Misofonia: limitazioni sulla scienza del cervello

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CAPITOLO 7: L’innesco del cervello – Limitazioni sulla scienza del cervello

Quando sentiamo qualcuno mangiare la minestra, la risposta fisiologica comportamentale di fuggire  emergere prima della sensazione emotiva di rabbia? Le sensazioni emotive nascono prima, dopo, o durante i pensieri associati ai fattori scatenanti? Cosa viene prima, una gamma attivata di risposte viscerali e comportamentali o l’esperienza cosciente emotiva?

Dal punto di vista neurologico, i neuroni nel centro dell’abilitazione emotiva (amigdala), e il sistema di elaborazione delle informazioni della corteccia cerebrale, spesso sono coinvolti in rappresentazioni. Un singolo neurone può codificare più variabili cognitive ed emotive. Questo rende le reazioni di separazione, i pensieri e i sentimenti estremamente difficili. E rende lo studio di laboratorio del rapporto tra pensieri, emozioni e risposte comportamentali altrettanto difficili.
Il dibattito su come il pensiero influenzi le emozioni e come le emozioni abbiano un impatto sul pensiero è ancora in corso. Per aggirare questo dibattito, i neuroscienziati spesso descrivono

la cognizione e l’emozione come processi separabili, attuati da diverse regioni del cervello. Nello studio dell’emozione, gli scienziati misurano risposte emotive agli stimoli lungo due assi: la valenza (piacevole contro quella spiacevole o positiva contro quella negativa) e l’intensità (livello di eccitazione). Si tratta di un modo, ma limitato, per identificare e caratterizzare i circuiti neurali responsabili per gli aspetti specifici di espressione emotiva e di regolazione.

In studi con soggetti umani, i neuroscienziati eludono il dibattito sul pensiero contro l’emozione definendo operativamente un aspetto particolare dell’emozione (vale a dire, la definizione di una particolare metrica e limitando lo studio per la valutazione di tale metrica specifica); poi utilizzano una caratterizzazione comportamentale o fisiologica specifica per studiare le basi neurali del processo emotivo. Ad esempio, per studiare la rabbia, i neuroscienziati prima operativamente definiscono la rabbia. Poi creano una situazione molto particolare da cui si spera di stimolare o suscitare la rabbia, come ad esempio mostrando volti arrabbiati o pungere con uno spillo un dito dei soggetti analizzati. Si guardano i cervelli dei soggetti e si registrano le aree che risultano accese.

I ricercatori creano simulazioni di eventi per suscitare emozioni di base, dal momento che è virtualmente impossibile risposte emotive autentiche che sono generate in situazioni del mondo reale. Queste simulazioni artificiali sono spesso accompagnate da un piccolo campione. La validità e la legittimità nel generalizzare i risultati a una popolazione complessiva è discutibile, in particolare alla luce delle limitazioni delle condizioni di ricerca, che non creano risposte emotive adeguate vere e proprie.

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FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

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Filosofiprecari.it

di Monia De Tommaso

L’innesco del cervello

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CAPITOLO 7: L’innesco del cervello – Introduzione

In qualche modo la connettività intricata di queste strutture cerebrali dà origine a stati mentali e rappresenta le interazioni tra cognizione ed emozione che sono fondamentali per il nostro benessere e la nostra esistenza.
L’esistenza di tali segnali in una fase iniziale, la fase pre-corticale del percorso uditivo, rimuove solo poche sinapsi dalla trasduzione sensoriale nella coclea e sottolinea l’importanza di tali processi costruttivi nel cervello nell’interpretazione del suono. È anche indicativa delle molte possibilità per i suoni di essere male interpretati o errati.

Il cervello comprende tre strati. Lo strato più interno, comunemente denominato “cervello primitivo” ed è responsabile di comportamenti istintivi. Il livello successivo è il sistema limbico, conosciuto per abilitare le emozioni e l’elaborazione dell’odore (olfatto) e sapori (gusto). Il terzo strato è il telencefalo, il “cervello pensante”, in cui l’elaborazione delle informazioni sensoriali dettagliate e l’organizzazione delle informazioni sensoriali complesse provocano il pensiero cosciente.

Le emozioni hanno origine in una complessa rete di nuclei neuronali (centri). Questi centri sono situati in una regione dell’ipotalamo, che si trova sopra il tronco cerebrale e sotto il talamo, e in una regione più diffusa chiamata sistema limbico.

Nel complesso limbico risiedono diverse parti del cervello. Queste sono l’amigdala, una regione che è stata accuratamente studiata per quanto riguarda la paura, l’ippocampo, l’insula (o corteccia insulare), e il pulvinar. I centri corticali del cervello, che si ritiene essere coinvolti nelle cognizioni (pensieri, credenze, valutazioni, estimazioni, etc.) del disordine legati alla “rabbia per i suoni”, sono la corteccia prefrontale (PFC), la corteccia orbitofrontale (OFC), che è una parte della corteccia prefrontale, e la corteccia cingolata anteriore (ACC).

Le varie parti del cervello sono collegate in modo estremamente complesso. I rapporti tra le diverse regioni, e le sfumature di quei rapporti, non sono ancora ben compresi. Il flusso di informazioni tra le regioni è altamente interattivo; la comunicazione è sia un sistema di ritorno che di invio di informazioni (la comunicazione di invio di informazioni si riferisce ai circuiti che trasportano informazioni sensoriali dalla periferia al tronco cerebrale, talamo, e quindi la corteccia; mentre di risposta si riferisce a circuiti che portano le informazioni nella direzione di comando).

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Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

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UNF Ultime Notizie Flash

di Monia De Tommaso

Misofonia: qual è la diagnosi?

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In questo articolo concludiamo la traduzione del CAPITOLO 5 del libro della dott.ssa Krauthamer sulla misofonia. Qui la dottoressa, dopo diverse ipotesi che vedrebbero associarsi alla sensibilità ai suoni diversi altri disturbi, trae le sue conclusioni.
È ovvio che l’attuale letteratura psichiatrica non ha una sindrome nota in cui potrebbe collocarsi la misofonia. Attualmente è da considerarsi come una malattia orfana, non reclamata dalle comunità mediche e psicologiche. I farmaci che sono strumenti efficaci nel menu di strategie di difesa per i disturbi d’ansia noti non sono palliativi (lenire i sintomi di un disturbo senza influenzare una cura) con questo disturbo. Risposte anti-ansia potrebbero aiutare a ridurre lo stress in generale. Hanno un impatto sulla risposta fisiologica ed emotiva immediata agli stimoli, tuttavia, l’impatto globale del fattore scatenante non diminuisce. Non vi è alcuna riduzione dimostrata nei diversi tipi di fattori scatenanti. Essi non alterano l’effetto di ipervigilanza subordinato. Sulla base di testimonianze, la terapia di esposizione che ha applicazione pratica con le fobie in realtà aggrava i sintomi.
Resta tuttavia un fatto fondamentale: questo disturbo può rappresentare un intero nuovo paradigma di disturbo mentale.

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Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

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Freepik

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un Disturbo di Elaborazione Sensoriale (SPD)?

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CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un Disturbo di Elaborazione Sensoriale? (SPD)

Mi è stato detto che questo è stato chiamato Disfunzione Sensoriale Integrativa o Disordine Sensoriale. C’è una grande quantità di variazioni nei sintomi. Uno o tutti i sensi possono essere influenzati in misura diversa. In sostanza, il sistema nervoso risponde in modo inappropriato a stimoli che non darebbero fastidio alla persona media. Non c’è niente di meglio che stare da soli, te lo assicuro. È davvero difficile evitare le persone quando masticano la gomma. Ho passato tutta la vita cercando di farlo. Sono andata allora da un medico che avesse familiarità con disturbi i sensoriali (la maggior parte di loro usano il con  trattamento bambini con ADHD, autismo, PDD-NOS, depressione, aggressività, e altri tipi di disturbi legati ad un’incapacità a variare adeguatamente a stimoli di tipo sensoriale).

Anche se è distinta e indipendente, si è tentati di chiamare la misofonia un disturbo di elaborazione sensoriale. I diversi sensi, quello uditivo (la parola “udito” suona come se si parlasse del suono generato dal tamburella mento delle dita), visivo (qualcuno si agita nel vedere scuotere i capelli), e olfattivo (per esempio potrebbe essere difficile restare accanto a qualcuno che sta sudano molto), prendono  informazioni. Il loro ingresso (informazioni sullo stimolo) viene elaborato nel cervello. Qualcosa va male nel settore della trasformazione. Invece di non aver “alcuna reazione” ad uno stimolo ambientale, si ha una reazione emotiva. La reazione emotiva può essere di rabbia, con i pensieri di odio per la sorgente del fattore scatenante e di una risposta fisiologica di fuga. Si potrebbe dire che l’input sensoriale è stato elaborato in modo non corretto. Tuttavia, ciò non lo rende un disturbo di elaborazione sensoriale.
Un “disordine sensoriale” ha uno schema completamente diverso. L’elaborazione sensoriale è una difficoltà nella capacità del cervello di integrare le informazioni.

Nella sua forma estrema, quando si traduce in difficoltà nella vita quotidiana, è considerata una malattia, anche se non è riconosciuta dalla diagnostica del Manuale Diagnostico e Statistico dell’American Psychiatric Association.  La teoria è stata affrontata la prima volta nel 1970, da un terapista occupazionale. Il dottor A. Jean Ayres ha introdotto l’idea che il cervello di certe persone non in grado di elaborare tutte le informazioni in arrivo attraverso i sensi e di fornire un quadro chiaro di ciò che sta accadendo sia internamente che esternamente. Ha inoltre postulato che ci sono sette, piuttosto che cinque sensi, aggiungendo i sensi “interni” di consapevolezza del corpo (propriocettiva) e il movimento (vestibolare).

Si parla di un’incapacità di sintetizzare contemporaneamente le informazioni apparenti quasi dalla nascita. I neonati e i bambini manifestano una resistenza alle coccole, fino al punto di inarcarsi quando vengono presi in braccio, e possono sentire del reale dolore quando vengono toccati. Nella fase pre-scolastica (nella prima infanzia), i bambini che manifestano comportamenti con scatto d’ira possono effettivamente reagire da un eccesso di stimolazione; comportamenti di lotta o fuga, possono diventare evidenti nella scuola elementare, quando c’è troppa stimolazione. Il trattamento della disfunzione sensoriale è più evidente come una diminuita capacità di rispondere alle informazioni sensoriali al fine di comportarsi in modo significativo e coerente. Dal punto di vista evolutivo, porta alla difficoltà di utilizzare le informazioni sensoriali per pianificare e organizzare il funzionamento del corpo in relazione con l’ambiente e quindi, dare un senso all’ambiente circostante.

Nel suo libro Bambini Sensazionali, la Miller descrive tre sottoinsiemi di disturbo di elaborazione sensoriale: il Disturbo di modulazione sensoriale (SMD), del quale la difensiva sensoriale è una categoria secondaria, il Disturbo Sensoriale-Basato sull’Apparato motorio (sBMD), e il Disturbo Sensoriale di Discriminazione. La difensiva sensoriale rispecchia più da vicino la misofonia e saranno affrontati i punti che li differenziano e li accomunano.

Quando è stato chiesto se ci fosse la possibilità di un collegamento tra la “misofonia” e il Disordine di  Elaborazione Sensoriale, il Dott. Schoen, il vice direttore della Fondazione per la Ricerca sul Disordine Sensoriale (SPD) e consulente clinico dello Star Center, ha risposto:

“Le persone con disturbo di elaborazione sensoriale, tipicamente hanno menomazioni a più di un sistema sensoriale. Chiaramente le manifestazioni comportamentali degli individui con misofonia appaiono simili a quelli con super-risposte sensoriali nel dominio uditivo. Attualmente, i meccanismi biologici e le strutture implicati per l’SPD e la misofonia non sono ben documentati e le eziologie sono sconosciute. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le somiglianze, differenze e co-occorrenze delle due condizioni”.

La difensiva sensoriale, ha una sotto categoria sulla modulazione sensoriale, una super-sensibilità e reazione negativa al imput sensoriali propriocettivi non avversivi quali tattili, vestibolari, uditivi, visivi, gustativi e olfattivi. Una passeggiata attraverso un centro commerciale può essere vissuta come un attacco e può alienare totalmente, disorientare, e disturbare la persona mettendola sulla difensiva sensoriale.

Esempi di atteggiamento difensivo sensoriale sono: avere una sensazione abrasiva sulle dita, non essere in grado di stare in piedi su una scala mobile, saltare al suono improvviso di una sirena, essere sopraffatti dalle  luci. Una teoria ipotizza che al fine di modulare la sensazione di comportamento adattivo, ci deve essere un giusto equilibrio tra l’assuefazione e la sensibilizzazione. L’assuefazione si verifica quando il sistema nervoso centrale riconosce stimoli per conoscenza e quindi non risponde più a loro. La sensibilizzazione è il processo in cui il sistema nervoso centrale riconosce stimoli nocivi o importanti e quindi aumenta la risposta.

Facciamo un esempio. L’allarme del passaggio a livello fa un suono forte, nel momento in cui un treno si avvicina, ma il sistema nervoso centrale sa che non è né dannoso né particolarmente rilevante se si è a sei isolati di distanza. Gli individui con difensiva sensoriale, invece, hanno soglie basse a stimoli sensoriali e risposte intensificate con meno adattamento: l’allarme del treno disturba anche se è a sei isolati di distanza.

Nel suo libro, Troppo forte, troppo luminoso, troppo veloce, troppo stretto, Sharon Heller discute l’impatto della ricettività sensoriale non-modulata sulla vita sociale, psicologica ed emotiva di una persona. Le persone che sono in guardia costante, in lotta o fuga da particolari stimoli, creano campi di battaglia all’interno del proprio ecosistema biologico.

“Se i sensi alimentano informazioni negative nel canale limbico, il viaggio emotivo della persona è dolorosamente intenso e volatile”.

Dunque, la misofonia è un sottoinsieme di difensiva sensoriale? Entrambi creano un’eccitazione del sistema nervoso simpatico, ipervigilanza, isolamento e la sensazione di mancanza di controllo. Tuttavia, ci sono molte differenze fondamentali nei sintomi, come l’età di esordio e i processi neurobiologici. La reazione di una persona sulla difensiva sensoriale per un suono è più probabile che sia una risposta di allarme o una reazione a rumori forti; può causare una risposta di fuga ma manca la risposta emotiva chiave di rabbia.

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Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

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Protegez-vous

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un disturbo post-traumatico da stress (PTSD)?

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CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un disturbo post-traumatico da stress?

Fin da quando era una bambina, per Ada Siganoff partecipare sedere a tavola è stata una tortura. I suoni legati ai pasti – la masticazione, il risucchio, ecc. – la distraevano. Ha poi trascorso molti anni a fare terapia cercando di affrontare ciò che era stato erroneamente diagnosticato come disturbo da stress post-traumatico.

Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è un disturbo psichiatrico abbastanza ben documentato che colpisce le persone che hanno sperimentato o sono state testimoni di un pericolo di vita. Eventi traumatici come lo stupro, le catastrofi naturali (come inondazioni e distruzioni causate da tsunami), e gravi incidenti stradali possono avere un impatto significativo sulla salute mentale a lungo termine di una persona. È stato teorizzato che, quando le persone che hanno la vulnerabilità psicologica e fisiologica sono espostea un evento stressante, sviluppano la convinzione che questi eventi stressanti sono imprevedibili e incontrollabili, e diventeranno timorosi circa la ripetizione di questo stress. Ciò porta ad un ciclo di “iper eccitazione cronica” e “apprensione ansiosa”.

Secondo il National Technical Information Service del Dipartimento del Commercio statunitense, ben 20 milioni di americani sembrano aver avuto almeno un episodio di vita da PTSD, rendendo questo disturbo mentale come uno dei più diffusi e diagnosticati, superato da disturbi da uso di sostanze e la depressione.

Una persona con PTSD ha inaspettate ripetizioni dell’evento traumatico; queste sono episodici “flashback” e possono indurre la persona ad agire come se lui / lei è rivivesse l’esperienza. Un colore, odore, oggetto, o  suono che è simile o associato con il trauma può scatenare ricordi intrusivi con un conseguente grande dolore emotivo e sofferenza. Una persona con PTSD evita situazioni o attività che ricordano l’evento traumatico originale. Spesso, il malato si comporta come se la sua vita sia costantemente minacciata. Tra le donne, i traumi più comunemente associati con il PTSD sono lo stupro e le molestie sessuali, e tra gli uomini sono la presenza o  l’esposizione al combattimento.
Il PTSD è caratterizzato da un intorpidimento della reattività generale; ricorrenti e inquietanti ricordi dell’evento traumatico che spingono alla conoscenza; ricordi intrusivi; incubi ricorrenti su ciò che è accaduto. Altri sintomi diagnosticati includono l’evitare stimoli / situazioni che potrebbero essere associati al trauma, una maggiore eccitazione, difficoltà ad addormentarsi, difficoltà a mantenere il sonno, la rabbia, e ipervigilanza. Ad esempio, l’iper-vigilanza e i disturbi del sonno sono comuni tra i veterani feriti in Vietnam.

Perché a qualcuno con un la misofonia è stato diagnosticato il PTSD? Può essere che lo specialista che ha fatto la diagnosi abbia presupposto che vi fosse un evento traumatico nella vita del cliente come un incidente grave o abuso e abbia presupposto che (per esempio) il suono della gomma da masticare sia l’innesco per l’evento traumatico e gli ulteriori flashback. Superficialmente, questa spiegazione generata dai comportamenti osservati sembra accettabile, ma è fuorviante.

I comportamenti del PTSD conseguenti ad una maggiore eccitazione, rabbia e ipervigilanza sembrano sorprendentemente simili a quelli della misofonia. Ci si guarda intorno per vedere dove sia il pericolo. C’è maggiore consapevolezza e l’ansietà di voler evitare situazioni in cui si possono verificare i fattori scatenanti. E, soprattutto, entrambi i disturbi causano disagio clinicamente significativo o compromissione di aree importanti come quella sociale, lavorativa, o di altro tipo di funzionamento, o in qualche modo che mettere in pericolo la capacità dell’individuo di eseguire compiti fondamentali.

Se la misofonia non è OCD, PTSD o una fobia, di cosa si tratta esattamente? Si tratta di un disturbo d’ansia? Sulla base di una profonda revisione del DSM IV-TR, non è un disturbo d’ansia. Può essere che l’ansia sia una condizione di co-morbidità o che anche si verifica, ma separatamente. Non c’è dubbio che l’ansia sia un compagno di letto vicino, un effetto derivante come reazione o risultato della malattia stessa. L’ansia è associata perché si evitino situazioni e persone allineate con i fattori scatenanti. Molti malati riportano una sensazione di ansia in situazioni in cui potrebbe verificarsi un innesco.

Per quanto riguarda i farmaci per l’ansia, gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), è stato dimostrato che sono tra i farmaci più tollerati. Questa classe di farmaci comprende la fluoxetina (Prozac), fluvoxamina (Luvox), citalopram (Celexa), escitalopram (Lexapro), paroxetina (Paxil), e sertralina (Zoloft). Essi sono anche efficaci per i disturbi di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo, il PTSD, il disturbo d’ansia sociale, e il GAD. Tuttavia, i farmaci utilizzati con successo sui disturbi d’ansia non sono efficaci per mitigare gli impatti degli inneschi e non vi è alcuna prova che SSRI siano cure palliative.

Ad ogni modo, i media hanno giocato un ruolo importante nel sbagliare le diagnosi o fare diagnosi impropriate della sindrome, senza prove fondate. Nell’estate del 2010, il guru televisivo e dei media, il Dott. Phil, ha condotto una breve intervista sulla “sensibilità sonora” sul suo programma “Am I the only One?” (trad. “Sono l’unico?”). Ha detto alla donna che descrive la sua avversione ai suoni:

“È una risposta di ansia. Non è strano; del suono possiamo sapere qualcosa e se si decide di concentrarsi su di essa non si ha alcun controllo su di essa stessa. L’ansia si attiva quando ci sentiamo fuori controllo. Si sta per avere a che fare con la propria reazione. In presenza di questi stimoli è necessario imparare a calmare se stessi. È molto fattibile con la desensibilizzazione sistematica là dove si ha la possibilità di avere un controllo straordinario in presenza di questi stimoli”.

In aggiunta ad una diagnosi errata, l’erronea assume che la sensibilità al suono è un tipo di fobia. “Anche se alcune persone sono paralizzate dalla paura per tutta la vita, il tempo tipico necessario per trattare ed eliminare una fobia è inferiore a 100 ore. La vostra paura può non aver niente a che fare con lo stimolo che accelera il tuo battito cardiaco, in modo da poter lentamente imparare a confrontarsi con esso e superare la fobia.

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Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un disturbo ossessivo-compulsivo (OCD)?

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CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? –Si tratta di un disturbo ossessivo-compulsivo (OCD)?

L’OCD in genere si manifesta come una serie di pensieri intrusivi di elaborate immagini (ossessioni). Questi sono accompagnati da comportamenti ritualizzati segreti (compulsioni) che gli individui si sentono in dovere di eseguire. I criteri del DSM IV-TR per gli stati OCD riconoscono che:

  • Ad un certo punto durante il corso della malattia, la persona ha riconosciuto che le ossessioni o compulsioni sono eccessive o irragionevoli.
  • Le ossessioni o compulsioni causano disagio marcato, occupano più di un’ora al giorno, o interferiscono significativamente con la routine della persona, la sua occupazione, o le sue normali attività sociali.
  • Se c’è un altro disturbo dell’Asse I, l’uso di sostanze, o una condizione medica generale nel presente, il contenuto dell’ossessione o costrizione non è limitato ad esso.

Le Ossessioni elencate nei Criteri per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del DSM IV-TR sono:

  • Pensieri ricorrenti e persistenti, impulsi o immagini che vengono vissuti come intrusivi o inappropriati, provocando ansia o disagio.
  • I pensieri, impulsi o immagini non sono semplicemente eccessive preoccupazioni circa i problemi della vita reale.
  • La persona tenta di ignorare o sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni.
  • La persona riconosce che i pensieri ossessivi, gli impulsi o immagini sono un prodotto della propria mente.

Le Compulsioni elencate nei Criteri per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo del DSM IV-TR sono:

  •   Comportamenti ripetitivi o atti mentali che la persona si sente di mettere in atto in risposta ad un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate in modo rigido.
  • I comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre il disagio o a prevenire alcuni eventi o situazioni temute.
  • Questi comportamenti o azioni mentali non sono collegate in modo realistico con ciò che sono designate a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessive.

Il fattore principale che distingue l’OCD dalla misofonia è che le ossessioni e compulsioni possono e esistere senza stimoli esterni (o situazioni ambientali) per far scattare i pensieri.

Invece, nella “Rabbia per il suono” una risposta di rabbia richiede un fattore di innesco. Infatti, la “Rabbia per il suono”, o misofonia, si basa sulla reazione agli stimoli esterni.

Tuttavia, le persone con la misofonia vengono diagnosticate come se avessero l’OCD, molto probabilmente perché la loro perseveranza (come ad esempio, l’impossibilità di cambiare idee su qualcosa) e la mancanza di controllo, l’ansia premonitrice associati al fattore di innesco, vengono erroneamente interpretati come ossessione.

Le risposte relative alla “Rabbia per il suono” possono sembrare come sostituti di “pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti pensieri” quando in realtà, il disturbo è una reazione immediata a uno stimolo. Basta pensare che qualcuno che mastica può causare ansia premonitoria, ma non suscitare la stessa rabbia / risposta fisica ed emotiva. Non ci sarebbe il bisogno disperato di scappare, perché non ci sarebbe nulla da cui allontanarsi.

I sofferenti di misofonia spendono una quantità eccessiva di tempo a difendersi e affrontare il fattore scatenante. Sono molto attenti all’ambiente in cui possono verificarsi i fattori di innesco. Questa attenzione si riferisce all’ipervigilanza, ovvero modo in cui il cervello si mantiene in allerta per un possibile pericolo o dolore. Tuttavia, in questo modo, molti misofonici e lettori, interpretano l’ipervigilanza come un comportamento di una persona ossessiva. I farmaci ansiolitici che aiutano a calmare l’OCD  non sembrano avere alcun effetto sulla  “Rabbia per il suono”.

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Pazienti

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di una fobia?

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CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? –Si tratta di una fobia?

Anche io ho questa fobia da circa 5 anni. NON ASPETTATE CHE MIGLIORI DA SOLA. IL PIU’ DELLE VOLTE NON ACCADRA’! Gente, non soffrite in silenzio! Sono stufo di persone che danno consigli del tipo “ignoralo” o “cavatela dalla situazione”. Non si può scappare da essa, sarà sempre lì!

I media e alcuni medici di salute mentale hanno etichettato la sindrome come fobia. Nel DSM IV – TR, i Criteri per la Fobia Specifica sono:

  • La paura persistente che è eccessiva o irragionevole, segnalata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o di una situazione specifica.
  • L’esposizione provoca ansia immediata, che può assumere la forma di un attacco di panico sensibile alla situazione.
  • I pazienti riconoscono che la paura è eccessiva o irragionevole.
  • I pazienti evitano la situazione fobica o sopportano altro con intensa ansia o disagio.
  • Il disagio nella situazione temuta interferisce significativamente con la routine della persona normale, il funzionamento lavorativo o attività o relazioni sociali.
  • Nelle persone di età inferiore ai 18 anni, la durata è di almeno 6 mesi.
  • La paura non è attribuibile in modo migliore ad un altro disturbo mentale.

Quando le persone descrivono il loro disturbo, l’unica parola che viene minimizzata o manca nel dialogo è la paura. La paura è il fulcro delle fobie. Ma le persone con la “misofonia” o la “Rabbia per i Suoni” hanno paura dei suoni della masticazione? Provano paura quando vedono una gamba oscillante? Quando sentono un forte odore sgradevole, identificano la paura come un sensazione diffusa immediata, o pensiero?

Una persona claustrofobica è terrorizzata di essere in piccoli spazi chiusi, la paura è specifica e definita. Come un claustrofobico si avvicina ad un ascensore, l’idea di entrarvi può indurgli la paura immediata. Con la misofonia, il pensiero di sentire un suono scatenante o di vedere un fattore di innesco non produce la paura. Quando in presenza di un innesco, la prima e più importante risposta emotiva è la rabbia. L’aspettativa di sentire / vedere un fattore di innesco non produce rabbia / risposta di odio, anche se può indurre ansia anticipatoria.

Le persone con fobie hanno una risposta fisiologica quando si confrontano con la loro fobia: panico. È stato detto che un attacco di panico è una delle esperienze più intensamente spaventose, sconvolgenti e scomode della vita di una persona e può richiedere giorni per riprendersi totalmente da esso. Molti di coloro che sperimentano un attacco di panico per la prima volta hanno paura di avere un attacco di cuore o un esaurimento nervoso.

A titolo di confronto, una persona che sente qualcuno masticare una gomma, avrà una risposta fisiologica associata all’identificazione di un pericolo: la fuga. E non appena il fattore di innesco è andato, c’è la risposta fisiologica schiacciante. Più significativa è l’inefficacia delle terapie della fobia sulla mitigazione della risposta autonoma a determinati stimoli scatenanti. Il trattamento della fobia comprende l’esposizione, che è una terapia inefficace per la “misofonia”. Infatti, l’esposizione può portare a reazioni negative estreme.

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GraphoMania

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un disturbo d’ansia?

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CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un disturbo d’ansia?

La parola ansia deriva dal latino anxius che a sua volta deriva da angere, col significato di tormento, soffocamento, angoscia. Si tratta di uno stato dell’essere contemporaneo, che comprende componenti fisiologiche e psicologiche. Queste componenti sono cognitive (del pensiero), comportamentali, somatiche (corporee, fisiche) ed emotive. I sintomi fisiologici più comuni includono cambiamenti nella temperatura corporea, come l’imprecare o avere brividi, nausea e aumento della frequenza cardiaca.

Sintomi cognitivi includono i pensiero “what-if” (trad. “e se…”, quindi di incertezza) o pensieri catastrofici – idee di cose cattive che potrebbero o non potrebbero accadere nel prossimo futuro. In generale, quando le persone dicono di sentirsi ansiose, stanno descrivendo un conglomerato di sentimenti, tra i quali preoccupazione, apprensione, inquietudine e terrore.

Provare ansia in sé e per sé non significa avere un disturbo. Le compagnie di assicurazione codificano l’ansia come un modo o uno stato dell’essere in contrapposizione a quello che viene definito come un disturbo. Lo considerano uno sgradevole, ma non necessariamente patologico, stato emotivo derivante da una percezione infondata o irrazionale di pericolo. Da alcuni, l’ansia è considerata una reazione normale agli imprevisti della vita. Ci sono scuole di pensiero secondo le quali una certa quantità ansia opera come motivatore, contribuendo a realizzare, o spostare verso la realizzazione, degli obiettivi.

Si tratta di un candidato per essere classificato come disturbo quando diventa travolgente e interferisce con la vita di tutti i giorni. I disturbi d’ansia sono stati esplicitamente definiti: come indicato nel DSM IV – TR, i disturbi d’ansia includono il Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD – Generalized Anxiety Disorder), il Disturbo d’Ansia Sociale (Social Anxiety Disorder, noto anche come Fobia Sociale), fobia specifica, disturbo di panico con o senza agorafobia, Disturbo Ossessivo-Compulsivo (OCD – Obsessive-Compulsive Disorder), Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD – Post-Traumatic Stress Disorder), ansia secondaria alla condizione medica, Disturbo Acuto da Stress (ASD – Acute Stress Disorder), e disturbo d’ansia indotta dalla sostanza. Giacchè a molti malati è stato mal diagnosticato d’avere una fobia e / o disturbo ossessivo compulsivo, o disturbo da stress post-traumatico, dare uno sguardo più da vicino a questi disturbi d’ansia classificati aiuterà a determinare se si approssimano o meno alla “misofonia”.

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Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

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IPSICO

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un disturbo neurologico?

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CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un disturbo neuronale?

La misofonia è una risposta emotiva appresa dalle condizioni ambientali o è una disfunzione neurologica? Sembra altamente improbabile che la risposta ai fattori scatenanti sia appresa. Dal punto di vista statistico, non è una coincidenza che disparate popolazioni abbiano le stesse caratteristiche della sindrome, come l’età di insorgenza, subitaneità di esordio, e l’incredibile risposta fisiologica di rabbia senza aggressività palese.

È la misofonia qualcosa che si ha dalla nascita? Nella loro ricerca sulla sindrome, i malati hanno tentato di analizzare le loro reazioni passo dopo passo e di unire le loro reazioni di rabbia a situazioni e dinamiche della loro infanzia, creando nuove storie rispetto a quello che era. Queste storie raramente aiutano a superare i sintomi e raramente creano strategie efficaci per affrontare il dolore e la sofferenza. Esse non sono favorevoli alla creazione di nuovi modi di comunicare esigenze o nuovi modi di concepire la malattia. Quello che queste analisi forniscono, tuttavia, è uno spaccato dell’ambiente emotivo in cui chi soffre ha avuto la prima l’insorgenza dei sintomi. Potrebbe anche essere che un ambiente tumultuoso e duro abbia creato i fattori di stress che ha accelerato l’insorgenza.

Esiste una forte possibilità che vi sia un componente ereditaria alla malattia, cioè una persona nasce con il corredo genetico per manifestare il disturbo. Attualmente, non esistono dati per indicare o meno la presenza del disordine nelle famiglie. Tuttavia, sulla base di testimonianze e comunicazione personale, sembra che ci sia un sottogruppo di malati che hanno familiari con la stessa condizione.

Mentre la predisposizione per il disturbo è più probabilmente presente dalla nascita, la sua insorgenza è determinata da una combinazione di fattori genetici ed ambientali. I fattori ambientali come lo stress eccessivo possono precipitare la catena di eventi che portano alla comparsa del disturbo. Molti malati segnalano disfunzioni e stress nei loro ambienti di casa della loro infanzia. D’altro canto, può essere che la malattia sia latente, ovvero è geneticamente determinata alla nascita e si manifesterà indipendentemente da fattori esterni o ambientali.

Se una persona ha questa sensibilità dalla nascita, perché non compare fino alla tarda infanzia? Come altri disturbi neurologici che hanno un esordio nell’infanzia o nell’adolescenza, come la Sindrome di Tourette, non si manifesta prima che il cervello abbia subito alcune modifiche.

Quali sono questi cambiamenti? Al momento, non ci sono studi sulla misofonia e quindi non esistono studi di sorta sulla sua eziologia o causa. Un esordio che non si verifica alla nascita suggerisce che ci sono eventi di sviluppo che devono verificarsi prima della comparsa del primo sintomo. Questi sviluppi possono essere neurochimici (una variazione chimica del cervello) o neurobiologici (un cambiamento nel sistema nervoso).

Si potrebbe ipotizzare che c’è una disfunzione nello sviluppo dei processi neurali, il cablaggio di una struttura del cervello. Il cervello subisce cambiamenti per tutta la vita. Uno dei periodo di rapidi cambiamenti è nel corso dell’adolescenza, quando vi è una forte riduzione del numero di sinapsi. Questa riduzione è pensata per essere una “potatura”.
Connessioni sinaptiche inutilizzate vengono rimosse, lasciando presumibilmente un cervello che funziona più velocemente e più efficientemente. Ampie regioni corticali sono attivate nei bambini più piccoli e la “potatura” potrebbe consentire le reazioni agli stimoli per diventare più selettivi. Di età compresa tra i 7 e i 16 anni, ci sono anche altri cambiamenti. Ci sono gli aumenti di sviluppo in termini di connettività della corteccia prefrontale nell’amigdala, alterazioni dell’attivazione dell’amigdala, e cambiamenti nell’elaborazione degli stimoli emotivi e stressanti.

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FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
GoSalute

di Monia De Tommaso

Misofonia: si tratta di un disturbo mentale?

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CAPITOLO 5: Qual è la diagnosi? – Si tratta di un disturbo mentale?

La classificazione dei disturbi mentali è conosciuta come nosologia psichiatrica e tassonomia. Attualmente, ci sono due sistemi ampiamente consolidati per la classificazione dei disturbi mentali: la Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-10) della World Health Organization (trad. Organizzazione Mondiale della Sanità), Capitolo V e il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV-TR), IV edizione, dell’American Psychiatric Association (APA).

Sconosciuto e senza nome, lo studio sulla “Rabbia per il suono” (Sound-Rage) o “misofonia” è ancora agli esordi. Come altre sindromi prima di essa, vi è un’evoluzione della scoperta nata da un processo di descrizione, ipotesi, prova e verifica. Il DSM-IV-TR definisce un disturbo mentale come “una sindrome comportamentale o psicologica clinicamente significativa o un modello che si verifica in un individuo e che è associata con il presente disagio (un doloroso sintomo) o disabilità (invalidità in una o più importanti aree di funzionamento ) o con un aumento significativo del rischio di soffrire maggiormente la morte, il dolore o la disabilità. In base a questa definizione, la misofonia è un disturbo mentale.

Si tratta di un disturbo mentale che nasce da una disfunzione fisiologica o neurologica? È la rabbia una risposta appresa o è una reazione che derivata da un malfunzionamento del cervello? O è una malattia neurologica con disturbi psicologici concomitanti? La Sindrome di Tourette (TS) fornisce una storia interessante, con aspetti che sono sorprendentemente simili e può aiutare a mettere in prospettiva come l’informazione sia la chiave per la diagnosi, la prognosi e, in ultima analisi, le terapie appropriate.

La TS è un malattia neurologica trasmessa geneticamente. Mentre il suo esatto impatto sulla popolazione mondiale non è nota, si stima ne siano colpite tra 100.000 e 300.000 persone nei soli Stati Uniti. L’esordio tende ad essere brusco – per esempio, i tic vocali iniziano dal nulla – e di solito inizia con semplici tic che progrediscono diventando sempre più complessi attraverso il tempo. L’esordio avviene all’età di tredici anni, con un’età minima media di circa nove anni. Essa è caratterizzata da tic vocali – grugniti, “latrati”, e altri suoni involontari – e tic motori, come smorfie del viso, battiti di palpebre, movimenti della mano e sobbalzi della spalla. Ci sono alcuni episodi di sputi e di ecolalia e, raramente coprolalia (imprecazioni esplosive involontarie.

La patologia della TS non è ben compresa, ma lo studio scientifico ha scoperto due anomalie neurologiche e chimiche. È opinione diffusa che ci sono anomalie neurochimiche nel cervello, a livello della neurotrasmissione della dopamina che gioca un ruolo importante e anomalie nel circuito dei gangli della base del cervello. L’attuale concettualizzazione della sindrome si concentra su come sia una malattia neurologica con problemi psichiatrici comuni sulla base di studi genetici familiari.

Problemi psichiatrici concomitanti includono il Disturbo da Deficit dell’Attenzione (ADD), il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (OCD), e il Disturbo Oppositivo Provocatorio (ODD). Mentre si è dimostrato difficile individuare le varianti genetiche che contribuiscono alla suscettibilità nella TS, la ricerca ha trovato circuiti neurali, i gangli cortico-frontali basali, che collegano la TS all’OCD.

Farmacologicamente, c’è una varietà di farmaci che modulano i tic. L’Intervento Completo Comportamentale per Tic (CBIT) è una tecnica terapeutica che combina elementi di formazione all’inversione di abitudini con interventi comportamentali basati su interventi comportamentali e psicoeducazione. Tuttavia, nonostante lo stato attuale delle conoscenze, persone in tutto il mondo sono ancora mal diagnosticate come sofferenti di abitudini nervose o accusate di voler egocentricamente richiamare l’attenzione.

Il primo caso riportato nella letteratura medica risale al 1825 e descriveva una nobildonna marchesa di Dampierre con sintomi di coprolalia. Sessanta anni dopo, il dottor George Gilles de la Tourette descrisse nove pazienti con la “maladie des tic” (trad. malattia dei tic). Nei successivi ottanta anni o giù di lì, la gente ha continuato a credere che i comportamenti quali latrare, annusare, battere freneticamente gli occhi e diversi movimenti motori ripetitivi fossero psicologici. Attribuirono la TS a cose come l’ansia psichica vilenta improvvisa, traumi, alcolismo, e lesioni cerebrali.

Alla metà del 1900, i teorici hanno continuato a credere che la TS fosse psicogena, cioè, avesse una causa psicologica, piuttosto che fisica, basata principalmente su inferenze sul comportamento piuttosto che su prove empiriche. Analizzando il comportamento piuttosto che la neurobiologia sottostante, i tic sono stati visti come espressioni di conflitti emotivi. Sembrava logico e ragionevole teorizzare che se una persona cominciasse ad “abbaiare” o fare rumori divertenti che esprimevano rabbia verso le persone intorno a loro. Se uno studente manifestava tic motori in classe, erano considerati frustrati, aggressivi repressi, e/o insicuri.

Già nel 1948 ed ancora nel 1961, molti psichiatri teorizzarono che la Sindrome di Tourette fosse una risposta ad almeno un genitore autoritario e un’espressione contro l’autorità. Nel 1960, sono stati scoperti farmaci chiamati neurolettici, efficaci nel trattamento degli aspetti motori, e questo richiamò l’attenzione da una causa psicologica ad una causa biologica riguardante il sistema nervoso centrale.

La storia di Tourette dimostra la progressione della genesi del problema da un disturbo psicologico ad uno biologico. Inoltre illustra appropriatamente la facilità e il pericolo di ascrivere spiegazioni psicologiche in assenza di dati neurologici. Una volta si pensava che i bambini con la sindrome di Tourette che “abbaiavano” esprimessero un’aggressione, mentre vocalmente manifestassero la loro ostilità. Sarebbe molto facile creare spiegazioni simili o storie che soddisferebbero logicamente le risposte osservate di rabbia a determinati stimoli.

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FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
MiScoppiaLaTesta.it

di Monia De Tommaso