Perché la misofonia è un Disturbo di Elaborazione Sensoriale e non un disturbo della rabbia

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Come esseri umani ci facciamo più facilmente alle cose che sperimentiamo in prima persona.

Come il dolore generato dalla punta di un ago… Ognuno di noi conosce la sensazione di quel dolore pungente.

Quando vediamo che succede ad altri, quasi sentiamo una scossa fisica nei nostri corpi. Sappiamo esattamente come la persona si sente …

Diamo loro qualche minuto di tempo per riprendersi e poi mostriamo loro compassione. Se ci sentiamo particolarmente bene, possiamo anche offrire loro una tazza di tè.

Viviamo questa empatia perché ciò che è appena accaduto è nel nostro regno di esperienza. Abbiamo fatto tutto, abbiamo tutti sentito e ce l’abbiamo.

Ma cosa succede quando abbiamo a che fare con qualcosa di meno chiaro? Qualcosa della quale abbiamo avuto esperienza…ma non esattamente.

Come il dolore alla schiena per esempio.

Diciamo che hai sperimentato un mal di schiena, ma non dolore cronico della schiena. È possibile identificare quanto frustrante e limitante possa essere avere un mal di schiena … ma non capisci completamente come sia svegliarsi con dolori gravi alla schiena tutti i giorni per settimane e settimane…

… e tutti gli effetti collaterali che vengono con esso. Il mal di testa, le alterazioni dell’umore, la nausea che può venire con l’assunzione di troppi antidolorifici.

Potresti non essere in grado di relazionarti direttamente con te tesso e sai che c’è qualcosa che non va.

Hai amici, colleghi o familiari che soffrono di mal di schiena cronico e sapete che è reale, tanto da poter sentire il loro dolore.

In questi due esempi abbiamo esaminato due risposte umane comuni:

  1. Empatia: quando abbiamo esperienza diretta di qualcosa che sta attraversando un’altra persona.
  2. Compassione: quando abbiamo un’esperienza indiretta di qualcosa che sta attraversando un’altra persona. (Questo potrebbe avvenire attraverso le conversazioni con gli altri o attraverso la lettura o la ricerca).

Entrambi richiedono esperienza o qualche livello di comprensione.

Ora facciamo qualcosa di drastico … togliamo sia l’esperienza che la comprensione dall’equazione.

La misofonia è un concetto così alieno che per i non sofferenti può essere difficile da comprendere.

Per la maggior parte delle persone la cattiveria non ha semplicemente senso.

Il suono causa dolore, frustrazione, rabbia …? Veramente? Coooooosa?

È come se ti dicessero che il cappello che indossi sta causando dolore fisico a qualcun altro. Suona davvero strano alle persone che non hanno o non hanno familiarità con il disordine.

Dimenticate un momento la misofonia e date un’occhiata a queste due affermazioni:

  1. Il modo in cui indossi il cappello sulla tua testa mi provoca dolore fisico
  2. Il modo in cui mangi la tua zuppa con un cucchiaio mi provoca dolore fisico

Entrambe suonano abbastanza insolite se non avete mai sperimentato quella sensazione o non avete studiato nessuna delle due condizioni.

Ma accade una cosa strana…

Ci sono alcuni elementi della misofonia ai quali le persone senza il disordine possono relazionarsi immediatamente.

Sono i sentimenti secondari come la rabbia, la frustrazione, la paura e il turbamento che possiamo sentire durante un episodio misofonico.

Queste sono emozioni e sentimenti che tutti, in tutto il mondo, riconoscono. Purtroppo questo è anche un problema.

Quando discutiamo di misofonia, è la sensazione secondaria che tende ad essere colta al volo:

“I SUONI TI FANNO ARRABBIARE! QUESTO È UN DISTURBO DELLA RABBIA! SEI UNO PSICOPATICO CHE BRANDISCE UN’ASCIA!

La misofonia non è un disturbo della rabbia. Ecco una definizione di disordine di rabbia da qualcuno che ha passato una vita a studiarli:

“I disturbi della rabbia descrivono comportamenti patologicamente aggressivi, violenti o auto-distruttivi sintomatici e guidati da una rabbia o dalla rabbia sottostante o cronicamente repressi”. Stephen A. Diamond Ph.D, –  Psychology Today

Il punto da notare qui è “la rabbia sottostante o cronicamente repressa”, o in altre parole, rabbia conservata. Questo è un disordine diverso.

Non c’è più rabbia in qualcuno che ha la misofonia rispetto a chi non è misofonico.

Questa confusione, pur comprensibile, è estremamente dannosa per i malati. Soffoca i nostri progressi nella spiegazione e nello sviluppo di trattamenti per il disordine. Inoltre lo rende molto più difficile da comprendere per aiutare i genitori e i cari.

Stiamo perdendo un passo cruciale: la rabbia, la paura o la frustrazione è il sottoprodotto, non la causa.

Ma mettiamo la misofonia da parte per un attimo.

Immaginate per un momento di avere una disabilità che richiede di utilizzare una sedia a rotelle.

È un lunedì mattina freddo e umido e state andando a fare un colloquio di lavoro per il quale siete emozionati. Vi siete svegliati presto, avete tutto pronto e avete pianificato il vostro percorso in modo da poter arrivare in tempo.

Tutto va bene, siete in anticipo. Sapete che siete a pochi minuti dalla vostra destinazione finale e vi sentite abbastanza felici … Ma non appena arrivate sul marciapiede, vi rendete conto di essere intrappolati.

 

Non c’è una rampa.

Vi guardate freneticamente intorno e vi rendete conto che non c’è affatto accesso a sedie a rotelle. L’unico modo per scendere dalla piattaforma e per strada è attraverso un enorme scalino e non c’è nessuno in giro per aiutarvi.

Anche se poteste trovare qualcuno, ci vorrebbero almeno 15 minuti per far sì che tu sia seduto sulla poltrona di quella scala.

Qualunque cosa succeda, perderai la tua intervista.

In quel momento avvertite salire il panico … e poi un’onda di paura, rabbia e frustrazione. Paura che voi siate bloccati … la rabbia e la frustrazione di non avere alcun controllo sulla situazione.

La ragione per cui si sentono tutte queste cose è perché siete in un ambiente ostile. Ancora una volta, questo è uno scenario sul quale non avete alcun controllo. Non potete magicamente far funzionare le gambe e non potete controllare il paesaggio.

Se doveste urlare, tirare pugni o piangere, questo non sarebbe “strano”, ma sarebbe completamente comprensibile.

L’accusa di avere un “disturbo della rabbia” in questo scenario sarebbe ingiusto. Siete in una situazione vulnerabile (e voi siete senza colpa). Siete nel panico e frustrati. Quando la gente è in panico e frustrata ha una risposta emotiva.

È lo stesso per il malinteso.
La misofonia è un disturbo neurologico (teoria più accettata e sostenuta dai recenti studi) che influenza il modo in cui alcuni suoni entrano nel cervello e vengono elaborati.

La misofonia è un’ipersensibilità a determinati stimoli sonori (suoni specifici) nell’amigdala.

Cos’è l’amigdala?

È una delle parti più antiche del cervello ed è responsabile del rilevamento delle minacce.

Quando l’amigdala elabora un suono che percepisce di essere una vera minaccia, accende l’interruttore di allarme. Lo fa automaticamente. Questo è molto importante. Non è qualcosa che puoi accendere o spegnere manualmente. Non è una scelta, non è qualcosa che puoi evitare facendo uno sforzo cosciente.

Quando questo allarme viene attivato, si stabilisce quello che è conosciuta come risposta “di lotta o fuga”.

Questa è la stessa risposta che esitiamo quando siamo in imminente pericolo fisico. Per esempio se sei improvvisamente affrontato da un uomo con un coltello. Possono essere coinvolti stimoli diversi, ma è la stessa risposta neurologica.

Le persone con misofonia hanno un’ipersensibilità a certi suoni.

Ora, non sappiamo esattamente quale forma di ipersensibilità attivi questa fase. È probabile che dipenda dal suono che entra nell’amigdala (l’ingresso) o viene elaborato da essa (l’uscita). All’interno di questi argomenti, ci sono ancora domande più profonde. Sia il timbro di certi suoni … la frequenza … il modello ripetitivo … o una combinazione. La misofonia può anche essere legata alla sinestesia e ad un collegamento involontario di diversi sensi.

Ci sono studi specifici in corso che stanno cercando di affrontare queste domande e vi aggiorneremo non appena ne sapremo di più.

Finiamo con un altro esempio. Vogliamo insistere su quanto sia assurdo vedere la misofonia come un disordine della rabbia.

Immaginate di avere l’appendicite e che qualcuno continui a colpirvi all’altezza dell’appendice.

A parte il dolore ovvio, come vi farebbe sentire?

A meno che voi non abbiate una pelle di titanio, vi farebbe arrabbiare molto.

Ma non vi farebbe arrabbiare perché avete un disordine di rabbia. Vi farebbe arrabbiare perché provate del dolore che qualcuno vi sta causando più volte.

Come la misfonia.

Se possono vedere o sentire una disabilità o un disordine le persone tendono a “capirla”.

Purtroppo, quando si tratta di disturbi neurologici, per le persone che non ne soffrono è più difficile da capire.

Se le persone potessero vedere i centri nervosi che illuminano il cervello di un misofonico quando sente certi suoni scatenanti, andrebbe avanti per demistificare la condizione. Avrebbe più senso immediato per le persone.

La buona notizia è che possiamo farlo nei laboratori costosi utilizzando scansioni fMRI, ma ovviamente queste informazioni non sono sempre facilmente accessibili a famiglie e amici.

La misofonia può essere un disordine crudele. Spesso crea turbamenti e tensioni e divisioni nei nostri rapporti attraverso incomprensioni. Quando qualcuno con misofonia reagisce irrazionalmente ad un certo suono non è perché ha un disordine della rabbia. Non perché è arrabbiato con quella persona che gli ha scatenato la reazione. È perché quel suono (sia che provenisse dalla mamma, da un collega o dal migliore amico) ha innescato involontariamente una risposta di “lotta o fuga”.

Questo è un sentimento confuso e travolgente e stressante per il misofonico. Nel incremento dell’emozione, con il cuore che colpisce e il cervello che lavora all’esterno, l’istinto spesso si attiva nel disperato tentativo di fermare il suono incriminato.

Se possiamo essere consapevoli della condizione, e riconoscere quanto strano e sconosciuto debba sembrare agli altri, possiamo evitare un sacco di ferite e incomprensioni. Possiamo aiutarli a comprendere il disordine e rendersi conto che la loro insofferenza non è generata perché sono pazzi e allo stesso tempo non è causata da una colpa altrui.
Quando fuggiamo, o tappiamo le nostre orecchie con le mani, non è perché siamo arrabbiati o sconvolti con loro come persone – sono i suoni.

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Panoramica delle emozioni – Parte III

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CAPITOLO 11 – Panoramica delle emozioni – Parte III

Le emozioni che nascono da un fattore scatenante sono veloci, furiose, intense e potenti. Ma la rabbia non porta a picchiare cani, rompere tastiere di computer o fracassare stereo. Invece, la gente fugge. Che cosa può causare tale furia senza combattere?

Una premessa fondamentale di fondo è che la rabbia senza aggressività palese si pone come una funzione di dolore affettivo. Si teorizza che i fattori di innesco causano dolore di tipo affettivo, non a livello dei sensi,   ed è il dolore che permette al cervello di riconoscere e valutare i fattori scatenanti come pericolosi e minacciosi.

La teoria del dolore conduce ad una domanda interessante: se il fattore di innesco crea dolore affettivo e quindi la sofferenza, perché non c’è la paura della fonte dell’innesco? Per esempio, se si trova insopportabile lo schiarirsi della gola del proprio fratello, perché non si ha paura del proprio fratello? Se lo schiarirsi della sua gola vi causa sofferenza e dolore e la vostra rabbia è rivolta a vostro fratello, perché non agite fisicamente e apertamente in modo aggressivo nei suoi confronti?

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La risposta potrebbe essere che i circuiti che stimolano la paura e l’aggressività non sono stimolati dalla  “Rabbia per il suono”, mentre i circuiti che producono la rabbia sono stimolati.
Si potrebbe anche sostenere che il cervello cosciente ha separato, a un certo livello, la fonte del fattore di innesco (e successivo dolore) e l’innesco (dolore). Il fattore scatenante causa il dolore; il fratello è solo il messaggero. Danneggiare fisicamente o aggredire verbalmente la fonte dell’innesco non altera o attenua il dolore che il fattore scatenante provoca.

Clicca qui per leggere la seconda parte di questo capitolo.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
IranDaily

di Monia De Tommaso

La misofonia non è solo essere sensibili ai rumori della masticazione

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Vorrei solo dire quanto sono felice di aver trovato questa condizione e questo gruppo. Non sono mai stato così felice di sapere che non sto impazzendo. La mia misofonia è continuamente peggiorata negli ultimi 4 anni. Non so come sono sopravvissuto al liceo e sono appena uscito vivo dal college. Essa ha inciso negativamente sui miei voti, i miei rapporti e la mia salute mentale. Mi fa sentire così bene tirare finalmente questo fuori dal mio petto!

Ho iniziato a notare la mia condizione in giovanissima età, a tavola. Il suono della masticazione è il mio fattore scatenante primario. Ogni parte della masticazione, il scricchiolio dei denti, lo schiocco del cibo, lo sfrigolio dei denti. Non riuscivo a sopportare il rumore della mia famiglia durante i pasti. Non posso dire come molti conflitti siano iniziati nella mia famiglia con i miei genitori e i miei fratelli sulle loro abitudini alimentari. Ma non riuscivo a controllare la rabbia che quei rumori mi causavano. Solevo dire che non avevo fame perché non riuscivo a gestire l’ansia di sedermi ai pasti. Mi sarebbe piaciuto provare a finire la mia cena per primo. Tuttavia, se non potevo finire ero sul punto di scoppiare dalla rabbia, lasciavo il tavolo e volevo terminare il mio pasto.

Sento che la mia misofonia è diventata completamente fuori controllo. A scuola media ho iniziato a notare che non riuscivo a concentrarmi in classe a causa di persone che masticavano gomme da masticare, si toccavano le scarpe, toccavano le loro penne, cliccavano le loro penne a scatto. Ho iniziato a pensare che avevo l’ADHD, perché i rumori mi facevano estremamente distrarre. Tuttavia, l’ADHD non arriva con l’ansia e la rabbia che provo con questi rumori. Potevo tornare a casa da scuola e non essere in grado di ricordare una singola cosa che avrei dovevo imparare, perché ero stato così distratto da questi fastidiosi suoni che mi era stato impossibile. Il giorno in cui la gomma da masticare è stata vietata nella mia scuola, è stato il giorno più felice della mia vita. Per anni avevo evitato persone che masticavano la gomma da masticare perché non potevo sopportare il rumore che producevano. Finisco qui la mia testimonianza perché pensare a questi rumori mi ha irritato.

 

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
MisophoniaUK

FONTE DELL’IMMAGINE:
L’ArtediEssere

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di Monia De Tommaso

Introduzione al circuito della “rabbia per il suono”

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CAPITOLO 8: I circuiti del cervello e i fattori di innesco – Introduzione al circuito della “rabbia per il suono”

Uno dei più approfonditi studi sui circuiti uditivi, emotivi e cerebrali provengono dal lavoro di LeDoux. Tuttavia, il circuito che studia si concentra sulla paura. La misofonia ha un circuito diverso, quello che collega la rabbia, la percezione del dolore, e la creazione, la manutenzione, e la generalizzazione della risposta ai fattori scatenanti.

I segnali acustici  dell’ambiente sono raccolti da speciali recettori nell’orecchio. Essi vengono trasmessi al cervello attraverso il nervo uditivo, che termina nei nuclei del tronco cerebrale uditivo. Assoni di queste regioni raggiungono prevalentemente l’altro lato del cervello e salgono fino al collicolo inferiore del mesencefalo. Dal collicolo inferiore, gli assoni viaggiano fino al nucleo relè del talamo uditivo. Al talamo, uno stimolo uditivo passa in uno dei due percorsi.

I neuroni nell’area uditiva del talamo proiettano direttamente alla corteccia uditiva, o informazioni sonore in forma di neuroni si attivano e viaggiano con il percorso più breve, nella regione più veloce e sub- corticale dal talamo direttamente all’amigdala laterale (LA).
Il viaggio di uno stimolo di attivazione dell’amigdala o corteccia uditiva potrebbe essere simile a questo: nel giro di poche decine di millisecondi, le informazioni viaggiano sia dall’amigdala e dalla corteccia uditiva ad altre aree della corteccia in cui lo stimolo viene ulteriormente trattato e valutato. Le informazioni viaggiano attraverso un circuito per la corteccia insulare, una regione del cervello che co-mescola valutazioni di minacce, dolore e rabbia.

La corteccia insulare invierà la sua interpretazione dello stimolo nella parte posteriore del cervello in un processo chiamato di feedback; alimenterà informazioni all’amigdala (o attraverso altri circuiti neurali alle aree del tronco cerebrale) per motivare e guidare il corpo in una risposta comportamentale lontana dal pericolo. Questa interconnessione è stato dimostrato avere un significato di “rabbia per il suono” nello studio del dolore.
Dettagli fenomenologici di un fattore di innesco, come ad esempio chi sta masticando o a cosa somiglia la bocca di chi sta masticando, e la risposta del cervello corrispondente al messaggio di “minaccia” può viaggiare come un percorso feedforward verso ancora un altro circuito.

Le esperienze emotive intense e lo sforzo eccessivo attivano l’amigdala, e le prove indicano che l’attivazione è correlata alla codifica e la memoria nell’amigdala. Le informazioni feedforward, come ad esempio di un altro significativo suono della masticazione, può andare all’ippocampo o all’amigdala per la conservazione. La memoria degli stimoli originali (fattori di innesco) o la risposta agli stimoli originali (rabbia) è stata memorizzata. Una volta lì, si è ora una memoria implicita.

L’amigdala (e forse altre regioni del cervello) deposita e permette l’associazione che è irrimediabile alla mente cosciente. L’associazione può essere una miscela di stimoli, come i suoni legati alla masticazione dei chewing gum; i dettagli fenomenologici, come ad esempio chi mastica; l’interpretazione del cervello di salienza o dell’importanza degli stimoli; e l’effetto di rabbia e rabbia.

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FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

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GlobalNEWS

di Monia De Tommaso

I circuiti del cervello e i fattori di innesco

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CAPITOLO 8:  I circuiti del cervello e i fattori di innesco – Introduzione

Ci sono due “vie” perché gli stimoli uditivi raggiungano l’amigdala dal talamo per una risposta emotiva: la prima raggiunge la corteccia uditiva, che a sua volta ha collegamenti con l’amigdala, e l’altra direttamente è direttamente collegata al nucleo centrale dell’amigdala. Il vantaggio di avere due strade è che la via diretta risparmia tempo.

In situazioni di pericolo e di stress, il tempo risparmiato è letteralmente una questione di vita o di morte. È possibile che il percorso diretto sia responsabile del controllo delle risposte emotive che non capiamo. Ciò si può verificare in tutti noi qualche volta, ma può essere un modo predominante di funzionare negli individui con alcuni disturbi emotivi.

Analizzando il cervello, cerchiamo di risolvere i misteri delle relazioni tra fattori di innesco, minaccia percepita, e la rabbia. Il circuito all’interno del cervello umano è complesso, confuso e poco compreso, con legami inestricabili tra pensieri e sentimenti. In aggiunta allo stimolo delle interconnessioni c’è il fatto che i cambiamenti avvengono all’interno del cervello in tutta una vita: alcuni percorsi si interrompono, spesso a causa dei cambiamenti evolutivi nel cervello. Si formano nuovi percorsi, mentre un certo numero di percorsi rimangono fissi (i percorsi fissi sono spesso indicati come “programmati”, ed i comportamenti che derivano  da questi percorsi come “innati”).
Trilioni di interconnessioni sono rese ancora più complesse dalla notevole rapida accensione dei segnali. Potrebbe essere una questione di millisecondi (ms) a separare l’attivazione di una zona da un’altra , e pochi secondi prima che il cervello valuti e memorizzi le informazioni. Non c’è da stupirsi il fatto che sia difficile da accertare dove e come un particolare innesco abbia guadagnato il suo significato di pericolo.

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Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

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la rete

di Monia De Tommaso

Provavo tanto odio, volevo fare del male a mio padre

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La prima volta che ho notato i rumori della masticazione/respirazione che faceva mio padre avevo circa 11 o 12 anni. Quando si tirava su col naso, masticava o mangiava con la bocca aperta, cominciavo a sentire una profonda rabbia e mi veniva voglia di fargli un’occhiataccia oppure diimitarlo, con una conseguente sgridata da parte di mia mamma. Ho iniziato a cercare di evitare di mangiare a tavola con la famiglia, ed è stato un sollievo quando per le mie azioni mi mandavano in camera mia. La cosa peggiore era che amavo i miei genitori, ma, allo stesso tempo, sentivo una rabbia così forte che avrei voluto ferire seriamente mio padre.

Mai nessuno dei miei genitori mi ha mai chiesto spiegazioni sulle le mie reazioni o come mi sentivo. Il mio cervello diceva “Come si può fare questo? E’ disgustoso!”, ma nessun altro mai sembrava pensare una cosa del genere. In realtà non sono mai  diventato violento con nessuno, ma avevo gravi bizze di rabbia. In questo momento, posso solo ricordare le sensazioni che provavo quando venivo attivato ​​da mio padre, ma quando ho raggiunto la mia tarda adolescenza, ho iniziato a notare anche i rumori che mia madre faceva quando deglutiva. Dopo, mio padre è morto, avevo 19 anni, e il focolaio principale dei suoni scatenanti è diventata la mia mamma; a poco a poco la diffusione ha incluso altri.

Durante il periodo universitario, quando avevo 20 anni, non ho avuto grossi problemi. Come ora, penso che lo stress, gli ormoni, la forma fisica e la mia “salute mentale” hanno tutti avuto un rapporto negativo con i miei sintomi. Nel corso degli anni, vivevo lunghi periodi in cui ero sovrappeso e lievemente in depressione e sembra che fossero correlati al peggioramento dei sintomi, delle cui cause non sono molto sicuro.

I miei principali fattori scatenanti ora sono i rumori legati alla masticazione, la deglutizione, la respirazione e alcuni rumori di risonanza specifici (ad esempio, un membro del personale sul posto di lavoro ha un orologio con un grande quadrante con un braccialetto che tintinna tutto il giorno). Inoltre ho anche problemi con fattori che non sono audio, come alcuni profumi e la vista (anche senza suoni) di persone che mangiano con la bocca aperta, le persone che tirano calci o tamburellano sulla sedia sulla quale sono seduto (ad esempio in occasione di conferenze) e altri.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
MisophoniaUK

FONTE DELL’IMMAGINE:
benessere.guidone.it

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di Monia De Tommaso

 

Misofonia: Qual è la diagnosi?

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CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Introduzione

“Ho cercato di ricevere aiuto per questa condizione da quando ho iniziato la terapia nel 1987. Se non facevo nulla riguardo il mio problema aspettavo che qualcuno cambiasse per me, e riuscivo a capire come ciò potesse sembrare maleducato. Ho cercato di sbarazzarmi della mia paura per 20 anni. Ho fatto ogni tipo di consulenza e terapia (di gruppo, individuale, meditazione, ecc). Gli psichiatri e i terapisti che ho incontrato in tutti questi anni non sono mai stati in grado di aiutarmi e non ho sentito niente di estremo come il mio problema. Mi chiedo se qualcuno si senta come me e se qualcuno abbia mai ottenuto alcun sollievo”.

“Non riesco a mangiare vicino alla mia famiglia e mi viene una grande ansia quando vado in giro per i negozi perché so che sentirò qualcuno che mi irriterà. La maggior parte delle persone potrebbe dire: “Basta ignorarlo!” e devo dire che questa esclamazione mi fa infuriare. Questi suoni producono una vera risposta fisiologica (stretta allo stomaco, cuore in gola), nonché una risposta psicologica (rabbia, ansia, depressione, impotenza). Sono stata da innumerevoli terapisti, anche se nessuno sa come aiutarmi”.

“Abbiamo visitato specialisti per quasi 4 anni. Il nostro dottore ha solo pensato che nostro figlio fosse stato cattivo e che sarebbe stato meglio farlo crescere fuori da questo contesto. Poi abbiamo continuato dicendo che era il rumore a causare tutti i suoi problemi così siamo stati mandati da un’audiologa. Lei diagnosticò un acufene e ci mandò a vedere un terapista di riqualificazione da acufene. Dopo circa 2 sedute si rese conto che nostro figlio non aveva un tinnito convenzionale. Per tutto questo tempo ho continuato a dire a questi professionisti di cercare qualcosa sulla misofonia, ma solo il mese scorso abbiamo visitato uno psichiatra che ha diagnosticato questa condizione”.

“Sono rimasta sveglia per la scorsa notte alla ricerca (ancora una volta) su internet di qualcosa che mi facesse capire che cosa sta succedendo a mia figlia. Da circa 9-10 mesi a questa parte, ci sono cose che la infastidiscono e peggiora sempre più… Sembra che ci siano sempre più fattori di innesco, e le sue risposte danno l’impressione di essere totalmente irrazionali … La sua intolleranza a certi suoni, la sua rabbia e la sua compulsione a reagire, il fatto che questi sintomi stiano peggiorando; tutto corrisponde ai sintomi di cui ho letto. La mia domanda è come faccio a trovare qualcuno che le faccia una corretta diagnosi la aiuti”.

Questa è una sindrome diversa da tutte le altre. C’è una potente rabbia, e una piccola aggressione manifesta e praticamente nessuna violenza fisica o danni. C’è odio estremo, ma l’odio è stranamente diverso dalla sua accezione convenzionale secondo la quale comprende la memoria, giudizio di valore, e le associazioni cognitive. Qui l’odio è immediato, reattivo, e si dissipa in un secondo, come se qualcuno accendesse o spegnesse un “interruttore di odio”. C’è ansia – ma l’ansia è solo una parte dell’equazione emotiva ed è più probabilmente una conseguenza del disturbo piuttosto che una causa o correlazione.

La farmacologia convenzionale – il farmaco di routine prescritto per l’ansia, il panico e la depressione – non altera la reazione ai fattori scatenanti, suggerendo che ci sono processi neurologici e neurochimici che non sono ancora stati identificati dalla comunità scientifica e medica. Il numero, i tipi e le fonti di innesco effettivamente aumentano nel tempo. C’è una reazione all’ascolto di certi suoni ma in qualche misura la reazione dipende da chi o cosa sta creando l’innesco. Questo suggerisce che non è necessariamente il suono in sé, ma i suoni in un contesto, suggerendo che entrano in gioco alcuni processi cognitivi (del pensiero).

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FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
MentalHealty

di Monia De Tommaso

 

Misofonici, attenzione allo stress!

Diversi studi parlano della correlazione tra stress e misofonia. Il loro rapporto sembra essere direttamente proporzionale: ovvero all’aumentare lo stress, aumenta anche la misofonia. Dunque bisogna cercare di ridurre lo stress per ridurre anche i sintomi della sensibilità ai suoni. Ma procediamo con ordine:

cos’è lo stress? lo stress è uno sforzo adattativo intrapreso dal nostro organismo ogni qualvolta ci sia un cambiamento a partire da una qualsiasi situazione.
Il nostro corpo reagisce allo stress in generale provocando una cascata ormonale anomala più o meno intensa di diverse sostanze messaggere quali:

  • la serotonina, importantissima per il sonno e per dormire bene in quanto coinvolta nel buon funzionamento del nostro orologio interno;
  • la noradrenalina fondamentale per la forza vitale intrinseca dentro di noi e senza la quale ci sentiremmo tutti stanchi;
  • la dopamina senza la quale non avremmo produzione di endorfine e quindi una regolazione errata del senso del dolore e del piacere.

the key to press when you are frustrated

Gli stati stressanti entro un certo limite sono da ritenersi normali, specialmente in un contesto vitale frenetico e complesso come quello dei nostri tempi. Tuttavia, ognuno di noi vive lo stress in modo diverso e la maggior parte delle volte il corpo e la mente si adattano senza che lo stress venga percepito in modo cosciente.

Generalmente i processi adattativi allo stress avranno un maggior o minor successo in base al bilancio tra le caratteristiche degli eventi (prevedibilità, conoscenza e gravità degli eventi) e le risorse personali (età, tempo di reazione, livello culturale, capacità intellettive, condizioni socio-economiche, personalità) del soggetto coinvolto. Questo è il motivo per cui gli eventi stressanti si ripercuotono in modo diverso da persona a persona. Ogni persona soggettivamente valuta la situazione e l’ambiente circostante in modo da determinare se un fattore di stress è presente o meno e in quale quantità: lo stesso evento non provoca quasi mai la medesima quantità di stress in persone con pensieri, emozioni e comportamenti diversi.

Quali tipologie di persone soffrono maggiormente lo stress?

In generale le personalità che hanno più difficoltà a interagire e gestire lo stress sono quelle persone che hanno una competitività spinta in tutti gli aspetti della vita, una forte propensione al controllo degli eventi e delle persone, un atteggiamento molto aggressivo e un’insofferenza spigliata verso i ritmi e le condizioni altrui.

Queste persone in generale hanno molta tensione muscolare e difficoltà al rilassamento; hanno una ipervigilanza e la volontà assidua di voler fare un illimitato numero di cose in un limitato periodo di tempo. Queste persone hanno una maggiore esposizione allo stress e quindi una maggiore probabilità di soffrire di qualche disturbo psichico o fisico. Le caratteristiche della personalità sopra brevemente descritte sono da ritenersi veri e propri fattori di rischio.

Una persona capace di tenere e mantenere nel tempo una aggressività ridotta, una competitività giusta, una capacità di adattarsi ai bisogni altrui e una tendenza a fare cose proporzionalmente al tempo disponibile avrà un rilassamento generale del corpo anche a livello muscolare, oltre a riuscire maggiormente a fronteggiare qualsiasi tipologia di stress con una minor possibilità di ammalarsi.

Tuttavia bisogna distinguere le due tipologie di stress:

  • eustress: è lo stress positivo, caratterizzato da stimolazioni ambientali costruttive e interessanti come un viaggio stancante ma divertente, una promozione lavorativa con maggiori responsabilità ma anche maggiori soddisfazioni, ecc.
  • distress: è lo stress negativo, caratterizzato da stimolazioni ambientali distruttive e problematiche come un lutto, litigi, disagi, e che sono la causa primaria di scompensi emotivi e fisici. Lo sforzo causato da distress per cercare di cambiare una situazione che non si può cambiare o per adattare il nostro corpo a una condizione non fisiologica e non salutare porta a un interessamento cronico dello stress e quindi alla malattia.

Quando siamo in presenta di uno o più stressors (fattori stressanti), il nostro corpo reagisce a questi secernendo diversi ormoni e stimolando il sistema nervoso simpatico; questo provoca alcuni cambiamenti organici nel nostro organismo:

• aumento del metabolismo
• accelerazione dei battici cardiaci (tachicardia, extrasistoli, dolore nella zona toracica e ipertensione)
• innalzamento della pressione sanguigna
• vasocostrizione cutanea
• aumento della sudorazione (specialmente ai palmi delle mani e alle piante dei piedi)
• disfunzione respiratoria (asma bronchiale, iperventilazione con respiro rapido e superficiale con conseguenze anche posturali)
• afflusso di sangue ai muscoli e aumento del loro tono
• diminuzione delle funzioni digestive (con conseguenti disturbi addominali, cattiva digestione, ecc.)
• inaridimento del cavo orale
• innalzamento dei peli cutanei
• dilatazione delle pupille
• aumento di inquietudine (diminuzione di tono e di energia vitale)
• diminuzione della concentrazione (difficoltà di ascolto, attenzione, di apprendimento e di memoria)
• difficoltà a riposare e insonnia
• aumento di radicali liberi nel corpo (fattore di rischio per le malattie cronico degenerative)

Queste reazioni in molta gente si protraggono per molto tempo favorendo condizioni come l’iperattività: persone che lamentano di non potersi mai rilassare anche dopo aver superato un impegno importante; molte volte si tratta proprio di dipendenza dallo stress, dipendenza dovuta dalle droghe naturali che il corpo produce, le beta endorfine (euforia del corridore).misofonia-e-stressOra andiamo a vedere come capire il nostro livello di stress analizzando da vicino le 5 fasi del distress cronico.

• Cominciamo con una generale stanchezza cronica, sia fisica che mentale che si traduce in una quotidiana difficoltà ad alzarsi la mattina dal letto e in una necessità di bere bevande eccitanti come caffè e tè sia per svegliarsi sia durante tutta la giornata; la stanchezza è particolarmente presente la sera a fine lavoro, accompagnata da un impellente desiderio di sdraiarsi sul letto. Molte persone cadono nella trappola dell’alcol, nell’illusione che qualche bicchierino possa rilassarle. Questa stanchezza continua a crescere di giorno in giorno, anche perché il sonno risulta poco ristoratore.
• La seconda fase mette in crisi i rapporti interpersonali attraverso l’instaurarsi di continui sospetti e diventando ostili verso tutti. Diminuisce l’autocontrollo facendo diventare le persone in questa fase sempre più nervose e scattanti anche per motivi immaginari o comunque di poca rilevanza. Il passo successivo è un progressivo isolamento dalla vita sociale con una graduale diminuzione degli incontri e dei rapporti con altre persone, siano esse amici o parenti. Si tende così a chiudersi in se stessi, vedendo il mondo come un ambiente ostile e ogni difficoltà come insormontabile.
• La terza fase si trascina dietro l’irritabilità che abbiamo visto poco prima, ma questa volta non viene più rivolta verso l’esterno, ma interiorizzata, provocando non poche turbe emotive e problemi a tutto l’organismo. Chi si trova qui è generalmente più insicuro, confuso e difficilmente riesce a prendere una decisione. Inoltre vi è una grande instabilità emotiva caratterizzata da momenti di depressione e momenti di euforia improvvisa; le relazioni crollano ancora più a picco viste l’impossibilità di controllare appieno le proprie emozioni e con esse anche il proprio rendimento lavorativo. In alcuni casi si può perdere il controllo della propria vita pensando che sia governata dal caso e vedendola riempirsi ogni giorno di un senso di insoddisfazione.
• Arrivati a questo punto cominciano a manifestarsi dolori fisici che altro non sono se non campanelli di allarme che il nostro organismo ci invia per metterci al corrente dei problemi che stanno avvenendo dentro di noi a causa della prolungata fase di resistenza allo stress. Abbiamo prima di tutto rigidità al collo e spalle, accompagnati da dolori cervicali anche forti e costanti, al viso e alla zona lombare (con iperlordosi). Si passa poi al serrare le mascelle durante il giorno senza rendersene conto, al bruxismo notturni, tutti sintomi che denominano la necessità da parte del nostro corpo di esternare la tensione interiore; questo punto è importante perché può portare a problemi (o a peggiorarli se già esistenti) alle arcate dentali e all’articolazione temporo mandibolare. Questo provoca conseguenza a livello posturale e ulteriore rigidità alla schiena. Anche i tentativi fatti in casa di riposare forzatamente per più ore durante il weekend svegliandosi tardi risultano vani, e anzi portano alle classiche emicranie dovute dal rilassamento muscolare troppo veloce.
• L’ultima fase del distress cronico è quella più problematica e ovviamente quella più pericolosa. L’esaurimento è la parte più corposa di questo momento caratterizzato da malattie croniche dovute in particolare dall’abbattimento del sistema immunitario come influenza, asma, ipertensione, gastriti e ulcere ecc. In una ricerca del Cold Research Center di Bristol (Gran Bretagna) si è dimostrato che il distress può essere la causa per cui molti ceppi di raffreddore attecchiscono in determinate persone e in altre no.

Dal 9 Aprile 2008 i rischi da stress lavoro correlato sono tutelati una legge che tende alla salvaguardia della salute e del benessere psico-fisico del dipendente.
È veramente importante, se non fondamentale, sapere quando si è stressati e probabilmente ancor di più essere in grado di riconoscere quanto lo si è, fino a che punto ci siamo spinti e abbiamo spinto il nostro corpo a sopportare situazioni che nel tempo, se non vengono prese delle contromisure, ci porteranno a una patologia.

Quando siamo in grado di fare questo, partiamo con un enorme vantaggio: siamo consapevoli della nostra situazione!

ansia-stress

I rimedi più efficaci per combattere lo stress, includono una necessaria prevenzione e non sempre bisogna far ricorso a medicinali; oltre ad un lavoro su se stessi, un’analisi che ognuno di noi dovrebbe fare in modo oggettivo, esistono molti rimedi facili, naturali e per la maggior parte gratuiti, capaci di farvi tornare la serenità che cercate, di aver la possibilità di reagire nel migliore dei modi agli eventi stressanti.

Detto questo, vi ricordiamo che è impossibile eliminare del tutto lo stress dalla nostra vita perché è parte integrante della nostra vita e della nostra evoluzione, ma seguendo alcuni semplici consigli è possibile fronteggiarlo, gestirlo e metabolizzarlo meglio.

  • La prima cosa da fare, quando si è molto stressati, è agire a livello del rilassamento con tecniche inerenti principalmente la respirazione: liberando il diaframma da eventuali blocchi protratti nel tempo permetterete al corpo di funzionare meglio, all’ossigeno di arrivare nelle giuste quantità in tutto il corpo evitando stati di anaerobiosi e di disagio. A questo punto degli esercizi mirati di respirazione vi insegneranno e cambieranno i tempi della vita; ricordiamoci sempre che un respiro affannoso e corto produce un sensazione di affaticamento, di tensione in tutto il corpo, che a lungo andare produce ansia; una respirazione calma, controllata, di diaframma, fatta a pieni polmoni e dal naso vi permette di assaporare la vita in pieno, vi da la sensazione che tutto rallenti, che tutto vada per il verso giusto. Il controllo della respirazione è quindi alla base del controllo delle nostre emozioni e della nostra vita in quanto i polmoni sono organi in diretto e stretto contatto con il cuore: quando siamo agitati e sotto stress il battito cardiaco aumenta di pari passo con la respirazione, se riusciamo a controllare quest’ultima riusciremo a controllare in parte anche il ritmo del cuore e della nostra vita.
  • Il passo successivo è quello di aumentare il volume di acqua bevuto giornalmente: in generale le persone stressate sono anche disidratate e sentono un bisogno molto intenso di acqua, elemento fondamentale per eliminare ogni forma di tossina dal nostro corpo. Lo stress è un grosso produttore di tossine e di radicali liberi e i reni in situazioni stressanti hanno bisogno di un apporto maggiore di acqua per eliminarle in modo più rapido ed efficace possibile.
  • Un’alimentazione corretta riesce ad apportare tutti i nutrienti di cui il corpo ha bisogno nel modo corretto favorendo e mantenendo in questo modo una situazione di omeostasi e di equilibrio tra tutti gli organi del corpo, dando più energia e maggiori possibilità alla persona di fruirne al meglio per affrontare e vincere lo stress di tutti i giorni (un consiglio che vale per tutti è quello di eliminare gli zuccheri semplici per esempio). Fate una colazione abbondante, evitando zuccheri semplici per il picco glicemico troppo alto.
  • L’ambiente in cui si lavora e quello in cui si vive devono essere il più aperti possibile, devono avere sempre aria fresca e ossigenata, con luce solare e non al neon; per quelle persone che stanno sempre sedute al computer è d’obbligo prestare molta attenzione alla postura e alle tempistiche di lavoro: ogni 15 minuti staccate lo sguardo per 5-10 secondi verso un ambiente aperto, ogni 2 ore fate una pausa e una passeggiata di 15 minuti (per legge queste tempistiche devono essere richieste al datore di lavoro).
  • La mattina iniziate la giornata alzandovi una mezz’oretta prima del solito evitando così di cominciare subito di fretta e stressati; utilizzate questo tempo per concedervi una bella doccia con sola acqua fresca, godetevela e sentitevi rigenerati; poi mettetevi davanti allo specchio e cominciate a sorridere e a ridere, fatevi delle smorfie, delle facce buffe: attiverete i muscoli pellicciai e i neuroni specchio che vi metteranno immediatamente di buon umore favorendolo per tutta la giornata.
  • Cercate di ritagliarvi del tempo libero, dedicandovi a un hobby all’aperto, una passeggiata tra gli alberi e in mezzo alla natura, alla luce solare può essere un vero e proprio toccasana in molti casi.
  • La musica è un elemento molto importante per estraniarsi dal mondo e per fare un break dalla vita confusionaria che ci circonda: le proprietà della musica sono ormai certificate e producono reazioni molto positive (tanto dall’aver fatto nascere la musicoterapia); anche il canticchiare spesso la propria canzone preferita è molto d’aiuto per il buon umore.
  • Non poteva mancare l’attività fisica nel nostro elenco di rimedi antistress: se ne parla ormai in ogni salsa, ognuno ha la sua idea sul come apportare i maggiori benefici da una sessione di allenamento in palestra o a casa propria, ma quello su cui tutti sono d’accordo è che una sana attività fisica fa bene e come dicono molti, scarica i nervi. È infatti un’importantissima valvola di sfogo per qualsiasi persona, specialmente se fatta all’aria aperta camminando o correndo e sudando un bel po’. L’attività fisica ha il dono di garantire il benessere e la salute del cuore, ma anche di favorire l’eliminazione delle tossine e della tensione accumulata.

Gli hobby, ma specialmente la musica e l’attività fisica riescono inoltre a liberare le endorfine e le encefaline, delle sostanze speciali prodotte naturalmente dal nostro corpo, salutari, senza controindicazioni, capaci di favorire il benessere e di combattere efficacemente lo stress.

Secondo molti esperti e molti giornali del settore, nella classifica ufficiale stilata riguardo i migliori rimedi per combattere lo stress al primo posto troviamo il massaggio, inteso come trattamento manuale capace di far rilasciare ormoni positivi e di liberare tutta la tensione che lo stress fa accumulare nei muscoli, togliendo peso alle articolazioni e dando respiro a tutto il corpo. Attraverso il massaggio è inoltre possibile eliminare definitivamente le contratture che, oltre a essere considerati fattori debilitanti legati alla struttura in sé, sono anche intesi dalla bioenergetica come degli accumuli di stress, dei congelamenti di tensione che una volta sbloccati portano enormi benefici al corpo e alla mente. Nell’ambito delle terapie manuali e complementari non possiamo non citarvi la riflessologia plantare che in molti casi ne è il massimo esponente, specialmente quando si parla di problematiche inerenti e riguardanti l’organismo in toto: è questo sicuramente il caso dell’eccesso di stress che a causa della cascata ormonale che provoca, può arrivare a compromettere il corretto funzionamento di più di un organo. Il massaggio riflesso è un trattamento piacevole e capace di riequilibrare tutto il corpo, è un aiuto concreto nel controllo delle cascate ormonali, nel liberare endorfine e encefaline e nel governare lo stress accumulato.

Come abbiamo visto i rimedi contro lo stress esistono, alcuni sembrano semplici e a prima vista poco significanti, ma vi garantisco che nella maggior parte dei casi funzionano. Provare per credere.

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FONTI DELLE INFORMAZIONI:
la rete

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IstitutodiPsicologiaFunzionalediFirenze, Life

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di Monia De Tommaso

Quando nuoto è l’unico momento in cui il mio mondo è completamente silenzioso

Cari lettori, non scoraggiatevi ma lottiamo per trovare una soluzione!
Chiunque voglia raccontare la propria esperienza (anche in anonimato) può contattarci. La vostra testimonianza è importante!

“La scuola superiore è stata la peggiore. Attualmente mi sento come la se mia sensibilità a questi rumori abbia raggiunto il suo pieno potenziale. Farei qualsiasi cosa per non dover stare in classe e ascoltare i rumori. Poi mi sono reso conto che imitare i rumori, in qualche modo, aiuta contro l’ansia. Batto i piedi per terra quando altre persone lo fanno. Faccio scattare la mia penna ogni volta che qualcun altro fa cliccare la propria, e mastico la mia chewing gum ogni volta che qualcuno vorrebbe masticare la sua.
So che le persone cominciavano a capire quello che stavo facendo, e qualche volta speravo che capissero anche quanto potessero essere fastidiose per me. Lentamente i miei suoni scatenanti sono aumentati; sussurri, tubazioni, frigoriferi, tastiere.
Molti dei rumori che la maggior parte delle persone non ascolta o alla quale non presta troppa attenzione, mi fanno assolutamente diventare pazzo! So che al liceo mi sono allontanato da alcune persone a causa dei rumori che facevano costantemente. Tuttavia è stato proprio al liceo, che mi sono reso conto che i rumori sono solo rumori.
All’università invece ho iniziato a pensare che fossi pazzo. Le lezioni erano la mia nemesi. Ho dovuto sedermi nella parte posteriore, abbastanza lontano da non poter leggere la lavagna, perché era più facile per me cercare di prestare attenzione se i rumori erano di fronte a me. Le biblioteche erano completamente fuori questione. Ho smesso di frequentare le biblioteche con gli amici perché non riesco a gestire i rumori delle librerie. I miei amici si divertivano così tanto a studiarci e mi hanno fatto numerosi inviti, ma non ce l’ho fatta ad unirmi a loro.

Tuttavia, non sono riuscito neanche a studiare a casa per diversi rumori: quello delle persone che camminano al piano superiore, quello di qualcuno che maneggiava piatti, il leggero bisbiglio delle stanze accanto. So che i miei studi hanno lacune perché non riesco a gestire il rumore e quindi non riesco a concentrarmi. La rabbia che cresce dentro di me all’ascolto di questi rumori è a volte insopportabile.

Ho iniziato a pensare che stavo impazzendo, che un giorno avrei perso la mia mente perché non riesco a gestire i rumori. Sento che il mio caso di misofonia è nella categoria grave a causa di tutti i suoni che mi urtano, la gravità dell’ansia e la rabbia che mi provocano.

Tuttavia, l’unica cosa che mi ha aiutato è il nuoto. Quando nuoto è l’unico momento in cui il mio mondo diventa completamente silenzioso e nulla mi scatena la sensazione di ansia”.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Misophonia.uk

FONTE DELL’IMMAGINE:
Ilfitness

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di Monia De Tommaso

Rara sensibilità innesca eccessiva rabbia, spiega un audiologo di Hamden

Misofonia: è una condizione strana e nascosta, così recentemente riconosciuta che anche la maggior parte dei medici non la conoscono. I misofonici provano una reazione istantanea di rabbia quando sentono certi suoni connessi alla masticazione e alla respirazione.

Un audiologo di Hamden, Natan Bauman, nel 2012 ha affrontato l’argomento presso la conferenza annuale all’American Academy of Audiology, di Boston. Bauman, che ha anche messo a punto apparecchi acustici, ha proposto una spiegazione del meccanismo neurofisiologico che governa la misofonia e ha rivisto le procedure di un trattamento che ha sviluppato.
La condizione rara e poco comprensibile, a volte chiamata Sindrome della Sensibilità al Suono Selettivo, o delle 4S, di solito inizia nella tarda infanzia.
La gamma di suoni scatenanti solitamente si espande nel tempo, a volte includendo anche fattori di innesco visivi, come il ciondolamento dei piedi. La reazione tende anche a peggiorare. Bauman crede che la condizione comprenda una componente uditiva, dove “certe strutture nelle vie uditive aumentano la sensibilità – quello che noi chiamiamo ‘guadagno’ – per certi suoni”, ha detto. (Pensate a come il vostro nome risalti quando lo si pronuncia in una stanza rumorosa). Quando un rumore viene percepito come minaccioso, le strutture del sistema limbico generano una risposta di lotta o fuga, ha detto Bauman.
Il suo trattamento include una componente di consulenza, che comprende attenzione per il controllo e rilassamento, così come una componente di desensibilizzazione che utilizza rumore bianco, una sorta di sibilo neutro, per annegare parzialmente i suoni scatenanti. Il paziente indossa dispositivi che generano rumore bianco e che assomigliano ad apparecchi acustici. Il volume del rumore bianco viene abbassato nel tempo. Bauman chiama la sua tecnica “mascheramento progressivo inverso” o Terapia di Riabilitazione da Tinnitus.
Il trattamento, che dura fino a 12 mesi, nel 2012 costava 1000 $, più 3.000 $ per i dispositivi uditivi, e non era coperto da assicurazione.
Bauman ha avuto un totale di circa 10 pazienti – un piccolo numero, ammette. Tuttavia ha dichiarato che il trattamento ha avuto “abbastanza successo”.
Ma tra chi ha familiarità con la misofonia, c’è un sacco di disaccordo su ciò che è la misofonia, e sul modo – se esiste – d’essere trattata. Bauman crede che la risposta sia condizionata, o appresa.

Aage R. Moller, un neuroscienziato presso l’Università del Texas, a Dallas, che si specializza nel sistema nervoso uditivo, crede che la risposta sia congenita, come l’uso preponderante della mano destra o sinistra. C’è qualcosa di sbagliato nelle strutture cerebrali superiori che si occupano del suono elaborato, ha detto.
“Sono abbastanza pessimista su questi tipi di trattamenti”, ha detto Moller.
Un altro audiologo che ha offerto una tecnica simile, è Marsha Johnson di Portland, Oregon, che ha studiato i pazienti misofonici per 15 anni. Lei ha considerato la terapia del suono con tali dispositivi di rumore bianco, un mezzo per gestire o affrontare la condizione.
“Usare il suono come terapia è come usare gli occhiali”, ha detto. “Non ho ancora trovato alcuna persistenza dell’effetto.” In generale, “la gente fa meglio a praticare la terapia del suono che non praticarla affatto. Ma una volta che tolgo i miei occhiali, non riesco ancora a vedere.”

Il successo a lungo termine della terapia del suono è sconosciuta. Uno dei pazienti di Bauman, una studentessa della Central Connecticut State University, che ha chiesto l’anonimato perché ha nascosto la sua condizione a tutti i suoi amici più stretti, è stata in trattamento per circa sei mesi. La sua misofonia è iniziata alle elementari, con una “rabbia anormale” quando udiva il suono della matita che i suoi compagni di classe producevano. “Mi sento come se avessi bisogno di lasciare la stanza o fare qualcosa di violento”, ha detto. Più tardi, sono diventati un problema anche i suoni relativi alla masticazione.
“Non sapevo cosa fosse”, ha detto. “Ho pensato che si trattasse di una cosa che non sopportavo e che fosse andata storta”. Il rumore bianco copre i suoni scatenanti che la circondano, così può prestare loro meno attenzione. “Riesco ad affrontare le giornate più di quanto mi aspettassi,” ha detto, “non perfettamente, ma è un miglioramento”.
Ma Kim Wolf, che vive nella Hudson Valley di New York, ha cercato generatori di rumore simili da un audiologo diverso. Ha scoperto che il rumore maschera suoni deboli come quello delle penne a scatto, ma non quelli più forti e più duri come la tosse e lo schiarimento della gola.
Con la capacità di ascoltare i suoni di innesco attraverso il rumore bianco, “mi sento ancora più nervoso”, ha detto Wolf. Lei ha abbandonato i dispositivi. Wolf, che opera nel settore del benessere degli animali, affronta i suoni ineludibili indossando tappi per le orecchie o ascoltando musica ad alto volume attraverso le cuffie. “Sono una persona molto socievole”, ha detto Wolf, che lotta per mantenere la calma sul posto di lavoro. “E per via del disturbo sto cercando di essere un eremita. Mi piacciono le persone, ed è così difficile perché devo evitare i suoni”.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
NewHavenRegister

FONTE DELL’IMMAGINE:
AssociazioneNazionaleEcobiopsiologia

di Monia De Tommaso