Misofonia: limitazioni sulla scienza del cervello

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CAPITOLO 7: L’innesco del cervello – Limitazioni sulla scienza del cervello

Quando sentiamo qualcuno mangiare la minestra, la risposta fisiologica comportamentale di fuggire  emergere prima della sensazione emotiva di rabbia? Le sensazioni emotive nascono prima, dopo, o durante i pensieri associati ai fattori scatenanti? Cosa viene prima, una gamma attivata di risposte viscerali e comportamentali o l’esperienza cosciente emotiva?

Dal punto di vista neurologico, i neuroni nel centro dell’abilitazione emotiva (amigdala), e il sistema di elaborazione delle informazioni della corteccia cerebrale, spesso sono coinvolti in rappresentazioni. Un singolo neurone può codificare più variabili cognitive ed emotive. Questo rende le reazioni di separazione, i pensieri e i sentimenti estremamente difficili. E rende lo studio di laboratorio del rapporto tra pensieri, emozioni e risposte comportamentali altrettanto difficili.
Il dibattito su come il pensiero influenzi le emozioni e come le emozioni abbiano un impatto sul pensiero è ancora in corso. Per aggirare questo dibattito, i neuroscienziati spesso descrivono

la cognizione e l’emozione come processi separabili, attuati da diverse regioni del cervello. Nello studio dell’emozione, gli scienziati misurano risposte emotive agli stimoli lungo due assi: la valenza (piacevole contro quella spiacevole o positiva contro quella negativa) e l’intensità (livello di eccitazione). Si tratta di un modo, ma limitato, per identificare e caratterizzare i circuiti neurali responsabili per gli aspetti specifici di espressione emotiva e di regolazione.

In studi con soggetti umani, i neuroscienziati eludono il dibattito sul pensiero contro l’emozione definendo operativamente un aspetto particolare dell’emozione (vale a dire, la definizione di una particolare metrica e limitando lo studio per la valutazione di tale metrica specifica); poi utilizzano una caratterizzazione comportamentale o fisiologica specifica per studiare le basi neurali del processo emotivo. Ad esempio, per studiare la rabbia, i neuroscienziati prima operativamente definiscono la rabbia. Poi creano una situazione molto particolare da cui si spera di stimolare o suscitare la rabbia, come ad esempio mostrando volti arrabbiati o pungere con uno spillo un dito dei soggetti analizzati. Si guardano i cervelli dei soggetti e si registrano le aree che risultano accese.

I ricercatori creano simulazioni di eventi per suscitare emozioni di base, dal momento che è virtualmente impossibile risposte emotive autentiche che sono generate in situazioni del mondo reale. Queste simulazioni artificiali sono spesso accompagnate da un piccolo campione. La validità e la legittimità nel generalizzare i risultati a una popolazione complessiva è discutibile, in particolare alla luce delle limitazioni delle condizioni di ricerca, che non creano risposte emotive adeguate vere e proprie.

Per leggere gli altri capitoli del libro della dott.ssa Krauthamer clicca qui.

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Sound-Rage: A Primer of the Neurobiology and Psychology of a Little Known Anger Disorder

FONTE DELL’IMMAGINE:
Filosofiprecari.it

di Monia De Tommaso

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