorgenza, subitaneità di esordio, e l’incredibile risposta fisiologica di rabbia senza aggressività palese.

È la misofonia qualcosa che si ha dalla nascita? Nella loro ricerca sulla sindrome, i malati hanno tentato di analizzare le loro reazioni passo dopo passo e di unire le loro reazioni di rabbia a situazioni e dinamiche della loro infanzia, creando nuove storie rispetto a quello che era. Queste storie raramente aiutano a superare i sintomi e raramente creano strategie efficaci per affrontare il dolore e la sofferenza. Esse non sono favorevoli alla creazione di nuovi modi di comunicare esigenze o nuovi modi di concepire la malattia. Quello che queste analisi forniscono, tuttavia, è uno spaccato dell’ambiente emotivo in cui chi soffre ha avuto la prima l’insorgenza dei sintomi. Potrebbe anche essere che un ambiente tumultuoso e duro abbia creato i fattori di stress che ha accelerato l’insorgenza.

Esiste una forte possibilità che vi sia un componente ereditaria alla malattia, cioè una persona nasce con il corredo genetico per manifestare il disturbo. Attualmente, non esistono dati per indicare o meno la presenza del disordine nelle famiglie. Tuttavia, sulla base di testimonianze e comunicazione personale, sembra che ci sia un sottogruppo di malati che hanno familiari con la stessa condizione.

Mentre la predisposizione per il disturbo è più probabilmente presente dalla nascita, la sua insorgenza è determinata da una combinazione di fattori genetici ed ambientali. I fattori ambientali come lo stress eccessivo possono precipitare la catena di eventi che portano alla comparsa del disturbo. Molti malati segnalano disfunzioni e stress nei loro ambienti di casa della loro infanzia. D’altro canto, può essere che la malattia sia latente, ovvero è geneticamente determinata alla nascita e si manifesterà indipendentemente da fattori esterni o ambientali.

Se una persona ha questa sensibilità dalla nascita, perché non compare fino alla tarda infanzia? Come altri disturbi neurologici che hanno un esordio nell’infanzia o nell’adolescenza, come la Sindrome di Tourette, non si manifesta prima che il cervello abbia subito alcune modifiche.

Quali sono questi cambiamenti? Al momento, non ci sono studi sulla misofonia e quindi non esistono studi di sorta sulla sua eziologia o causa. Un esordio che non si verifica alla nascita suggerisce che ci sono eventi di sviluppo che devono verificarsi prima della comparsa del primo sintomo. Questi sviluppi possono essere neurochimici (una variazione chimica del cervello) o neurobiologici (un cambiamento nel sistema nervoso).

Si potrebbe ipotizzare che c’è una disfunzione nello sviluppo dei processi neurali, il cablaggio di una struttura del cervello. Il cervello subisce cambiamenti per tutta la vita. Uno dei periodo di rapidi cambiamenti è nel corso dell’adolescenza, quando vi è una forte riduzione del numero di sinapsi. Questa riduzione è pensata per essere una “potatura”.
Connessioni sinaptiche inutilizzate vengono rimosse, lasciando presumibilmente un cervello che funziona più velocemente e più efficientemente. Ampie regioni corticali sono attivate nei bambini più piccoli e la “potatura” potrebbe consentire le reazioni agli stimoli per diventare più selettivi. Di età compresa tra i 7 e i 16 anni, ci sono anche altri cambiamenti. Ci sono gli aumenti di sviluppo in termini di connettività della corteccia prefrontale nell’amigdala, alterazioni dell’attivazione dell’amigdala, e cambiamenti nell’elaborazione degli stimoli emotivi e stressanti.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
GoSalute

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un disturbo mentale?

misofonia-disordine-mentale

CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un disturbo mentale?

La classificazione dei disturbi mentali è conosciuta come nosologia psichiatrica e tassonomia. Attualmente, ci sono due sistemi ampiamente consolidati per la classificazione dei disturbi mentali: la Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-10) della World Health Organization (trad. Organizzazione Mondiale della Sanità), Capitolo V e il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV-TR), IV edizione, dell’American Psychiatric Association (APA).

Sconosciuto e senza nome, lo studio sulla “Rabbia per il suono” (Sound-Rage) o “misofonia” è ancora agli esordi. Come altre sindromi prima di essa, vi è un’evoluzione della scoperta nata da un processo di descrizione, ipotesi, prova e verifica. Il DSM-IV-TR definisce un disturbo mentale come “una sindrome comportamentale o psicologica clinicamente significativa o un modello che si verifica in un individuo e che è associata con il presente disagio (un doloroso sintomo) o disabilità (invalidità in una o più importanti aree di funzionamento ) o con un aumento significativo del rischio di soffrire maggiormente la morte, il dolore o la disabilità. In base a questa definizione, la misofonia è un disturbo mentale.

Si tratta di un disturbo mentale che nasce da una disfunzione fisiologica o neurologica? È la rabbia una risposta appresa o è una reazione che derivata da un malfunzionamento del cervello? O è una malattia neurologica con disturbi psicologici concomitanti? La Sindrome di Tourette (TS) fornisce una storia interessante, con aspetti che sono sorprendentemente simili e può aiutare a mettere in prospettiva come l’informazione sia la chiave per la diagnosi, la prognosi e, in ultima analisi, le terapie appropriate.

La TS è un malattia neurologica trasmessa geneticamente. Mentre il suo esatto impatto sulla popolazione mondiale non è nota, si stima ne siano colpite tra 100.000 e 300.000 persone nei soli Stati Uniti. L’esordio tende ad essere brusco – per esempio, i tic vocali iniziano dal nulla – e di solito inizia con semplici tic che progrediscono diventando sempre più complessi attraverso il tempo. L’esordio avviene all’età di tredici anni, con un’età minima media di circa nove anni. Essa è caratterizzata da tic vocali – grugniti, “latrati”, e altri suoni involontari – e tic motori, come smorfie del viso, battiti di palpebre, movimenti della mano e sobbalzi della spalla. Ci sono alcuni episodi di sputi e di ecolalia e, raramente coprolalia (imprecazioni esplosive involontarie.

La patologia della TS non è ben compresa, ma lo studio scientifico ha scoperto due anomalie neurologiche e chimiche. È opinione diffusa che ci sono anomalie neurochimiche nel cervello, a livello della neurotrasmissione della dopamina che gioca un ruolo importante e anomalie nel circuito dei gangli della base del cervello. L’attuale concettualizzazione della sindrome si concentra su come sia una malattia neurologica con problemi psichiatrici comuni sulla base di studi genetici familiari.

Problemi psichiatrici concomitanti includono il Disturbo da Deficit dell’Attenzione (ADD), il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (OCD), e il Disturbo Oppositivo Provocatorio (ODD). Mentre si è dimostrato difficile individuare le varianti genetiche che contribuiscono alla suscettibilità nella TS, la ricerca ha trovato circuiti neurali, i gangli cortico-frontali basali, che collegano la TS all’OCD.

Farmacologicamente, c’è una varietà di farmaci che modulano i tic. L’Intervento Completo Comportamentale per Tic (CBIT) è una tecnica terapeutica che combina elementi di formazione all’inversione di abitudini con interventi comportamentali basati su interventi comportamentali e psicoeducazione. Tuttavia, nonostante lo stato attuale delle conoscenze, persone in tutto il mondo sono ancora mal diagnosticate come sofferenti di abitudini nervose o accusate di voler egocentricamente richiamare l’attenzione.

Il primo caso riportato nella letteratura medica risale al 1825 e descriveva una nobildonna marchesa di Dampierre con sintomi di coprolalia. Sessanta anni dopo, il dottor George Gilles de la Tourette descrisse nove pazienti con la “maladie des tic” (trad. malattia dei tic). Nei successivi ottanta anni o giù di lì, la gente ha continuato a credere che i comportamenti quali latrare, annusare, battere freneticamente gli occhi e diversi movimenti motori ripetitivi fossero psicologici. Attribuirono la TS a cose come l’ansia psichica vilenta improvvisa, traumi, alcolismo, e lesioni cerebrali.

Alla metà del 1900, i teorici hanno continuato a credere che la TS fosse psicogena, cioè, avesse una causa psicologica, piuttosto che fisica, basata principalmente su inferenze sul comportamento piuttosto che su prove empiriche. Analizzando il comportamento piuttosto che la neurobiologia sottostante, i tic sono stati visti come espressioni di conflitti emotivi. Sembrava logico e ragionevole teorizzare che se una persona cominciasse ad “abbaiare” o fare rumori divertenti che esprimevano rabbia verso le persone intorno a loro. Se uno studente manifestava tic motori in classe, erano considerati frustrati, aggressivi repressi, e/o insicuri.

Già nel 1948 ed ancora nel 1961, molti psichiatri teorizzarono che la Sindrome di Tourette fosse una risposta ad almeno un genitore autoritario e un’espressione contro l’autorità. Nel 1960, sono stati scoperti farmaci chiamati neurolettici, efficaci nel trattamento degli aspetti motori, e questo richiamò l’attenzione da una causa psicologica ad una causa biologica riguardante il sistema nervoso centrale.

La storia di Tourette dimostra la progressione della genesi del problema da un disturbo psicologico ad uno biologico. Inoltre illustra appropriatamente la facilità e il pericolo di ascrivere spiegazioni psicologiche in assenza di dati neurologici. Una volta si pensava che i bambini con la sindrome di Tourette che “abbaiavano” esprimessero un’aggressione, mentre vocalmente manifestassero la loro ostilità. Sarebbe molto facile creare spiegazioni simili o storie che soddisferebbero logicamente le risposte osservate di rabbia a determinati stimoli.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
MiScoppiaLaTesta.it

di Monia De Tommaso

Misofonia: Qual è la diagnosi?

diagnosi-misofonia

CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Introduzione

“Ho cercato di ricevere aiuto per questa condizione da quando ho iniziato la terapia nel 1987. Se non facevo nulla riguardo il mio problema aspettavo che qualcuno cambiasse per me, e riuscivo a capire come ciò potesse sembrare maleducato. Ho cercato di sbarazzarmi della mia paura per 20 anni. Ho fatto ogni tipo di consulenza e terapia (di gruppo, individuale, meditazione, ecc). Gli psichiatri e i terapisti che ho incontrato in tutti questi anni non sono mai stati in grado di aiutarmi e non ho sentito niente di estremo come il mio problema. Mi chiedo se qualcuno si senta come me e se qualcuno abbia mai ottenuto alcun sollievo”.

“Non riesco a mangiare vicino alla mia famiglia e mi viene una grande ansia quando vado in giro per i negozi perché so che sentirò qualcuno che mi irriterà. La maggior parte delle persone potrebbe dire: “Basta ignorarlo!” e devo dire che questa esclamazione mi fa infuriare. Questi suoni producono una vera risposta fisiologica (stretta allo stomaco, cuore in gola), nonché una risposta psicologica (rabbia, ansia, depressione, impotenza). Sono stata da innumerevoli terapisti, anche se nessuno sa come aiutarmi”.

“Abbiamo visitato specialisti per quasi 4 anni. Il nostro dottore ha solo pensato che nostro figlio fosse stato cattivo e che sarebbe stato meglio farlo crescere fuori da questo contesto. Poi abbiamo continuato dicendo che era il rumore a causare tutti i suoi problemi così siamo stati mandati da un’audiologa. Lei diagnosticò un acufene e ci mandò a vedere un terapista di riqualificazione da acufene. Dopo circa 2 sedute si rese conto che nostro figlio non aveva un tinnito convenzionale. Per tutto questo tempo ho continuato a dire a questi professionisti di cercare qualcosa sulla misofonia, ma solo il mese scorso abbiamo visitato uno psichiatra che ha diagnosticato questa condizione”.

“Sono rimasta sveglia per la scorsa notte alla ricerca (ancora una volta) su internet di qualcosa che mi facesse capire che cosa sta succedendo a mia figlia. Da circa 9-10 mesi a questa parte, ci sono cose che la infastidiscono e peggiora sempre più… Sembra che ci siano sempre più fattori di innesco, e le sue risposte danno l’impressione di essere totalmente irrazionali … La sua intolleranza a certi suoni, la sua rabbia e la sua compulsione a reagire, il fatto che questi sintomi stiano peggiorando; tutto corrisponde ai sintomi di cui ho letto. La mia domanda è come faccio a trovare qualcuno che le faccia una corretta diagnosi la aiuti”.

Questa è una sindrome diversa da tutte le altre. C’è una potente rabbia, e una piccola aggressione manifesta e praticamente nessuna violenza fisica o danni. C’è odio estremo, ma l’odio è stranamente diverso dalla sua accezione convenzionale secondo la quale comprende la memoria, giudizio di valore, e le associazioni cognitive. Qui l’odio è immediato, reattivo, e si dissipa in un secondo, come se qualcuno accendesse o spegnesse un “interruttore di odio”. C’è ansia – ma l’ansia è solo una parte dell’equazione emotiva ed è più probabilmente una conseguenza del disturbo piuttosto che una causa o correlazione.

La farmacologia convenzionale – il farmaco di routine prescritto per l’ansia, il panico e la depressione – non altera la reazione ai fattori scatenanti, suggerendo che ci sono processi neurologici e neurochimici che non sono ancora stati identificati dalla comunità scientifica e medica. Il numero, i tipi e le fonti di innesco effettivamente aumentano nel tempo. C’è una reazione all’ascolto di certi suoni ma in qualche misura la reazione dipende da chi o cosa sta creando l’innesco. Questo suggerisce che non è necessariamente il suono in sé, ma i suoni in un contesto, suggerendo che entrano in gioco alcuni processi cognitivi (del pensiero).

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
MentalHealty

di Monia De Tommaso

 

“Mi dispiace per mio fratello…”

Cari lettori, non scoraggiatevi ma lottiamo per trovare una soluzione!
Chiunque voglia raccontare la propria esperienza (anche in anonimato) può contattarci. La vostra testimonianza è importante!

“Mio fratello ha provato dolore e agonia per molto tempo, credo più di 10 anni. Aveva circa 13, forse prima, quando ha iniziato a criticarci per la nostra respirazione. Non potevo fare un respiro senza essere guardata davvero male da lui, e ricordo che pensavo: “Cosa !? Sto solo respirando” ed ero furiosa con lui per essere così arrabbiato con me. Cosa avrei dovuto fare? Smettere di respirare? Non riuscivo a respirare senza sentire dentro di me la rabbia che cresceva a causa della sua reazione al mio respiro. Mi fulminava con un’occhiataccia come se avessi commesso qualche crimine indicibile e per il quale dovevo essere punita. Nel tempo, fece lo stesso con i miei genitori, in particolare la nostra mamma, se facevano qualche rumore che non gli piaceva. Era irritante e ci indisponeva tutti.
Presto, mio fratello cominciò ad infuriarsi, e ad un certo punto, durante la sua prima adolescenza, sono abbastanza sicura che spinse mia mamma fuori di camera sua per poterci stare da solo. Stava diventando violento e nessuno di noi capiva perché. Iniziò a mangiare da solo, perché rendeva la vita più facile a tutti.
Ora lui ha 20 anni e, poiché tutti noi abbiamo imparato di più su questa condizione, ci comportiamo come funzionalmente possibile – permettendogli di consumare il suo cibo prima di noi, facendogli lasciare la camera prima di iniziare a mangiare, ecc. Per la maggior parte delle volte funziona, ma so che soffre, e lui lo dirà quando lo irriteremo! Di solito guardandoci in malo modo o battendo forte i piedi a terra, ma a volte urla. I membri più lontani della famiglia non capiscono e a volte lo pressano inutilmente e non sono per niente di aiuto, come ad esempio quando lo costringono a mangiare con loro. Da allora è iniziato il nostro dramma familiare.
La mia famiglia cammina sui gusci di uova quando lui è in giro – dobbiamo pianificare i nostri spuntini e i pasti senza la libertà di goderceli senza il timore di ricevere sue ritorsioni. Non sembra un grosso problema (la pianificazione pasti e snack), ma è sorprendentemente. Ogni volta che voglio qualcosa da mangiare, devo verificare dove si trova e se sia o non sia sicuro. A volte ci ritroviamo a consumare furtivamente degli snack il più presto possibile quando non è in giro – e non va bene per una famiglia che ha legami emotivi durante i pasti … immaginate, la sensazione di ansia e sopraffazione, quindi svoltare verso il cibo, e avere un membro della famiglia che va fuori di testa quando si fa … e poi il desiderio di mangiare. A volte è davvero un incubo!
Mio fratello si allontanerà anche da noi quando vogliamo mangiare, però, ma fa male vederlo lasciarci o nascondersi mentre facciamo qualcosa di così naturale. Si perde l’aspetto sociale del pasto.
Ho sentito quello che stanno vivendo chi soffre di misofonia e mi sento davvero male per loro; deve essere una cosa orribile da affrontare ogni giorno e fare piccole fughe, ad eccezione dell’isolamento. Mi dispiace per mio fratello più ora che ho una migliore comprensione del problema, ma questo ancora non cancella tutte le cose offensive che ha detto e fatto nel corso degli anni. Abbiamo avuto un rapporto abbastanza orribile che solo di recente ha cominciato a migliorare.
Con la comprensione e la conoscenza, noi, come una famiglia, perché questo non è un problema individuale, cercheremo di far fronte alla situazione e trascorrere del tempo insieme nel modo più positivo possibile. È dura. Ma, poiché sviluppiamo strategie di difesa con i quali tutti possiamo vivere, ce la faremo. Sono contenta di vedere che non siamo soli”.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
MisophoniaUK

FONTE DELL’IMMAGINE:
overblog

Se vi interessa leggere anche altre testimonianze allora cliccate qui.

di Monia De Tommaso