La musicoterapia come trattamento della misofonia [Parte I]

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Oggi vi proponiamo un argomento interessante, che in molti sottovalutano o non conoscono, e che potrete considerare come un suggerimento di possibile trattamento della misofonia.

Avete mai sentito parlare di musicoterapia?
Si definisce musicoterapia quella tecnica che utilizza la musica come strumento terapeutico, grazie ad un impiego razionale dell’elemento sonoro, allo scopo di promuovere il benessere dell’intera persona, corpo, mente, e spirito.
Con l’aiuto del terapeuta, essa permette di comunicare attraverso un codice alternativo rispetto a quello verbale partendo dal principio dell’ISO (identità sonora individuale) che utilizza il suono, la musica, il movimento per aprire canali di comunicazione ed una finestra nel mondo interno dell’individuo. Dal punto di vista terapeutico essa diviene attiva stimolazione multisensoriale, relazionale, emozionale e cognitiva, impiegata in diverse problematiche come prevenzione, riabilitazione e sostegno al fine di ottenere una maggiore integrazione sul piano intrapersonale ed interpersonale, un migliore equilibrio e armonia psico-fisica.

Molti studi hanno dimostrato il duplice effetto psicoterapico della musica sia nell’ambito fisiologico che psichico. La musica evoca sensazioni, stati d’animo, può far scattare meccanismi inconsci, aiuta a rafforzare l’io e serve da ponte tra il conscio e l’inconscio. Può aiutare a sbloccare repressioni e resistenze permettendo agli impulsi ed ai complessi che producono conflitti e disturbi neuro-psichici di affiorare a livello di coscienza, anche attraverso il processo catartico (tensione-liberazione). Invia segnali al cervello ed in particolare al sistema limbico, la zona cerebrale detentrice dei più arcani sentimenti e istinti posseduti dall’uomo riguardo ad una filogenesi evolutiva di tutto il sistema nervoso centrale.

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La musica sembra essere l’unica funzione superiore dell’encefalo, che direttamente coinvolge in ugual misura l’emisfero destro e l’emisfero sinistro.
È chiaro che si può usare la musica per catturare l’attenzione, stabilire un dialogo e quindi ancora condurre la persona ad un obiettivo voluto. In questa ottica le tecniche psicomusicali, offrono un mezzo di espressione e comunicazione complementare.
Attraverso la terapia musicale vengono messe in gioco le abitudini, i significati palesi e inconsapevoli, le aspirazioni, i problemi vivi e angoscianti, la ricerca di significati che vanno al di là dell’apparente infantilità di certi testi, rendendo l’esperienza sonoro-musicale molto meno banale di quanto possa apparire a prima vista e di notevole valore se affrontata correttamente.

La musica dal punto di vista terapeutico, diviene attiva stimolazione multisensoriale, cognitiva, relazionale, emozionale, impiegata come prevenzione, sostegno e recupero. Essa può offrire nei casi in cui l’ascolto viene integrato dalla partecipazione attiva del corpo (ritmare, sonorizzare, muoversi ritmicamente, cantare etc.), un momento valido per riorganizzare le condotte relazionali ed il lavoro terapeutico consiste nella attivazione-riattivazione delle abilità personali e delle capacità espressive e relazionali mediante setting organizzati secondo il metodo socio-psico-educazionale che consentono da un lato la possibilità di osservazione valutativa, d’altro canto pongono gli agenti in condizione favorevole alla espressione immaginativa, alla comunicazione, alla partecipazione emotiva dell’evento.
L’intervento riabilitativo è efficace sia nel bambino che nell’adulto. Se il paziente è un bambino si comincia a costruire insieme a lui una comunicazione sonora non ancora influenzata da successive esperienze ritmico-musicali; mentre nell’adulto bisogna eseguire un’azione regressiva volta a recuperare una storia corporeo – sensoriale passata. Ogni essere umano ha dentro di sé una identità sonora (ISO), in quanto vi è l’esistenza di un suono o di un insieme di suoni che lo caratterizzano e lo individualizzano. Questi sono rappresentati dagli archetipi sonori ereditati geneticamente a cui si aggiungono l’esperienza sonoro-vibrazionale e di movimento durante la vita intrauterina, e più tardi si arricchisce con le esperienze vissute durante il parto, con di seguito il resto della vita.

Passiamo ora ad analizzare il trattamento di musicoterapia. Esso è strutturato in incontri settimanali a seconda delle esigenze del paziente. Le sedute possono essere: individuali o di gruppo della durata di circa 60 minuti ognuno. Alcuni dei campi applicativi del trattamento musicoterapico sono:

1. Disturbi emotivi del bambino e dell’adulto (ansia, depressione, disturbi da attacchi di panico, insonnia);
2. Disturbi relazionali del bambino e dell’adulto;
3. Corso di preparazione al parto;
4. Disturbi mentali (nevrosi, psicosi ed altre malattie psicosomatiche del bambino e dell’adulto, anoressia);
5. Handicap psichico, psichico, fisico e sensoriale;
6. Disturbi del linguaggio e deficit uditivi;
7. Esiti di coma;
8. Patologie neurologiche (ictus, morbo di Parkinson etc…) ;
9. Senescenza;
10. Senescenza patologica (demenza senile, morbo di Alzhaimer, disturbi relazionali dell’anziano).

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Gli obiettivi generali delle sedute di musicoterapia sono i seguenti:

1. Aprire canali di comunicazione (intrapsichici – extrapsichici);
2. Vincere le proprie paure, saper contenere ed orientare le emozioni e l’aggressività nel rapporto interpersonale, sviluppare la capacità di dominare impulsi irrazionali;
3. Canalizzare le ansie;
4. Stimolare l’espressione dei sentimenti per favorire la motivazione, la gratificazione e l’autostima;
5. Favorire la creatività;
6. Migliorare la socializzazione e l’interazione, incoraggiando al sorriso, al gusto di vivere, cercando di far vivere esperienze positive e gratificanti;
7. Abituare alla verifica, ad accettare le regole, riconoscendo le proprie capacità ed i propri limiti;
8. Stimolazione attiva e multisensoriale;
9. Sviluppo dell’espressione corporea;
10. Stimolo al contatto con la realtà, aprendo più canali di comunicazione: espressivi, affettivi, di percezione e di comprensione;
11. Stimolo del ricordo (Vissuto /identità);
12. Stimolo delle funzioni cognitive, attivando le capacità di base partendo da ciò che la persona oggetto e i terapia è in grado di fare: attenzione, concentrazione, percezione, osservazione, prontezza di riflessi, analisi e sintesi, valutazione, memoria, classificazione, senso cronologico, rapporto spazio-tempo;
13. Stimolo delle capacità sensoriali ed intellettive;
14. Migliorare le capacità ortofoniche del linguaggio attraverso attività di discriminazione prosodica, simbolico-gestuale e grafico-ritmica della parola;
15. Aiuto allo sviluppo psico-motorio, all’accettazione del proprio corpo, schema corporeo, del coordinamento oculo-audio-motorio, della manualità della prontezza dei riflessi, del controllo muscolare e del corretto coordinamento globale motorio.

Il trattamento viene quindi impostato attraverso le seguenti fasi:

1. Analisi ed osservazione del caso (valutazione della motivazione).
2. Raccolta dell’anamnesi, dati, ecc.;
3. Approfondimento diagnostico iniziale;
4. Compilazione anamnesi sonoro – musicale;
5. Elaborazione di un progetto di intervento dettagliato;
6. Verifiche periodiche tramite osservazione durante le attività, protocolli, colloqui con i parenti e responsabili.

Questa “scienza”, quindi, può aiutare in molti e diversi ambienti. Può rilassare le persone che non sono in grado di addormentarsi o soffrono di insonnia; ridurre i dolori, l’ansia e i livelli di tensione muscolare dei pazienti ricoverati per una condizione medica emergente; perfino arginare i problemi legati all’alimentazione, come ad esempio l’anoressia. Questi, tanto per citare, sono gli esempi più eclatanti legati all’utilizzo di cure fatte di musica.
Altro dato molto importante, è che la musicoterapia, non utilizzando farmaci, non è un rimedio invasino e, soprattutto, privo di effetti collaterali dettato dall’uso di medicinali.

Dunque la domanda che noi di Misofonia.com ci poniamo è la seguente: potrebbe la musicoterapia essere un trattamento alternativo (e forse sottovalutato) per la misofonia e da prendere in considerazione?

FONTE DELLE INFORMAZIONI:
Benessere.com

FONTI DELLE IMMAGINI:
GreenMe.it, MadridFree, LifeontheseaOnlus

di Monia De Tommaso

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